L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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MARI A KRA SCENIN X / KOVA

chio si squadra leggermente, secondo la solita ma-
niera medaglistica del Pisanello. Nello spallaccio
dell' armatura è inserita una triplice testa di
fanciullo, impresa d'Alfonso: e il busto del re,
come già la figura di Sigismondo tra lo scudo e
le armi, è collocato tra la corona gemmata e
l'elmo adorno da un drago rampante e sormontato
da un pipistrello clic agita le ali uncinate. La
data è MCCCCXLV1II. Sopra, la scritta: DIVUS
ALPHQNSUS REX. Sotto: TPÌOMPHATOK ET
PACIFICUS.1

Studio (C. V., 199) per la medaglia di Alfonso
d'Aragona, designato quale: VENATOR INTRE-
PIDUS. È eseguito a lapis, ripassato a penna. Il
disegno riproduce la fisionomia orgogliosa e volon-
taria del re, come la medaglia, dove la testa di
profilo ha taglio più rapido ed energico, severità
di espressione. Gli occhi piccoli e imperiosi, abi-
tuati a comandare, fissano lo sguardo freddo: i
capelli coprono la testa a guisa di folta spazzola.;
le pieghe del vestito, a cannelle regolari, cadono
dall'alto colletto aprendosi attorno all'attaccatura
della manica. Vi è tra la medaglia e il disegno una
stretta somiglianza di particolari: la disposizione dei
capelli, il naso sporgente, aquilino, la bocca stretta
con sdegno, la cappa avviluppante la figura.2

Altri studi (C. V. 35) per le medaglie di Alfonso
d'Aragona: due mezzi busti eseguiti a penna con
pochi tratti energici e veloci, che distaccano netta-
mente il volto orgoglioso e superbo del principe dal
londo. Il taglio di profilo, la disposizione in zone
orizzontali e parallele della scritta, la corona sotto-
posta, come nella medaglia di Alfonso cacciatore,
al busto, l'atteggiamento del capo superbamente
eretto, riconducono alla terza medaglia aragonese.

L'aspetto eroico della figura idealizzata, ringiova-
nita, interpretata con spirito classico nelle linee
del rapace profilo, indica il disegno come studio
preparatorio per la medaglia del trionfo, dove è
evidente l'idealizzazione del ritratto: una orgo-
gliosa fierezza sostituisce la spagnolesca boria fe-
delmente ritratta altrove.3

vent'anni. Si potrà dxmque supporre che medaglia e di-
segno sieno stati fatti poco dopo il 1432 per celebrare
la concessione del titolo ereditario di marchese, fatta il
6 maggio 1432 dall'imperatore Sigismondo al signore di
Mantova.

1 1440. Medaglia di Alfonso V d'Aragona. Dritto: Busto
volto a destra; di qua e di là un elmo e una corona. Rove-
scio: un'aquila sopra un ramo d'albero, a pie* del quale un
capriolo morto; ai lati due avvoltoi.

2 Medaglia di Alfonso V d'Aragona, 1447. Diritto: busto
girato a destra. Sotto, una corona. Rovescio: un caccia-
tore nudo in atto cii colpire un cignale inseguito e morso
da un cane.

3 1449. Diritto: il busto volto a sinistra. Rovescio:
carro trionfale con Amori per auriga.

Vi è. nella Collezione Vallardi, un altro studio,
superbo per la briosa improvvisatrice rapidità del
segno, che si addensa dietro il cavaliere, staccando
con ombre forti il rilievo delle forme, e per la ca-
denza repentina e insolita delle linee che sbalzano
e cesellano il profilo adunco dell'Aragonese. Al-
fonso è raffigurato a cavallo, coperto da ricca ar-
matura e da cappello a barca. Il cavallo è addob-
bato con ricchezza fantastica ed ha per cimiero
un cigno dalle penne sprizzanti; sulla groppa siede
un genietto in atto di sorreggere lo scudo aragonese.
Sopra è una corona con due scudi accanto, (a de-
stra: Aragona e Sicilia; a sinistra: Aragona, Na-
poli, Gerusalemme).Il disegno è segnato: PISANl'S
PICTORIS OPUS..

Rapidissimo studio a penna di uomo a cavallo
(('. V., 10). Il cavallone si pianta bene sui piedi;
il corpo snello ed energico del cavaliere è modellato
da pochi segni, che si alternano vaporosi e accen-
tati, s'incidono vigorosamente o si disperdono
tremuli, sensibilissimi interpreti, sempre, del movi-
mento. Ha riscontri coi rovesci delle medaglie dei
due Gonzaga, sebbene non vi sia cenno d'avanzata
e le due zampe anteriori indichino anzi un arresto.

Sopra un fregio di arabeschi sopportato da men-
sole si aprono alcuni finestrini ornati da leggere
colonnette (C. V.,7 5). In un canto, è il ritratto di
Borso d'Este, fratello di Lionello, nella sua età
giovanile. La testa del cavaliere è ricoperta da un
enorme cappello piumato, il profilo volontario
e superbo è segnato duramente, gli occhi hanno
acuto sguardo, la bocca arcigna schiude labbra
sottili. La parte superiore del disegno potrebbe
essere uno studio per l'affresco del palazzo ducale
di Venezia. La determinazione di Borso d'Este
nel personaggio rappresentato in questo foglio dal
Pisanello scaturisce dal confronto tra il disegno
e la medaglia di Borso eseguita dall'Amadeo. La
chiara somiglianza del tipo induce facilmente a
pensare che Io studio Vallardi abbia servito per
la medaglia di Borso d'Este, eseguita, secondo le
affermazioni del Vasari, da Antonio Pisano. E
probabilmente l'Amadeo, che imitò il Veronese
nella medaglia di Lionello, d'Este, l'imitò pure
in quella di Borso.

* * *

Alla quarta serie degli autentici disegni pisanel-
liani appartengono vari schizzi di figura indipen-
denti da composizioni pittoriche o medaglistiche
note. Il disegno 22 della Collezione Vallardi è
uno stupendo, leggerissimo profilo a lapis di
figura d'uomo. Le mani uscenti dalla pelliccia
morbida stringono nervosamente un pugnale, le
gambe muovono il passo, e tutta la persona, secca
e sottile, si precisa come uno stelo rigido entro la
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