Cartari, Vincenzo; Pignoria, Lorenzo [Oth.]
Seconda Novissima Editione Delle Imagini De Gli Dei Delli Antichi Di Vicenzo Cartari Reggiano — Padua, 1626 [Cicognara, 4688]

Page: 373
DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/cartari1626/0415
License: Public Domain Mark Use / Order
0.5
1 cm
facsimile

- • hi
pukj
" :. ',..::c:: '



un

rfj



0*

• ' i i! di'01 ,
0' n

De gli Antichi

373

Me Tulli®.'

I&mmé due.

0#e prudenza fìa, non ha potm
^Alcuno la Fortuna, & il fuo nume
.F tutto Vano : ma noi /ciocchi, e slotti
Tur Vogtiam farla Dea, chabiti in Cielo •'
E Lattando parimente dice, chela Fortuna , non è altro, che m Lattatiti».
nome vano, che dimoerà il poco sapere de gli huomini,accordando-
si con Marco Tullio, il quale prima di lui haucua sratto, che fu intro-
dotto il nome della Fortuna per coprire la ignoranza humana,la qua-
le da colpa a costei di tutto ciò, ch'ella non sa renderne ragione. Ma
non meno si ingannarono gli antichi in questa, che ne gli altri Bei,8c
perciò la adorarono come Dea dispensatrice dì tutti i beni mondani:
e pensarono, che da. lei venisse ancora il male. Per la qnal cosa due
erano credutele Fortune, vna bona, l'altra ria , da quella veniuano 1
beni, & le feliciti, & da questa le disauenture tutte, e gli altri mali.
Onde viene , che hanno talhora alcuni fatta la Fortuna con due fac-
cie , r vna era bianca , che mostraua la buona, l'altra era negra, che
%nisicaua la cartina ; Et d Preneste , oue ella hebbe vn tempio .mol-
to celebrato per gli certi responfi, che quindi il riportauano , fu ado-
rata', secondo che riferisee Alessandro Napolitano, sotto la imagine
di duelòrelle. Et perla medesima ragione forsè anco Pindaro, co-
me riferisee Plutarco 3 la fece volgere due temoni con mano. Niente-
dimeno per lo più si tiene, che vna (blamente sia. la Fortuna, la quale
verro dipingendo secondo i vari) disegni iaseiatici da gli Scrittori, co-
minciando da quello, che mette Paulonia, oue scriue, che tra le me^
morie de gli antichi non si troua statoa alcuna della Fortuna più an-
tica di quella, che fece Bu palo architetto, e Tenitore eccellente a gli
Smirne!, gente della Grecia, in sorma di donna, che sui capo hauexia
vn polo, & con l'vna delle mani teneua il corno della copia. Moiìra-
ua questa statoa qua! fósse l'vfficio della Fortuna, che è dare, e torre
le ricchezze rappreièntate per Io corno di douitia, le quali cosè si ag-
girano del continuo, comesi aggira il Cielo intorno a i due poli. Èc
feannomostratoil mede-simo poisempre tutti quelli, li quali hanno
dipintola Fortuna, e ne hanno fatte statoe in qual si voglia modo,
volendoci dare ad intendere, ch'ella habbia il gouerno delle colè, di
qui giù, & che la possa dispensare come vuole. Il che si legge appres-
so di Lattando ancora,il quale deseriuc, che gli antichi fin/èro la For-
tuna con il corno della copia, & le posero a canto vn temone da na§ie,
come che a lei stesse il dare le ricchezze, & folle in iìia mano il gouer-
no dello feumane cole, & de i beni temporali, perche in quelli non si

Piti

darò.

iCìD-Q.

àéh coiz^s
loading ...