L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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IL DUOMO DI FAENZA:

DOCUMENTI INEDITI

J73

eftecium abricandi et construendi unam porticam
piilchra:n ante portarvi diete ecclesie de lapidibus
calce et tegulis in ornamentimi ipsius ecclesie ».* Con
ogni probabilità questo protiro si stava fabbricando
da maestro Lapo; con altrettanta probabilità lo
stesso Lapo veniva alzando il chiostro o almeno
una parte di esso che conserva ancora capitelli del
Rinascimento. Tanto e vero che l'anno seguente,
il 17 novembre 1485, troviamo di nuovo il maestro
testimonio nel convento di S. Andrea: «Actum Fa-
ventie in monasterio frattura predicatorum Sanctj
Andree presente magistro Lapo picaprede de Floren-
tia »2 e ancora cieci anni dopo, il 20 agosto 1494, e
questa volta proprio dentro al chiostro: « Actum
Faventie Jn claustro Jnteriorj monasteri] Sanctj
Andree ordinis predicatorum de Faventia presente
magistro Lappo quondam pagnj alterius Lapj de
Florentia nunc habitatore Faventie in capella sancii
viialis ».3 Però, dopo dieci anni di attività protiro
e chiostro dovevano essere compiuti: ora maestro
Lapo è occupato nello scalpellar colonne per la li-
breria dei frati. Infatti, deliberandosi da questi il
3 dicembre 1493 intorno alla construenda libreria
e infermeria, « conclusum fuit et determinatum inter
palres Conventus quod magister lappus lathonus
Florentinus facere debeat columpnas decem prò pre-
dicto edificio pactis et Conven ionibus contentis in
quadam cedolla apud bursarium Conventus seu fra-
trem thomam faventinum ».*

Che cos'è questo lathonus? Parrebbe il cognome
del nostro; certo è che non ricompare in alcun altro
documento. Il lavoro della libreria dovette venire
rapidamente ultimato perchè già in un atto del
2 maggio 1495 il nome di maestro Lapo è unito a
quello della Cattedrale: « Guido olim Bittini de
marzano capette sancii salvatoris de Faventia no-
mine donni antonij Brunj Clerici Faventini de Bu-
scarolis locavit et dedit Ad Pensionem unam cameram
silam in canonicatu Sancti Petrj de Faventia Ma-
gistro Lappo Pagnj Fiorentino lapidicine Presenti
et conducenti Ad Pensionem Pro uno anno prò
Libris IIIJ Bononiensibus ».5

A quale scopo il lapicida fiorentino andò ad abi-
tare in una camera della Canonica di S. Pietro e
firmò l'affitto per un solo anno? Sorge spontanea

1 An h. Not. di Faenza, Atti di Francesco Maria Scar-
davi, voi. II, 1484, fol. 95 r.

2 Ivi, Atti del medes., voi. IV, 1485-j0, fol. 190 r.

3 Ivi, Atti del medes., voi. XX, 1494-20, fol. 69 r. La ci-
tazione del nome dell'avo non lascia alcun dubbio sull'iden-
tificazione del nostro scultore.

4 Biblioteca Comunale di Faenza, Liber Consiliorum Con-
ventus S. Andrcac, 1459-1614, fol. 26 v.

5 Arch. Not. di Faenza, Atti di Giovanni Evangelista Ron-
tana, voi. I, 1492-96, fol. 174 r.

l'idea che fin d'allora s'iniziasse l'attività di lui
nel massimo tempio faentino e che tutta la de-
corazione architettonica sia uscita dal suo abile
scalpello. Così, per opera di un fiorentino, si
compiva il capolavoro di Giuliano da Majano,
l'opera di più schietto carattere fiorentino che sia
in Romagna.

Questo maestro Lapo è, per la sua bella attività,
una figura molto interessante nella vita artistica
della cittadetta romagnola. Se avesse avuto una
lunga esistenza, avrebbe rinnovato tutta Faenza
nelle forme Rinascimento. Mentre inalzava il
chiostro di S. Andrea, cooperava alla decorazione
della chiesa ottagonale di S. Stefano, tuttora esi-
stente, quantunque non più ufficiata, e così pros-
sima alle forme quattrocentesche del Duomo. Il
maestro murario dovette essere certo Bernardo del
fu maestro Giovanni; ritengo che Lapo eseguisse
tutta la decorazione in pietra. Questo è facile de-
durre da un interessante atto di convenzione del
20 agosto 1495, col quale Carlo Mengari, noto pit-
tore faentino, e un altro pittore finora ignoto, Berto
di Severo da Barbiano, si impegnano di dipin-
gere tutto l'interno della chiesa di S. Stefano e, fra
altro, tutte le parti in rilievo decorativo. Dal con-
testo del rogito, troppo dettagliato per essere qui
riprodotto, si comprende che la chiesa non era an-
cora del tutto compiuta nella parte muraria: la
convenzione viene rogata entro la chiesa stessa
« presentibus Magistro lapo quondam Pagnj de Flo-
rentia Magistro Bernardo quondam Magistri Joannis
Muratore testibus

Lapo, che una testimonianza del 21 giugno 1500
dice più particolarmente di Fiesole,2 si sarà messo
attivamente attorno alla fabbrica del Duomo, perla
(]itale certo Giovanni Pritelli prometteva il 16 giu-
gno 1502 di consegnare 400 corbe di calce buona,3
ma non possediamo documenti diretti: i ricordi
seguenti di lui sono soltanto testimonianze e atti
di affari, come il pagamento di 25 lire effettuato
il 14 ottobre 1504,1 una testimonianza del 25 mag-

1 Ivi, Atti di Girolamo Montini, voi. XII, 1494-95
fol. 237 r.

2 Ivi, Atti di Francesco Maria Scardavi, voi. XXXVIII,
Testamenti, fol. 162 r.: « presente magistro Lapo quondam ma-
gistrj pagnj piccaprede /esulano habitatore Faventie in capella
sancti eutropij ». È ricordato anche in una testimonianza del
3 febbraio 1502. Ivi, Atti di Bartolomeo Torelli, voi. VII,
1496-1502, fol. 328 v.: «presente magistro lapo quondam pagnj
tapi de Florentia habitatore in capella sancti eutropij ».

3 Ivi, Atti di Silvestro Rondinini, voi. VII, 1502-04,
fo'. 83 v. della prima cartolatone.

4 Ivi, Atti del medes., istesso voi., fol. 183 v. della se-
conda cartolazione: « Domina pania quondam Bartolomei
tutrix filiorum quondam Evangeliste quondam michaelis for-
narij spante fuit confess i habuisse a magistro lapo tagliapreta
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