L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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MARY PITTALUGA

II Delacroix considera poi la distinzione fra due tipi d'artisti: il realista e l'immagi-
nativo. Il primo vuol rappresentare le cose quali sono, o quali sarebbero, s'egli non
esistesse: l'universo, senza lo spirito umano. Il secondo vuol rappresentare le cose con-
formemente al suo spirito, per proiettarne la luce su lo spirito degli altri: questi sol-
tanto è convinto che « il n'v a dans la nature ni ligne ni couleur » che « c'est l'homme
qui crée la ligne et la couleur. Ce sont deux abstractions qui tirent leur égale noblesse
d'une mème origine ».'

Del resto, « l'imitation est elle faite en vue de plaire à l'imagination, ou de satisfaire
simplement une sorte de conscience d'une singulière espèce, qui consiste, pour l'artiste,
à ètre contente de lui, quand il a copie, aussi exactement que possible, le modèlc qu'il
a sous les yeux?»J

La domanda è « retorica ».

Quando il Delacroix ha parlato de Vemftloi du modèle,1 si è rivelato ben coerente a
le sue teorie.

La sua esperienza gli ha insegnato che il modello è guida soltanto, e neppur vali-
dissima, per l'artista, il quale può, in esso, trovar facilitata l'esecuzione: niente più.
Da l'esame del suo passato, il Maestro deduce d'essersi sentito contento di sè, soltanto
il giorno in cui prese a trascurare i particolari, subordinando le composizioni a l'insieme:
« ce scrupule exclusif de ne montrer que ce qui se montre dans la nature, rendra tou-
jours le peintre plus froid que la nature, qu'il croit d'imiter » 4 — conclude che sol-
tanto un pittore molto intelligente, che saprebbe conseguir buoni effetti anche senza
modello, potrà, di fatto, servirsi felicemente del modello stesso. « Je fais cette obser-
vation en reyoyant les croquis faits à Nohant pour la Sainte Anne: le premier, fait
d'après nature, est insoppurtable, quand je revois le second, qui pourtant est presque le
calque du précédent, mais dans lequel mes intentions sont plus prononeées et les choses
inutiles eloignées ».5 Nel '56 egli dichiarerà che una de le cause di debolezza de ì'École
jrancaise deve ricercarsi ne l'abitudine di far prevalere lo studio del modello.su l'espres-
sione del sentimento dominante l'artista.

Ma v'ha di più.6

Esistono de le idee e de le sensazioni che la ragione non specifica, di cui, tuttavia,
non può non rendersi conto, se lo spirito vibri d'alta emozione. Esse, che sfuggono quasi
a la coscienza, e « que nous n'...entrevoyons qu'à travers un voile», sono, effettivamente,
più parte di noi che non quelle fissate da la ragione stessa. Ora, tale complesso di ele-
menti psichici, che il Pascal chiamò « cuore » in opposizione agli altri, definiti « ragione »,
come possono esprimersi?

Il Delacroix risponde: con la musica e con la pittura — e stabilisce l'essenziale distin-
zione fra il carattere di queste arti e quello de la letteratura.

Già ne le Variations du beau 7 aveva scritto: « On peut courir après les idées ingé-
gneuses à l'aide des fnots; mais dans les arts muets, comme la peinture ou la sculpture,
c'est une dépense en pure perte, si on se la permet en vue du beau, et elle prouve plutòt
l'impuissance du sculpteur ou du peintre à émouvoir par les moyens qui sont de son
domaine » — significava, così il romantico concetto che la pittura rifiuti l'espressione
definita d'un'idea logica o d'un sentimento preciso, esprimibili con le parole, non con
linee forme e colori.

1 Art romantique, pag. 18. 6 Cfr. Rosenthal, La Peinture romantique, Pa-

2 Journal, 1853, voi. II, pag. 158. ris, Fontemoing éd., pag. 204.

3 Journal, 1853, voi. II, pa. 238 e segg. f In Piron, E. D. Sa vie et ses ceavres, Paris,
+ Journal, 1853, voi II, pag. 239. 1865, pag. 359 e segg.

5 Journal, 1853, voi. II, pag. 241.
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