L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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i.5o

MARY PITTALUGA

* * *

II. Fu ripetuto più volte, ed è ormai risaputo, come, per la comprensione de le cir-
costanze, che permisero e determinarono il fatto artistico, e per la conseguente possibi-
lità di giudizio, non convenga isolare assolutamente l'uomo da le sue opere, tenendo
conto soltanto di queste: conoscere il carattere de l'artista, aver idea del suo modo di
pensare, e, per certi riguardi, saper de la sua vita giova a l'intelligenza de le opere
stesse (Croce).

Il Fromentin comprese ciò, e considerò « la vita degli affetti »' nei suoi maestri: con-
siderò l'artista come uomo, cioè, e ne le affezioni, e ne le abitudini, e ne le preferenze;
in quanto, insomma, non fu essenziale pratica d'arte.

Sul Rubens e sul Rembrandt, più che su gli altri, si trattenne, e sono di alto inte-
resse queste pagine, le quali, rivelando la preoccupazione tutta romantica del tempera-
mento de l'artista, assumono profondo significato critico.

Il Fromentin si chiede: « Rubens a-t-il bien usé de la vie? a-t-il bien mérité de son
pays, de son temps, de lui-mème? Il avait de facultés uniques: comment s'en est-il
servi? La destinée l'a comblée a-t-il jamais manqué à sa destinée? Dans cette grande vie,
si nette, si claire, si brillante, si aventureuse et cependant si limpide, si correcte en
ses plus étonnantes péripéties... découvrez vous une tache qui cause un regret? Il fut
heureux; fut-il ingrat? Il eut ses épreuves; fut-il jamais amer? Il aima beaucoup et vi-
vement; fut il oublieux? ».2

Il problema, così com'è impostato, è quasi essenzialmente problema psicologico:
ma esige, per la soluzione, conoscenza profonda de l'operosità artistica rubensiana, e
vasta capacità d'intuizione.

Il lettore vien condotto dinanzi al S. Giorgio, sovrastante il sepolcro del Maestro,
nel quale il' Maestro stesso, qualche anno prima de la fine, ritrasse ogni persona de la
famiglia.3 Ciò pare al critico, indipendentemente dagli alti pregi artistici, documento
importante: «... ses affections, ses amoiirs mortes, ses amours vivantes, ses regrets, ses
espérances, le passé, le présent, l'avenir de sa maison... » tutto è lì, glorificato nel tempo.
In tale glorificazione il Fromentin vede la prova de la vasta potenza affettiva del Rubens,
la quale si esplicò specialmente nel cerchio de la famiglia e de le amicizie, determinando
un complesso di svaghi, d'affetti e di doveri, « qui lui tiennent l'àme en repos et l'aident
à porter... le poid journalier d'un travail surhumain... ».4

Con compiacenza lo scrittore accenna, a larghi tratti, a le parti felici di quella vita:
il pictor fu bello, colto, potente, amico di re, ebbe due mogli care, e molti figli sani;
quasi non provò dolore, quasi non ebbe misteri, tranne l'immensa fecondità: le sue
opere sono millecinquecento: « Il se soulageait en créant des mondes » scrisse di lui il
Tayne: e il Fromentin corregge: soulager fa supporre una tensione, un eccesso — invece
il Rubens creava, come un albero crea i frutti, senza sforzo, nè dolore; die noctuque
incubando, secondo il motto.5 E anche altrove: « Il a tous les caractères du génie natif,
et d'abord le plus infaillible de tous, la spontanéité, le naturel imperturbable, en
quelque sorte l'inconscience de lui-mème, et certainement l'absence de toute critique ».6
A una simile convinzione circa l'incoscienza, quasi la fatalità, de le tendenze del fiam-
mingo, il Fromentin giunge suo malgrado.

Generalmente infatti par ch'egli sia convinto de l'opposto: che, cioè, senza facoltà

1 L'espressione è del Croce. Gir.
Ariosto, in Critica, 20 marzo 1918.

2 Mailres, pag. 124:

3 Maitres, pag. 120.

Lodovico Maitres, pag. 127-28.

5 Maitres, pag. 128.

6 Maitres, pag. 131.
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