Bullettino archeologico Napoletano — N.S.7.1858-1859

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BLLLEI’TINO ARCHEOLOGICO NAPOLITANO.
NUOVA SERIE
2V.° 172. (22. dell’ anno VII.) Luglio 1859.

Telefo ed Auge in Misia. — Funebre corrispondenza, in un graffilo di Pozzuoli. —La Fortuna ed i Lari o
Cerere ed i Penali, dipinto murale presso il Tifata.—Sludii Pompeiani—Caserma de' Gladiatori. Conti-
nuazione del n. 65.—Ercole e le Amazzoni, in vaso dipinto.

Telefo ed Auge in Misia.
I tragici antichi si occuparono frequentissima1^
mente del mito di Telefo e di Auge. Eschilo aveva
scritto due differenti tragedie intitolale una il Telefo,
e l’altra i Misi (Aesch. fragra, p. 246,247 Ahrens):
anche Sofocle scrisse una tragedia della medesima de-
nominazione i Misi, che forse è citata talvolta sotto
quella di Telefo (fr. p. 350 Ahrens). Ricordansi poi
F Auge di Euripide (fr. p. 678 Diibner) ; i Misi ed
il Telefo di Agatone (trag. fr. p. 57 Diibner); i Afm
di Nicomaco (ib. p. 101); ed il Telefo di lofonte
(ib. p. 76), e di Cleofonle (ib. p. 99). Non è distin-
tamente conosciuto il soggetto di tutte queste trage-
die; ma sembra probabile la opinione del dottissimo
NVelcker, che i Misi di Sofocle si riportassero al
riconoscimento di Telefo e di Auge nella Misia, se-
condo la narrazione riferita da Igino (Welcker gr.
Tragoed. p. 414 segg. : vedi pure il Iahn nell’ arch.
Zeitung del cav. Gerhard 1853 p. 147). Racconta
questo mitografo che Auge dopo essere stata scacciata
dal suo padre fu recata nella Misia,ed ivi adottata come
figlia dal re Teutrante (fab. XC1X). Soggiunge poi
che Telefo recossi ancor egli in Misia ; e che avendo
liberato quel re da Ida, che ne minacciava lo stato,
n ebbe in isposa la sua figlia di adozione. Auge prende
la spada per uccider Telefo; ma comparisce un enorme
dragone, ed ella getta il ferro, e tutto confessa allo
sposo. Telefo irritato alla sua volta cerca di dar morte
alla madre; ma Ercole interviene, succede il ricono-
scimento della madre e del figlio, e così svanisce
ogni pericolo di matricidio e d’incesto (fab. C). Non
si oppone a queste tradizioni Diodoro, quando narra
ANNO VII.

che Telefo fatto adulto va in Misia, ove riconosce la
madre e sposa Argiope figlia di Teutrante (lib. IV,
33,9); giacché 1’ essenziale di questa parte del mito
è il riconoscimento di Telefo già fatto adulto. A
questo medesimo fatto riportasi la narrazione alquanto
dissimile di Apollodoro, ove Telefo si porta nella
Misia in seguito di un oracolo, e riconosce Auge la
quale era tenuta in luogo di concubina dallo stesso
Teutrante (III, 9, 4 seg.).
Finora, per quanto è a nostra notizia, due soli
monumenti furono riferiti all’episodio, di che discor-
riamo. Sono questi due vasi uno del Gabinetto
Durand (n. 384), e l’altro del Reai museo di Berlino;
ne’quali si scorge un uomo barbato , che perseguita
colla spada nuda una donna ; ed innanzi a costei si
eleva un enorme dragone. 11 eh. de Witte ingegno-
samente vi riconobbe Telefo che insegue Auge, dopo
che ella confessò il suo micidiale pensiero, alla com-
parsa dello smisurato serpente (Calai. Dur. n. 384).
E sebbene l'Overbeck, in quanto al vaso di Berlino,
proponesse altra spiegazione, richiamando piuttosto
il mito di Peleo e Teli ( Galler. heroisch. Bildw. p.
176); pure il eh. Iahn pubblicando a confronto il
vaso Durand e quello di Berlino, ha fatto alcune im-
portanti osservazioni che dimostrano assai plausibile
la prima interpretazione dell’archeologo Belga (v.
1’ arch. Zeitung di Berlino 1853 tav. LX pag. 145
segg-).
A’ medesimi fatti senza dubbio si riferisce il vaso
dipinto, che noi pubblichiamo nella nostra tav. XII.
È questo proveniente da Armento , ed è posseduto
dal negoziante di antichità Sig. Barone. Il monumento
subì il fuoco del rogo, e dee perciò collocarsi nella
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