L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 5.1902

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ARTE CONTEMPORANEA

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giane, in cui la diversità della fìsonomia e del carattere si fonde insuperabilmente nell’espres-
sione di un medesimo sentimento di nausea e di stanchezza, che si distende su i volti avvizziti
e solcati da rughe precoci.

Alla sezione tedesca, la quale è rappresentata pure dai più bei nomi del gruppo di Ber-
lino e di quello dei secessionati di Monaco, sovrasta Max Klinger con quella sua produzione
così varia e pur così personale nella sua complessa e mirabile organicità che basta aver
veduto un sola volta le stampe del grande artista, per riconoscerle poi fra mille.

Ideale continuatore di una scuola nazionale che negli atteggiamenti psicologici della
stirpe trova la sua giustificazione e la sua originalità sempre potente e comunicativa, Max
Klinger alla magistrale evidenza della linea, con cui rammenta il Diirer, associa la sugge-
stiva espressione sentimentale onde nei quadri del Bòcklin, in un nuovo aspetto di moder-
nità, parve rivivere il mondo poetico della Metamorfosi di Ovidio, tutto quell’impeto di vita
ferina svolgentesi nei profondi gorghi del mare nell’oscurità delle foreste. Ma, nell’applica-
zione speciale, il Klinger sa piegare la fervida genialità dell’ingegno all’esigenza del sog-
getto, adattando l’ispirazione ai suoi scopi particolari così intimamente e così perfettamente
da riuscire allo stupendo equilibrio e alla grazia sempre nuova delle sue illustrazioni di pa-
gine musicali. Nobiltà di concezione e sicuro possesso di tutti i mezzi dell’arte, sincera ed
acuta visione della realtà e profonda forza idealizzatrice, sentimento dell’antichità e costante
capacità di trasformarsi e di rinnovarsi senza tradire le ragioni della propria originalità, sin-
tetica percezione del vero e facoltà di tradurlo in forme d’arte senza trascurare nessuno dei
particolari che giovino all’evidenza del soggetto, ecco le qualità che di ognuna delle stampe,
di ognuno dei disegni del Klinger fanno qualche cosa di cosi armonicamente compiuto che
il meglio non si potrebbe trovare in un quadro.

Troppe sono le manifestazioni che nella presente Esposizione di bianco e nero varrebbe
la pena di esaminare convenientemente, e troppe le considerazioni a cui un’attenta rivista
delle opere esposte nelle molte sale darebbe luogo, ma mi piace di conchiudere queste brevi
note, rammentando vicino ad un giovane, il quale già così gloriosamente si è affermato nel-
l’arte, il nome di un maestro, l’opera del quale è fatta tutta di un sano naturalismo pene-
trato di spiritualità. Intendo parlare di Alexandre Charpentier, il modellatore fine e gentile,
che presenta una serie numerosa di incisioni a striature rilevate, modernissime di espres-
sione e di una potente efficacia decorativa. Ma, pur dopo le sue incisioni, nelle quali la novità
della tecnica si associa arditamente alla felice freschezza della ispirazione, egli resta sempre
sopra tutto il grande artefice della placchetta e il poeta del basso rilievo. E le qualità ecce-
zionali della sua modellatura sapientissima, che compenetra la delicatezza dello Yencesse con
la genialità di Henry Auguste Patey e con la mirabile sicurezza di Michel Cazin, appaiono
visibili anche nei pochi rilievi su carta onde egli è rappresentato a Roma. Deliziosi cam-
pioni e squisite varietà di un’arte, nella quale gl’Italiani furono già insuperabili maestri e
che oggi hanno presso che dimenticata. Onde, anche per le sorti dell’arte nostra, è più vivo
il rimpianto che il nome di Alexandre Charpentier ispira.

Ma in questo rimpianto potrebbe anche essere il germe di un’idea nobile e feconda:
abbiamo fatto conoscere ai nostri artisti quali sono all’estero le condizioni delle arti sussi-
diarie della pittura; mostriamo loro anche ciò che si è fatto in quelle piccole, ma deliziose
manifestazioni della scultura che nell’ultima esposizione di Venezia suscitarono un successo
così schietto di curiosità e di ammirazione.

L’esempio, ad ogni modo, non andrà perduto.

Arduino Colasanti.
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