L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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CATALOGO DEI DISEGNI DEL PISANELLO

NEL CODICE VALLARDI DEL LOUVRE

La pubblicazione recente per opera della Société
pour la «production des dessins des anciens maì-
tres dei disegni di Pisanello ci permetterà di me-
glio conoscere e amare anche in questo campo
l'arte grandissima del Veronese, più studiata finora
nel campo della pittura e in quello della medaglia,
di cui fu chiamato principe.

Ci proponiamo di aggruppare i disegni autentici
del Pisanello, dividendoli in quattro categorie, e di
distinguere, fra quelli di altre mani, le varie ten-
denze.

Nella ricca serie dei disegni a matita, a penna,
e a punta d'argento, studi per le composizioni
pittoriche o medaglistiche, o anche opere per se
stesse compiute, il Pisanello ferma con inesauribile
varietà le sue impressioni dal vero, ritratti, ani-
mali, piante, costumi sfarzosi.

Già nel xvi secolo una frase dell'Anonimo Mo-
relliano a propòsito di un disegno appartenente a
una collezione privata padovana può riferirsi con

qualche probabilità al Pisanello: « in casa di M......

da stramercadante de panni la carta de cauretto
con li molti anemali coloriti fu de mano del Zuan
Pisano ».

Nel secolo successivo si perdette ogni notizia sui
disegni del Veronese, come avvenne per tante altre
grandi opere d'arte. Nel 1856 il Louvre fece ac-
quisto di una collezione di disegni dell'Italia set-
tentrionale, — cioè del famoso Codice Vallardi. —
Come è noto, G. Vallardi, antico proprietario della
collezione, aveva pubblicato l'anno avanti un ca-
talogo intitolato: / disegni di Leonardo da Vinci
posseduti da G. Vallardi, dichiarando di aver ac-
quistato questi disegni nel 1829 da una famiglia
di nobili a Piacenza. L'attribuzione, a Leonardo
cadde presto e gli studiosi notarono nella raccolta
Vallardi disegni di stili differenti, e ne distinsero
un gruppo del Pisanello. Primo fra tutti ad occu-
parsi di questa distinzione fu il Keiset. In un arti-
colo pubblicato nel 1877 dalla Gazette des Beaux-
Arts, egli dimostra dettagliatamente l'affinità
fuori dubbio esistente tra molti disegni della Col-
lezione Vallardi e pitture o medaglie pisanelliane.

La sua idea fu accettata da Both de Tauzia nella
Notice des dessins de la collection His de la Salle,
exposés au Louvre1 e d'allora in poi si cominciò a
considerare di Pisanello i disegni non evidente-
mente leonardeschi. Alois Heiss, dovendo racco-
gliere il materiale per il primo volume della sua
opera fondamentale,2 ampliò lo studio della colle-
zione Vallardi, ma senza giungere a distinguere i
disegni originali dalle copie. Circa quel tempo com-
parve ne VArt un articolo di Both de Tauzia 3 sugli
stessi disegni. Gustave Griiyer 4 studiò specialmente
i disegni in relazione con i quadri del Pisanello.
L'analisi, abbastanza completa, ma condotta senza
alcun criterio stilistico, ebbe per risultato una clas-
sificazione quasi priva di valore: il Griiyer ag-
gruppò intorno a una pittura i disegni che hanno
con essa appena una somiglianza materiale, senza
curarsi di cogliere il legame intimo che esiste fra
lo studio preparatorio e l'opera compiuta.

Dopo quella del Griiyer molte altre pubblica-
zioni vennero ad accrescere il nucleo dei disegni
pisanelliani riconosciuti. Al catalogo del 1896, pub-
blicato da Adolfo Venturi nel primo volume della
nuova edizione delle Vite vasariane, collaborarono
molti studiosi, e specialmente il Guiffrey coi di-
segni della Collezione Vallardi. L'autore di questo
catalogo registrò tutti i disegni pubblicati fino a
quel tempo, senza alcuna distinzione, limitandosi a
presentare agli studiosi il ricco materiale raccolto.
Zoege von Manteuffel, tentando di catalogare i di-
segni in base al principio stilistico, li divise in
quattro gruppi, riunendo nei primi tre i disegni
certi del Pisanello, o più o meno in relazione con
lui, e nel quarto i disegni interamente estranei al-
l'arte del Pisanello. La classificazione del Manteuf-
fel ha un difetto fondamentale: l'analisi stilistica
è povera; i disegni sono descritti superficialmente,
di ciascun disegno è data un'imagine senza ombra

1 Paris; 1888, p. 58.

3 Les mèdailleurs de la Renaissance, 1881.

3 L'Ari, XXVIII, 1882, p. 221.

4 Casette des Bcaux- Aris, 1893-94.
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