L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 5.1902

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MISCELLANEA

Il Carducci,1 lo storico più attendibile e più intel-
ligente di quanti hanno discorso sin qui delle cose
ascolane, dà di questa facciata il seguente giudizio :
« Se il gusto dominante nel tempo della sua costru-
zione gli partecipò licenza e vizi che la buona archi-
tettura ripudia, nel certo magnifico fare così proprio
al barocchismo, nel merito dell’esecuzione, nel gran-
dioso, nella ricchezza dell’assieme ha bene di che com-
pensarci questo nobilissimo palazzo municipale. La
vasta fronte rivolta verso la piazza, che stiamo con-
siderando, non va tenuta come un’opera di un’epoca
stessa dell’esteso suo fianco, che internasi nella strada
di San Gregorio (o via Tornasacco), essendoché fu
costruito, evidentemente, quasi un secolo innanzi,
come ne persuade il più quieto e castigato stile delle
sue parti e del tutto. Devesi anzi a tale preesistenza
la rude sconcezza che si rileva nella facciata princi-
pale, dove la continuità dell’architrave e del fregio
sull’ordine del portico arcuato viene ingratamente in-
terrotta dal girare degli archivolti: essendo ciò avve-
nuto dalla necessità del conservare allo stesso livello
l’altezza del primo piano dell’antica nella fabbrica
nuova ; prefissa elevazione, sotto cui il Cavagna non
seppe proporzionare le aperture del suo portico, se
non ricorrendo a così odioso espediente. Arbitrj erano
questi però non rari ne’ borromineschi, che autoriz-
zati dal nuovo e dal fantastico, ad uscire facilmente
da qualunque imbarazzo, non se ne prendevano scru-
polo alcuno ».

Dunque chiaro apparisce, per le asserzioni degli
scrittori ascolani, come l’attùale facciata del palazzo,
benché decorata e forse costruita un secolo dopo del
bel fianco dello stesso palazzo sulla via Tornasacco,
sia stata eretta, con notevoli mutamenti nella deco-
razione delle finestre scolpite dal Giosafatti, sui di-
segni del Cavagna. Al quale appunto la necessità di
conservare allo stesso livello l’altezza del primo piano
dell’antico palazzo, l’altezza cioè della magnifica « Log-
gia » de\V Arrengo, ora tornata in luce, fu cagione
della rude sconcezza giustamente rimproverata al Ca-
vagna stesso dall’egregio storico ed architetto G. B. Car-
ducci.

Precisamente al pianterreno del palazzo comunale
si nascondeva la sala Ae\V Arrengo, trasformata, a
quel che pare, nel secolo xvm, in una serie di pic-
cole stanze ricavate dalla divisione della sua altezza in
due piani presso che uguali.

E da notarsi che in nessuna storia o guida della
città si fa menzione dell’antico parlamento del popolo
ascolano, poiché mentre era noto che sotto una parte
del gran salone del palazzo esistevano avanzi di un
portico giudicato d’epoca longobarda,2 non si sapeva

1 Su le'memorie e i monumenti di Ascoli, Fermo, 1853, pag. 63.

2 G. Gabrielli, Il Palazzo comunale di Ascoli Piceno e le sue
raccolte. Ascoli Piceno, 1896. In nota a pag. 6 il Gabrielli cita in

affatto ch’esso portico costituisse per l’appunto l’an-
tica loggia del popolo. La felice scoperta fu provo-
cata dal fatto che nello scorso giugno, volendo l’at-
tuale amministrazione comunale aggiungere un’altra
sala alla civica biblioteca, pensò di restituire ad un
solo ambiente le diverse stanze del pianterreno e del
primo piano del palazzo, adiacenti alla biblioteca
stessa, ch’è situata pure a pianterreno.

La demolizione di alcuni muri e di alcuni archi
costruiti, come s’è detto, nel settecento, dividenti
verticalm: nte e orizzontalmente una parte dell’antico
pianterreno del palatium album con colonne e pilastri
arditissimi, rivelò tutta la bellezza e importanza della
vecchia costruzione.

L’egregio sindaco, cav. Corsini, un uomo non più
giovane d’anni, ma molto meno vecchio di certi altri
giovani soltanto di età, ordinò che si mettessero a
nudo le colonne snelle ed eleganti, i capitelli cubi-
formi e le pilastrate intorno alle pareti, e si constatò
che tutta la. costruzione era in bel travertino tirato a
pulimento. Anche si constatò che l’ambiente gran-
dioso, costituito trasversalmente da una triplice serie
di arcate, doveva continuare dal lato di levante. E
poiché anche in quella parte del palazzo si hanno
altre stanze adibite ad uffici comunali con arcate
uguali a quelle, dirò così, della nuova sala, fu facile
arguire come tutto il pianterreno dell’antica residenza
formasse un ambiente solo, quello appunto ricordato
dalla Cronaca citata in nota; nè si durò gran fatica
allora a convincere quella parte di cittadini, che non
manca mai anche in simili circostanze, più dubbiosa
o indifferente dell’importanza della scoperta e della
necessità di proseguire nella demolizione di tutte le
altre stanze e stanzucce germogliate anch’esse nel
buon secolo xvm, amantissimo, come sappiamo, anche
in fatto di costruzioni, di novità e mutamenti.

Il ritrovamento dell’antico foro ascolano mosse na-
turalmente la curiosità di un grandissimo numero di
persone ed in quasi tutti vivo si manifestò il desiderio
di vedere ripristinato il bel monumento. Così che nella
seduta del giorno 13 del corrente mese il Consiglio
comunale potè votare un primo fondo di L. 4000 per
il ripristino dell’antica sala. E il ripristino, di cui dirò,
se occorre, altra volta, non richiede per fortuna grandi
spese, non avendosi a lamentare che danni relativa-
mente lievi fra quelli cagionati alla costruzione pri-
mitiva dalle modificazioni del secolo barocco.

Intanto do qui una breve descrizione dell’ambiente
qual’era in origine e quale tornerà ad essere fra non
molto, se la città e il Municipio non si fermeranno
ai primi passi; se si avrà il coraggio, come non ne

proposito la Cronaca ascolana (1345-1565), manoscritto nella Biblio-
teca comunale. Ma la indicazione di tale manoscrittoTdev’essere
errata, poiché l’unica Cronaca della biblioteca dell’anno 1345 ter-
mina col 1557*
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