L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 5.1902

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IL “ LI BER CANONUM,, DELLA BIBLIOTECA VALL ICELLIANA

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colla Provenza, la Novalesa accettavano con ardore le forme calligrafiche della Scuola di
Tours: 1 in Milano, l’arcivescovo Angilberto II (824-860) chiamava, ad illuminationem suae
ecclesiae, alcuni monaci francesi che poi per breve tempo concesse a Ramberto vescovo
di Brescia, il quale ne lo aveva richiesto volendo fondare un nuovo convento;* 2 e il dominio
intellettuale della Francia sull’ Italia Superiore tutto si materiava in un mirabile capolavoro,
nell’altare di Sant’Ambrogio che lo stesso Angilberto faceva eseguire, prima dell’anno 835,
da maestro Wolvinio.

Un confronto colle sculture italiane del secolo nono esclude che l’artefice del paliotto
sia stato uno dei nostri ;3 la sua maniera si vedrà invece proseguita, con esagerazione delle
movenze nei corpi dinoccolati, con maggiore agitarsi dei panni, negli avori, nelle miniature
e nelle oreficerie lavorate dalla Scuola di Corbie durante l’ultimo periodo dell’ impero caro-
lingio:4 * prima di trasmodare in moti disordinati, in espressioni violente, l’arte di Francia
a noi donò quest’opera ove pare che un sereno spirito antico abbia mosso il martello del-
l’orafo, abbia composto lamine d’oro e d’argento, gemme e smalti in tutta armonia.

Presso a tale fulgido termine, qualche altro più umile segno resta ad indicare sin dove
fluì in Italia la veemente arte carolingia.

* * *

Nella biblioteca Vallicelliana di Roma trovasi, sotto la segnatura Cod. A-j, un prezioso
volume membranaceo, in-folio, di carte XVII-343, secondo la numerazione più recente, la
quale novera pure un fascicolo cartaceo (cc. I-XI) premesso al codice nel xvm secolo, ed
un quaderno di formato minore aggiunto in fine. Il manoscritto che costituisce il corpo
del volume manca di alcun foglio al principio ed è invece completo a carte 336 b, colle
parole : Deo Gratias.

Già noto è il suo contenuto per la descrizione fattane dallo Reifferscheid,! e ripetuta
dal Maassen : 6 si tratta di una collezione di canoni ecclesiastici che appartiene ad un tipo
ben determinato. Il Baronie, il Mabillon, i Ballerini ed il Bethmann 7 conobbero questo Liber
Canonum, accordandosi tutti nell’attribuirlo al secolo nono, mentre il Reifferscheid, senza
darne ragione alcuna, lo giudicò del decimo secolo.

L’età cui riferire il manoscritto si desume facilmente da un elenco ch’esso contiene dei
romani pontefici, di scrittura identica a quella del rimanente testo : termina col nome di
Niccolò I, omettendo di segnarne la durata del pontificato, poi aggiunta da mano più
recente; il codice fu adunque scritto fra gli anni 858 e 867.

Le pagine sono a due colonne, di ampia e regolare lettera minuscola, con rubriche di
onciali e di capitali; hanno frequenti glosse marginali ed interlineari di carattere più piccolo
ed alquanto più tardo: il codice è ricco di due miniature figurate, d’iniziali e di pagine
purpuree.

All’indice frammentario del volume (carte XII-XV) segue un quaderno formato dalle
sole carte XVI e XVII, il quale originariamente non aveva scrittura nelle pagine esterne:
aperto, mostra l’una di fronte all’altra (carte XVI£-XVII«) due grandi miniature della
larghezza di tutto il foglio (fig. 1 e 2).

1 C. Cipolla, L’antica biblioteca novaliciense (Me-
morie della R. Accad. delle scienze di Torino, serie II,
XLIX).

2 L. Traube, Textgeschichte, ecc., op. cit., pa-
gina 641.

J È ormai inutile confutare ancora l'opinione dello
Zimmerman(j9zV ober-italische Plastik, pag. 178 e seg.).
Cfr. W. M. Schmid, Zur Gesch. der karol. Plastik
(yRep. f. kunstw., 1900, pag. 196 e seg.).

* L. Traube, Textgeschichte, ecc., op. cit., pag. 712;

G. Swarzenski, Die Regensburger Buchmalerei, pa-

gina 31. Lipsia, 1901.

s A. Reifferscheid, Die romischen Bibliotheken

(Sitzungberichte d. kais. Akad. d. TViss. ; Philosoph.-

Hist. Cl. LIII, pag. 339. Wien, 1867).

6 F. Maassen, Gesch. der Quellen und der Literatur
des canon. Rechts, I, 442. Gratz, 1870.

7 Mabillon, Museum Italicum, I, 69. Parigi, 1687 ;
Ballerini, Leonis M. Opera, III, 188. Venezia,
1757; Bethmann, in Pertz' Archiv; XII, 421.
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