L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 5.1902

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MICHEL COLOMBE

E LA SCULTURA FRANCESE NEL QUATTROCENTO

SECONDO UN LIBRO RECENTE

oi’o un lungo oblio sprezzante
e ingiustificato l’arte francese
del secolo xv ritrova un po’
di favore presso gli amatori ed
i critici e s’incomincia al fine
ad esaminare con equità e anche
con benevolenza i rari vestigi
delle pitture eseguite in quel-
l’epoca al di qua delle Alpi e dei Vosgi e pervenute
fortunatamente fino a noi. Le opere degli seniori e
degli architetti di quel tempo sono meglio conservate
e più conosciute ; tuttavia si resta sempre sorpresi
nel vedere con quale severità esse fossero un tempo
giudicate. Ma si comprende: le chiese ed i castelli che
si costruivano allora in grande numero non avevano
più la rude grandezza delle costruzioni del medio evo
e non avevano ancora l’eleganza raffinata che lo studio
dei monumenti antichi e l’influenza degli artisti italiani
dovevano introdurre più tardi nei monumenti francesi.
Inoltre non si prestava a queste opere che un’atten-
zione limitata e si trovava più facile condannarle in
blocco, affermando che un periodo così guerresco e
agitato non poteva essere stato favorevole alle arti.

Due eccellenti libri, fra gli altri, apparsi lo scorso
anno contribuiranno potentemente a modificare queste
false teorie. Citerò soltanto l’opera dei signori R.
Koecklin e J, J. Mnrquet de Vasselot sulla scultura
della Champagne nel secolo xv ed esaminerò qui in-
vece più lungamente il bel libro di Paolo Vitry sopra
Michel Colombe e la scultura francese del suo tempo
nella valle della Loira, 1 al quale l’Accademia di Belle
Arti ha reso, nella seduta del 3 maggio, un pubblico,
meritato omaggio, conferendogli il premio Borditi.

L’autore prima di entrare nel vivo del suo oggetto

1 Michel Colombe et la sculplure francaise de sori temps par Paul
Vitry, docteur en lettres,- attaché cles Musées nationaux. Paris, li-
brairie centrale des Keaux-Arts, 1901.

e di studiare la vita e le opere di Michel Colombe,
si dedica a una lunga ricerca intorno allo stato delle
arti in Francia alla fine del secolo xv e sopra l’effetto
prodotto dall’arrivo dei primi artisti italiani.

Dopo aver constatato la prodigiosa espansione del-
l’arte francese nel xv secolo, anche durante la guerra
contro gl’inglesi, dopo aver ricordato il numero grande
di chiese, di conventi, d’abbazie, di castelli, di palazzi
municipali, di palazzi di giustizia e di case particolari
di ricchi borghesi o signori che si elevarono in quel
momento per tutta la Francia, ma principalmente nella
valle della Loira, e la cui architettura non era che una
conseguenza naturale, un seguito dell’architettura del
periodo precedente, soltanto trasformata dai bisogni e
dalle esigenze nuove di comodo e d’eleganza — Paolo
Vitry si domanda che parte si debba attribuire in mezzo
a questa attività agli artisti italiani condotti in Francia
da Carlo VII! e da Luigi XII.

IÌ certo che i rapporti artistici dei due paesi erano
stati strettissimi durante tutto il medio evo. Diventa-
rono ancora più stretti nel mezzogiorno della Francia
nel xiv e xv secolo, prima, quando i papi si stabili-
rono in Avignone; dopo, quando il re Renatovi tenne
la sua corte aperta agli artisti. La loro azione fu al-
lora assai localizzata e non sembra esercitasse una
influenza apprezzabile sulla scultura, sull’architettura
e sulla pittura, neanche nelle altre provincie di Francia.

Ma ci si affrettava a soggiungere che la cosa cambiò
completamente da quando Carlo Vili ritornò d’Italia
conducendo seco alcuni grandi artisti insieme con
giardinieri, sarti, profumieri, un certo Lue Becjeame,
ìnz enteur subtil à faire couver et nais/re pouletz. Ora,
Paolo Vitry s’è dato a una seria ricerca per determi-
nare la parte precisa di questi stranieri nelle costru-
zioni che furono allora intraprese, continuate e finite.
I conti ci fanno conoscere dal 1495 la presenza in
Francia di questi artisti alla testa dei quali si deve
porre Guido Paganino, cavaliere, pittore e allumina-
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