L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 5.1902

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MISCELLANEA

antiche arcate del palazzo comunale di Ascoli dovet-
tero essere innalzate nell’ultimo ventennio del sec. xii.

Non si dimentichi l’epoca gloriosa dei Comuni e,
particolarmente, l’anno 1185 (secondo il Carducci) che
ne’ fasti della storia ascolana segnò l’avvenimento più
notevole di quel secolo, la prevalenza cioè del potere
del popolo su ogni altro potere laico o religioso. E
nel 1185, o poco dopo, dovette elevarsi appunto nella
piazza de\V Avvengo la nobile, grandiosa sala del po-
polo, ove certamente, e per molti anni, si adunarono
i numerosi reggitori del Comune,1 gli arbitri della
guerra e della pace, i custodi gelosi delleleggi cittadine.

Un piviale del secolo XIII trafugato da Ascoli.—

La notte del 6 corrente è stato trafugato da una sala del
Capitolo l’antico piviale donato alla cattedrale ascolana
da papa Nicolò IV. Il fatto, come si può immaginare,
ha destato la più triste impressione nella cittadinanza,
per l’incomprensibile negligenza con cui il prezioso
cimelio era custodito. Anzi, in proposito, fa il giro
della città una energica protesta, che si va coprendo
di firme, reclamante dall’autorità governativa pronti

Il piviale fu mandato in dono da papa Nicolò IV
con breve del 28 luglio 1288. Il pontefice che, com’è
noto, aveva sortito i natali nell’umile paese di Lisciano,
presso Ascoli, nel breve corso del suo pontificato, inviò
doni cospicui alla città che egli considerava quale sua
città natale e nel cui convento francescano aveva vis-
suto lungo tempo. Diverse chiese di Ascoli possiedono
o ricordano ancora doni cospicui del vecchio generale
dei frati Minori che salì alla cattedra di San Pietro
appunto nel 1288. E la cattedrale, oltre ad altri doni
del pontefice, conservava il piviale magnifico inviato
al Capitolo per mezzo del francescano Lamberto di
Ripatransone. Sapeva Nicolò di donare alla cattedrale
un ornamento di grande valore, poiché raccomandava
di conservarlo con ogni cura, proibendo espressamente
al Capitolo di venderlo o di alienarlo comunque per
nessuna maniera.1

Il piviale di broccato composto di fili d’oro, con
varie figurazioni sacre e imagini di pontefici intessute
di seta a colori, misura in larghezza m. 3.40 e m. 1.59
nella massima sua altezza.

Come appare dalla riproduzione, esso è diviso da

Ascoli Piceno. Palazzo comunale

e rigorosi provvedimenti, perchè non abbiano più a
ripetersi simili fatti a danno del nostro patrimonio ar-
tistico.

La perdita dell’oggetto meraviglioso è più grave di
quanto si possa credere. A provarlo bastino i pochi
cenni seguenti.

1 Ottocento erano gli eletti del popolo, i cittadini cioè, dai
15 anni in su, il cui nome era scritto sul gran libro custodito ge-
losamente in luogo sacro. Essi erano scelti in numero proporzio-
nale ne’ diversi sestieri in cui la città era allora divisa.

16 dischi interi e da altri 4 tagliati quasi a metà.
Tra gli spazi lasciati dalle arcaiche figurazioni limitate
entro i tondi erano arabeschi ingegnosamente segnati
da perle che vennero tolte circa un secolo fa per pa-
gare una taglia inflitta al Capitolo dal francese generale
Rusca.

1 L’atto di donazione trovasi nei registri di Nicolò IV, pub-
blicati da M. E. Langlois, come nota il Bertaux nel suo studio:
Ascoli Piceno et Vorfèvre Pietro Vernini, in Melange:, d'arch. e
cl'hist. publiées par VBeote francaise de Rome T. XVII.
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