L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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VALERIO MARIANI

diciamolo pure, a pazzie, in quanto alle forme degli
edifizi, agli effetti della prospettiva...»: parole che
condannano, per bocca del « dotto conte Alga-
rotti » tutte insieme le « pazzie » delle meravi-
gliose scene bibienesche, e le « chimere » dell'ar-
chitettura barocca: sopravviene ormai il desiderio
delle « belle sagome all'antica» e tutto lo sforzo di-
namico della pittura scenica del sei e settecento si
spegne in un senso di ge'ida calma neoclassica avvi-
vata, se pure, da un incerto verismo: quel verismo
dell'Algarotti, per il quale il pittore, per ottenere il
fine dell'arte sua, che è l'inganno deve tenersi lon-
tano dal mescolare « il moderno con l'antico, il
nostrale col forestiero ». ma, d'altra parte, deve es-
sere idealista, deve imitare non ritrarre, «fingere
con la sua fantasia e rappresentare gli obbietti
anali esser dovrebbero ».

L'Orsini, insomma, per le sue idee sull'Arte non
aggiunge nulla di nuovo all'estetica dell'Algarotti
della quale si mostra entusiasta, nè la dimentica,
anche nei momenti di maggiore sincerità, come
quando parla delle scene dipinte dal pittore M. Cle-
rifons, che « ...tra i «moderni prospettici ha pen-
sieri sovrani, ed è felice in questo: di figurare luo-
ghi di mestizia rivestiti, ed altamente e molto no-
bilmente ha espresso il costume degli antichi se-
polcri così, mezzi diruti, quali alla nostra età ri-
masti ce li potremmo immaginare... e saviamente
fa ragione del chiaroscuro e del colorito, piuttosto
(uliginoso che di tinta bigia nell'innanzi.. tutto
spira mestizia senza noia, solitudine naturale, ma-
gnificenza necessaria, costume dicevole ad un luogo
che fu destinato per sepolcro ».'

Ma la mancanza di originalità nell'arte e nel-
l'estetica dell'Orsini è compensata dalla raffinata
critica ch'egli fa dei principali problemi pittorici.
La prospettiva aerea, i rapporti tra colore e colore,
la separazione dei colori puri e la conseguente «lu-
minosità » di masse nella pittura, il graduale smor-
zarsi dei colori nell'ombra pur restando luminosi:
sono questioni d'interesse vivo ch'egli si propone
in altrettanti « problemi » concisi e semplici e che
discute con innegabile acutezza.

Gli effetti del colore in rapporto alla distanza
costituiscono per il nostro autore il nòcciolo del
suo studio, essi gli appaiono subito d'importanza
capitale per la pittura di scena nella quale, inoltre,
la varietà delle luci artificiali crea sempre nuove
possibilità d'effetti illusionistici: « A dimostrare»
egli dice « quanto convenga fare al pittore di scene
sul punto del colorire per la notte... dico che la
forza del rilievo va intesa come quando si lavora
per opere da vedersi in lontananza e all'aria sco-

1 V. Le scene, ecc., pag. 32.

perla »' senza voler aumentare con scuri eccessivi
l'effetto della scena o risolvere semplicisticamente
la potenza cromatica della pittura « caricando nel
dipinto il chiaro e lo scuro con molta fierezza e
goffaggine, siccome rimiriamo praticarsi da' no-
stri pittori di dozzina i quali hanno l'abilità d'ab-
bagliare con la vivezza del colorito ».2 Egli dimo-
stra anzi un profondo amore per i lievi passaggi di
colore: « L'opera del saper modulare le tinte » scrive
« io l'assomiglio ad un bravo musico che sappia
ben modulare la voce, o l'abbia questo dono dalla
natura, o dalla forza dell'Arte». E questo alto con-
cetto che l'Orsini dimostra sempre d'avere della
pittura scenica in un tempo in cui, dopo il grande
nome di Ferdinando Bibiena, il campo della sce-
nografia s'affollò di mestieranti incogniti e • pit-
tori da dozzina » ci fa veramente pensare a lui come
ad uno dei pochi che, se mancò d'originalità e di
vero temperamento artistico, sentì ancora tutta la
dignità della sua arte.

A proposito della « degradazione » dei colori in
rapporto alla distanza, e cioè della « prospettiva
aerea », molte pagine dello scritto di Baldassarre
Orsini sono di grande importanza. Egli comincia
subito col definire in modo chiaro il fenomeno della
prospettiva dei colori per cui gli oggetti sembrano
allontanarsi dai nostri occhi non in rapporto alla
distanza reale, ma secondo il loro valore cromatico.

« Caricare le tinte » egli dice « intendo: quando si
aggravano o si crescono le parti del colore e si fa
che quelle parti che sono fuggenti diventino, con
lo scaricare le tinte, ancor più fuggenti e che quelle
parti che con vivezza si presentano innanzi con
maggior carico di tinte siano ancora esse caricate
con sproporzione rispetto alle fuggenti ».3 Ma, egli
si domanda, tra i vari colori quali hanno maggior
valore cromatico e quali minore? ed ecco, come co-
rollario, l'Orsini pone il problema « esaminare la
natura dei colori materiali prima di porsi a dipin-
gere una scena » e questo gli sembra indispensa-
bile perchè « senza la cognizione de' materiali
colori non vien fatto d'ottenere la degradazione»
cioè giusto degradare di tono, affinchè «tutto appa-
risca circondato dall'aria ». Egli vi insiste anzi,
come per una questione « di principio ». « Per que-
sto bisogna distinguere i colori che sono atti a ca-
ricare le tinte da quelli che le debbono scaricare,
perchè da queste operazioni contrarie ossia con-
trasto, ne seguono alla pittura i detti effetti, e so-

1 Le scene, ecc., pag. 7.

2 Le scene, id.

3 Per tutta la parte riguardante la «prospettiva aerea»
V. il Trattato di geometria, ecc., pag. 198, cap. V: « Dei
colori ».
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