L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

Page: 259
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/arte1923/0281
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
COLTURA ED ARTE

259

della forma ricercata da Paolo di Dono nelle sue Battaglie, pur fra le variopinte campa-
nule, i fiocchi arricciati, l'immobilità araldica del tardo decorativismo gotico, e da lui
conquistata con tanto svilupparsi di cerchi nel magnifico monumento all'Acuto in Santa
Maria del Fiore.

Ma il solenne apparato di San Francesco d'Arezzo aggiungeva a questa « metricità »
essenziale la gioia e il timbro sonante del sole, cui aveva aperto gli occhi Domenico Vene-
ziano e additava così alla pittura veneziana la via del suo trionfo, mentre a Roma Melozzo
con diverso spirito se ne traeva ad esaltare la solenne fissità delle « personae » sacre, cam-
pate in esatti squadri ove la linea comprime l'energico scatto dei toscani nella severità
degli Apostoli o nel rattenuto bilanciarsi degli angeloni; mentre Lorenzo da Viterbo
svolge la grazia elastica e sorretta delle sue scene cittadine sulle pareti di S. Maria della
Verità; mentre il Perugino, madonnaio estatico, soffonde le isnellite figure d'uno sfumar
dolcissimo nei fondi verdazzurri, troppo memore della femminea grazia toscana, tutto
immobilizzando gracilmente nei suoi facili cartoni; mentre Luca Signorelli si fa un toscano
Melozzo negli angeli di Loreto, ma via via spegnendo in un sintetico plasticismo di bronzi
arsi il colore pierfrancescano, stilizza negli spessori profilati del metallo lo scattante spigolo
pollaiolesco, astraendo via via dall'acuminato delle forme i volumi netti e grevi: corsali,
coscie, teste ritonde, quasi che i fuggenti del Finimondo 0 i nudi della Risurrezione con-
servino la sommarietà scultorea dell'argilla di cui l'impastò la mano del Signore.

Per altre vie, estranee agli influssi teorici fiorentini 0 alla Scuola di Piero, ma traenti
ad un consenso estetico profondo, Antonello da Messina venia dal miniaturato natura-
lismo gotico ad una schematizzazione delle singolarità fisionomiche nei suoi ritratti, quasi
costruendo i volti, non diverso da Francesco Laurana, entro un ovoide perfetto, finché
nel 5. Sebastiano ricava dalla colonna recisa a piede l'intatto « tornito », del Santo
giovinetto, immettendo così uri modulo essenzialmente classico nel mondo arricciato e
rappreso del gotismo veneto lombardo, come già Piero nell'Emilia facea.

E tuttavia vediamo, a conferma della goticità della « linea » toscana, la frondosità ele-
gante d'un cavalleresco torneo di Matteo Maria Bojardo, propria al veronese Matteo de'
Pasti, ricongiungersi in S. Francesco di Rimini, attraverso i non compresi moduli alber-
tiani, con l'arabesco ondoso e botticelliano di Agostino di Duccio, che sventolai suoi ves-
silli di trite grazie angiolesche nella fronte di San Bernardino di Perugia.

Intanto Andrea Mantegna, arrotondando nel chiaroscuro e negli squadri severi degli
Eremitani l'artigliato indurirsi delle forme ingioiellate di colore e di elementi decorativi
proprie alle sue tavole sacre, senza pur anco spegnervi quel metallico che gli rimane nel
graffir del pennello e che si fìssa nei particolari architettonici, nei morioni, negli schinieri,
nella secchezza dei guerrieri a pena ricavati dall'archeologia umanistica padovana,
giunge ai colossi chiaroscurati di Mantova, e alle esperienze più sottili del monocromato
decorativo ricavato dai classici bassorilievi.

Intanto il Bramante, con spirito non lontano, inizia la maniera dei fregi monocromi
lombardi, esaltando nel bianco e nero la monumentalità di Melozzo. Intanto Filippino
Lippi, fìguratore di eleganze mondane, si prova a spegner l'intima goticità flessuosa nei
tipi romani di S. Maria Sopra Minerva, e li disegna come un tedesco farebbe, trascrivendo
il più pazzo sogno che un cavaliero del nord sognerebbe della romanità. Cimieri, calzari,
enne, edicole, statue, iscrizioni, orci, spade, decorazione: è una enciclopedia archeologica
intera! È il bric a brac dell'umanesimo, sciorinato in Santa Maria Novella!

Similmente il Perugino nel Cambio arriccia araldicamente i suoi profeti: eroi da
« Reali di Francia », pensando di vestirli delle fogge pagane.

È rotto il filo incantato che legava cristianità e umanesimo nelle forme di Piero
della Francesca e d'Antonello da Messina. L'estatica spiritualità dei mistici senesi e del-
l'Angelico s'era stremata, perchè nell'adorazione della ricchezza e della bellezza dell'« in-
dividuo », rinunciava ad ogni senso di riconoscenza cristiana.
loading ...