Bullettino archeologico Napoletano — N.S.7.1858-1859

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ballettino archeologico napolitano.
NUOVA SERIE
N.° 155. (5. dell’anno VII.) Novembre 1858.

Il mito di Frisso ed Elle, in un vaso dipinto.

Il mito di Frisso ed Elle, in un vaso dipinto.
Sono ben conosciute le mitiche narrazioni intorno
la famiglia del (ebano re Atamante figlio di Eolo. Ne-
fele. Ino, Temisto ricordano i tragici episodii di quella
casa, de’quali Frisso ed Elle, Learco e Melicerle fu-
rono soggetto ; e ne’quali Ino-Leucotea diviene una
marina divinità. Noi non intendiamo trattare tutte
queste favole tebanc, le quali avrebbero mestieri di
ampia esposizione ; ma solo vogliamo fermarci a di-
scorrerne, per quanto concerne strettamente il mito
di Frisso ed Elle, che ci si presenta in singoiar modo
nel vaso, che imprendemmo a dilucidare.
Atamante ebbe da Nefele due figli Frisso ed Elle.
Poi sposa Ino, e ne ha Learco e Melicerte. Ino im-
magina di perdere i due figli di Nefele, e perciò bru-
ciando il frumento destinato alla semina produce una
terribile carestia. Si manda a consultare il delfico o-
racolo: ed il messo, corrotto da Ino, riferisce che ces-
serebbe il flagello, quando il giovine Frisso fosse a
Giove immolalo. Allora Nefele interviene per la sal-
vezza del figlio, lo prende insieme con Elle, e dà loro
un ariete dall’ aureo vello , che aveva da Mercurio
ricevuto, sul quale si sottraggono con aereo viaggio.
Giunti al mare, eh’è tra il Sigeo ed il Chersoneso,
Elle precipita dall’alto e perisce nelle acque : onde
vénne a quel mare la denominazione di Ellesponto.
É questa in generale la narrazione , siccome vien ri-
ferita da Apollodoro (1,9,1), spogliata di alcune
particolari circostanze, delle quali avremo la occasione
di parlare nel seguito di questa nostra illustrazione (1).
(I) Vedi, sut mito di Frisso ed Elle, Van-Staveren ad Hygin. fab.
I p. 16 seg. ; i dotti Ercolanesi pitture tom. Ili, p. 23 segg. ;
Muller Orchomenos VII p. 156 seg. ed. Schneidewin ; Preller gr.
myth. tom. Il p. 209 segg. ; Gerhard gr. mythol. §. 687 tom.
II p. 57; eie.

Questo mito Beotico, ovvero Orcomenio, di Frisso
ed Elle risale ad epoca remotissima. Troviamo inO-
mero il nome di Ellesponto ('EkX^tTTropros ) (2): da
ciò senza dubbio si ha un certo argomento che fin
da’tempi delle omeriche poesie era divulgata l’av-
ventura della figliuola di Atamante, annegala in quello
stretto passaggio. Di falli Esiodo aveva dovuto trat-
tare l’intero mito, come può rilevarsi da parecchi
frammenti, che vi si riferiscono. Ora dice che l’arie-
te aveva aureo il vello (Eratoslh. calast. 19 ; Hygin.
poet. astr. XX p.463 Stav.): ora osserva che fu quel-
l’animale collocato fra gli astri (Schol. Germ. ad Arie-
lem v. 223 p. 110): ora finalmente racconta come
Fineo fosse stato accecalo, per avere indicalo a Frisso
la via della Scizia (Ilesiod. fragm.LlX). Per quest’ul-
timo fatto si citano le grandi Eoie: e probabilmente in
quell’opera erano le altre due notizie rammentate da
Eratostene e dallo Scoliaste di Germanico. E qui av-
verto che questi due scrittori ed Igino ripetono que’
fatti da Esiodo e da Ferecide. Così dice il primo:
'Hai'obos xcù Oìepsxtnfys sìp^xatri, ed il secondo: utHe-
siodus et Pherecydes dicunt: così pure Igino: quemHe-
siodus et Phercydes ait etc. Da ciò vogliamo dedurre
che il logografo citava Esiodo nelle sue narrazioni :
perciò vedesi congiunto a quell’ antichissime poeta ,
quasiché si dicesse Esiodo presso Ferecide', non altri-
menti che fu da noi sostenuto di Agia eDercillo, che
trovansi spesso congiuntamente nominati; per espri-
mere che Agia era citato sovente dal posteriore scrit-
tore Dercillo (vedi il mito di Ercole e le Amazzoni net
(2) Stefano Bizantino dice essersi così chiamato quello che di-
cevasi prima Borislene, v. Bopitfàév'qs. Esichioed altri sono di di-
versa opinione; vedi gli Ercolanesi, pitture tomo HI p. 23 n. 3.
’A9-api«VTzBos r/EXXas wop&jÀÒs è detto da Eschilo Persae v.
69 cf. v. 722; vedi pare Nonno Dionys. X, 98 e XXV, 441; Colulh.
rapt. Hel. 387; Tryph. aXwtf. 'IX. 218, etc.

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