L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 2.1899

Seite: 370
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E. ROCCHI

Sulla fascia di culatta era, come d'ordinario, inciso il nome del gittatore : Anibal Bor-
gognone, e sul listello il peso in libbre ferraresi: N. 21020 (kg. 7254.632).

Questo cenno descrittivo e la riproduzione (fig. 2oa) del disegno della bocca da fuoco
(ad l/ì2 della grandezza del vero) valgono appena a dare un'idea degli alti pregi artistici
della suddetta colubrina, che è indubbiamente la più bella artiglieria che venisse fabbricata
in Italia in quell'aureo secolo di risorgimento delle arti, e che, per l'eleganza delle forme,
per la ricchezza degli ornamenti, per la purezza dello stile e per la finitezza del lavoro, non
ha pari in tutte quelle delle nazioni straniere, rappresentate nei disegni o conservate nei
Musei. Il duca Ercole e il maestro Annibale Borgognoni poterono per fermo andare superbi,
il primo di avere commesso, il secondo di avere fabbricato questa bellissima artiglieria,
che fu a Ferrara la colubrina regina, e in Italia e fuori la regina delle artiglierie di quel
tempo.

Sullo scorcio del passato secolo la colubrina Regina venne fatta in pezzi e venduta ad
un ramaio, il quale, postala nel forno, ne ritrasse tanti pani di bronzo per farne mercato. Tale
vandalismo trova soltanto riscontro in quanto avveniva in Roma al principio del medio evo,
quando si riducevano in pezzi le statue e i fregi marmorei che ornavano ancora i monu-
menti dell'antichità, sfuggiti alle distruzioni barbariche, per farne pietra di calce.

I due mezzi cannoni gittati da Annibale Borgognoni per Guidobaldo II, duca di Ur-
bino, quando nel 1565 venne da questo chiamato ne'suoi Stati per fabbricargli artiglierie,
sebbene non abbiano la ricchezza di ornamenti della Regina, non sono meno pregevoli,
tanto rispetto all'arte dei getti che alla storia delle artiglierie italiane nel secolo XVI. Nelle
due predette artiglierie sono molto ben sagomate tutte le modanature che formano le gioie
della culatta e della bocca, e che compiono i due rinforzi, nel secondo dei quali sono le
maniglie, composte ciascuna di due delfini che intrecciano le code. La culatta è ornata di
cinque foglie di quercia intrammezzate da ghiande, e una ghianda anche ne forma il fini-
mento e vi tiene luogo di codone o bottone. Sulla volata è lo stemma dei Rovereschi, con-
tornato dalla collana del Toson d'Oro e sormontato dall'impresa del duca Guidobaldo, tre
mele sur un piedistallo, e dalla corona ducale. Precede lo stemma l'iscrizione seguente:

GV . VB . II
VRB.DVX UH
MDLXV.

Sulla gioia della culatta è inciso il nome del maestro gittatore : Anibal. Borgognoji . I1.
Questi due mezzi cannoni, che nel 1625, di febbraio, erano ancora sui baluardi di Pe-
saro, 1 esistono tuttora, come si disse, e si conservano nel Museo nazionale di artiglieria.

II disegno che se ne riproduce è ad 1 /2l della grandezza del vero (fig. 2ia).

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Il rapido cenno dello svolgimento dell'arte del getto applicata alle artiglierie dalla
prima metà del secolo XIV, col vaso o mortaio mantovano, alla seconda metà del secolo XVI,
coi cannoni degli Alberghetti e dei Borgognoni, basta a dare un'idea della strada percorsa
e dell'eccellenza cui pervenne l'arte stessa presso di noi nel Cinquecento, quando per opera

1 In un inventario delle artiglierie dell'ultimo duca
d'Urbino, fatto il 24 di febbraio 1625, tra le bocche
da fuoco esistenti allora in Pesaro, sono notati : « Doi
mezi canoni di portata in bocca di 16.30 con l'arme
del Duca Guidobaldo et a piedi di esso le lettere del
medesimo nome, con li orecchioni e manichi di sopra

ornati di fogliami e con ghiande da piedi ».

Le artiglierie onde trattasi furono certamente get-
tate in Pesaro, nella cui rocca (come si rileva dal ci-
tato inventario del 1625^1 era la Fornace da fondare
le artiglierie con alcune sue pertinenze.
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