L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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DE DIGNITÀ TE ARTIS MOMENTIS

{Continuazione e fine, vedi fascicolo p"ccedente)

Nelle Nozze Aldobrandino i nudi veduti da presso
fanno pensare a certa moderna pittura francese
per la mutazione dei valori plastici in colore, ese-
guita con bravura fredda e quasi sorprendente
rispetto alla poesia della scena.

Ma l'impressione complessiva permane di fu-
sione quasi leccata, perchè l'artista subordina
ancora la sua ricchezza cromatica al tema: e per
aver guardato le Nozze solo di lontano i neo-clas-
sici fornirono le loro imbellettate pitture.

Più liberamente s'operava nei soggetti meno
legati alla tradizione ellenistica: partiti decora-
tivi, natura morta.

Avveniva allora ciò che lamenta per l'appunto,
con precisione mirabile, Plinio: « quoniam ani-
morum imagines non sunt, neglegentur etiam
corporum ».*

La fórma, non più sorretta da ragioni ideali,
cadeva infranta dal colore.

Le pitture più antiche della casa Celimontana
mostrano qual divenisse la tradizione formale nel
regime della cromia pura.

Nulla diresti mutato, a prima vista: c'è svi-
luppo equilibrato di linee; rilievo, simmetria.
Ma guardando bene, vedi zone di vivo rosso stac-
carsi dai--fondi cinerei e vibrare sole: drappi scar-
latti inserirsi, come placche di smalto fra i tur-
chini e i viola: accordi privi di fusione, di poesia
luminosa, di sintesi.2

- Da questo punto la penuria dei monumenti
profani si fa ognor più grande, e il filone artistico
s'inabissa nelle catacombe, dov'è forza scendere,
chi voglia per leciti passaggi rigodere il giorno

1 Id., 1. e, XXXV 2.

2 Un dialogo riportato da Filostrato nella Vita di Apollonio
ci dà nettamente contrapposte la realtà e la teorica del
tempo.

« O Dami — inquit Apollonius — estne aliquid pictura? »
— « siquidem » respondit « veritas quoque aliquid est » —
« quid autem haec ars efficit ? » « colores —.inquit — tem-
perati quotquot sunt, caeruleos viridibus, et albos nigris,

rifratto in mille luci nella cupola del Battistero
di Ravenna.

E qui importa affermare due cose: che non v'e
soluzione tra la pittura pagana e la cristiana:
verità predicabile con la sentenza di Tertulliano
« omnes idolatria obstetrice nascimur »: e su cui
non insisto;

che l'arte delle catacombe, se bene frettolosa e
inferiore (posto che. esista quella pittura aulica
in cui crede il Richter), è pur sufficiente a segnare
il transito storico dalla pittura classica ai mosaici
del iv secolo.

Il giudizio evolutivo è altra cosa dal giudizio
di bellezza. Leggi psichiche e formali creano un
mezzo artistico entro cui fiorisce la bellezza come
la bontà e l'eroismo fra le necessità del vivere
umano.

A sapere quel che un'arte può, conviene stu-
diarla ne' suoi sommi : per sapere che vuole,
anche la testimonianza dei mediocri giova. Non
vogliamo soppesare tutto il ricolto, ma indagare
la natura vegetativa d'una stagione d'arte: se i
frutti mancano, servono le fronde e l'erbe.

Nel cantaro delle catacombe di Pretestato ride
la gioia di accostare i colori floridi, di intesserli
e mischiarli selvaggiamente.

La pennellata grassa ha molta sapienza formale,
ancora, ma non tanto si cerca la chiarezza della
forma, come gli estremi delle possibilità colori-
stiche.

Nella Samaritana (pure in Pretestato) la nota
rosso-papavero è di alto gusto e ardimento: anche
qui i lumi tendono a sovrapporsi, fioccati, all'og-

rubrosque pallidis » — « hos vero — inquit ille — qua de
caussa miscet? » non certe solum varietatis caussa, velut
mulicrculae ceris corpora fucantes ». Phil., Vita Apoll., II,
2i. Ed. Didot, p. 37-

E sottilmente sillogizzando secondo l'antica concezione
imitativa dell'arte, Apollonio conduce Damis a confessare che
frivola sarebbe la pittura se, trascurando l'imitazione, se
ne stesse contenta a comporre colori.
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