L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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ADOLFO VENTURI

Nessuna costruzione: il fondo a ondulazioni lente
e sformate, a festoni monotoni che si stendono
senza un accento da una parte all'altra della
scena; le figure sul davanti piantate nel terreno
come tanti piuoli, o meglio come tante canne che
dondolino al vento. Annoiati, gli eroi non sanno
come far passare quell'ora di parata: Lucio Si-
cinio giocherella col bastone, Leonida ringuaina
l'inutile spada, e invano Pericle tenta di ragio-
nare col malinconico Scipione, non occupato
d'altro che di tener delicatamente, con grazia
civettuola, tra la punta delle dita lo scettro,
come un arcangelo Gabriele il suo giglio. La

Fig. 7 — Perugino: La Natività nel Cambio a Perugia.
(Fot. Alinari).

forma è divenuta sempre più convenzionale:
sui corpi pesanti, arrotondati a caso, come chiusi
nel busto, cadono opportune le gonfie vesti a
mascherarne la povertà; e solo le svelte forme di
Orazio Coclite conservano qualche riflesso dell'an-
tica superficiale grazia. In compenso il pittore
si affanna a far belli i suoi eroi di veli annodati
intorno alle persone, e di elmi turriti e crestati,
i cui cimieri ramificano in cespi fioriti di ferro bat-
tuto. Il velo ondeggia mollemente intorno al
giaco dello spartano Leonida, come intorno alla
languida testa di una Madonna. Qua e là si nota
l'aiuto di Andrea d'Assisi, ad esempio nella lignea
Temperanza, nel vacillante Scipione e in Quin-
zio Cincinnato, entrambi con l'esagerazione del
tipo disanimato e stanco degli altri eroi, con le
gonfiature deturpatoci delle forme, con arabeschi
di velluto intagliati come entro il cartone. Ancor

più si vede il miserello Assisiate nell'altro affresco,
in quelle figure dalle testine rotonde e come at-
trappite, in quel Traiano, vestito di cartapesta,
mascherato da imperatore per burla con la cla-
mide a orli graffiti e la corona ad aculei sulla ma-
linconica testa idrocefala: fratellone della Mise-
ricordia camuffato da Ecce Homo. Ma Pier della
Pieve non era ancora arrivato all'ultimo gradino
della scala a precipitosa discesa. Tra la parete
d'entrata nella sala del Cambio e la parete di faccia
alle finestre è ancora un abbassamento rapido,

10 sfacelo completo dell'arte peruginesca: nella
Natività (fig. 7) il pittore, sempre intento a esu-
mar materiali dal suo vecchio magazzino arti-
stico, vuol ripetere la fuga d'arcate che aveva
messo a sfondo dulia scena nel trittico Albani,
nell'ancona di Sinigallia nella Deposizione del-
l'Accademia a Firenze. Ma l'antico mirabile equi-
librio delle grandi arcate sfuggenti verso il cielo
puro è scomparso: lo sfondo non appare più in
contrasto, per la sua limpidità abbagliante, col
grigio degli archi; e il colonnato, che prima si
costruiva entro lo spazio, manca di organismo;
la pietra dei pilastri è divenuta cartapesta, e
di cartapesta è l'involucro dei corpi. Incapace di
mantenere l'antica semplicità, il pittore cincischia
di candelabro, alla pinturicchiesca, le facce dei
pilastri. La simmetria è, come sempre, la sola,
legge della composizione di Pier della Pieve:

11 bambino vecchietto nel mezzo a terra; di qua
e di là Maria e Giuseppe in adorazione, e dietro
due pastori, il volto di uno de' quali è la copia
in piccolo del volto della Vergine; dietro ancora
uno zampognaro, così che il gruppo si compone
meccanicamente a pentagono: da un lato, fuor
dell'edificio, un pastore adorante, dall'altro, il bue
e il somaro.

Peggio ancora nella Trasfigurazione (fig. 8): la
vetta del Monte Tabor è un'ombra verde punteg-
giata di verde più scuro e destinata a far da vano
ai due apostoli seduti: Cristo appare entro una
gigantesca aureola a spicchio lasciando sporger
di qua e di là, ugualmente, le mani in simmetria.
I due profeti, mistici e rugiadosi, come gli Eroi,
adorano; e in terra, Giovanni si fa solecchio,
Pietro sembra colto da malore, Giacomo se ne
scappa carponi, strisciando sulle ginocchia, e ri-
volgendosi a guardar di lontano. L'arte del deli-
cato maestro è ormai ridotta a mestiere.

Per quanto anche gli affreschi con gli Eroi se-
gnino il decadimento dell'arte del Perugino, il
dissanguamento delle antiche forme, non è ancora,
in essi, il crollo della decrepitezza che si presenta
nella Natività e nella Trasfigurazione. Vedasi la
testa di Pericle nell'affresco con la Temperanza e
la Fortezza: è costruita di convenzione, sui vecchi
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