L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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IL CROMATISMO DI PAOLO VERONESE

« Una voce e un suono lontano, o decrescente
e allontanatesi a poco a poco, o echeggiante con
un'apparenza di vastità... piacevole per il vago
dell'idea...; il tuono, un colpo di cannone... uditi
in piena campagna in una gran valle, il canto degli
agricoltori, gli uccelli, il muggito dei buoi... ».

Questi due ordini di sensazioni che Leopardi
registrava a contrasto, un giorno di settembre
del 1827, corrispondono bene alle due grandi ma-
nifestazioni coloristiche, le quali si è convenuto di
chiamare cromatismo e tono.

Si ha cromatismo quando i colori si dispongono
sul quadro come sulla tavolozza apparecchiata di
un pittore lindo; schietti, distinti, eccitantisi a
vicenda. Si ha il tono quando un colore predomina
sugli altri e li soffonde, come in una rosa mediola-
nensis, ove il bianco e il vermiglio tendano soa-
vemente all'oro.

Per meglio penetrare tal differenza, se avete
qualche pratica di pittura, osservate come le im-
pressioni cromatiche modificano i vostri sensi.

Se vi pungono, le esprimerete indubbiamente
per tono, l'espressione più prossima al silenzio;
ma se vi esaltano, le sfogherete in cromia pura,
come un grido.

La cromia è obbiettiva e attiva; si fonda sul
contrasto simultaneo e assume valore psichico dai
suoi rapporti in atto; il tono è premeditato nell'a-
nima, personale, e si vale del contrasto successivo,
con le sue larghe risonanze. L'uno presuppone
una commossa spiritualità nell'artista, l'altra una
vivace attività psichica nello spettatore, che deve
eseguire nell'occhio il dipinto.

Per il tono, il molteplice variopinto visibile
trova riposo nell'unità. Mistero, trascolorare la
cosa con tutti i suoi elementi tattili in pochi valori
quasi fissi, e per questi limitati gradi esprimersi le
nostalgie dell'anima più direttamente che nella pa-
rola e più fermamente che nella musica non si dia.

Il cromatismo dissocia l'unità nei suoi elementi,
come il prisma fa del raggio luminoso. Meglio che
esprimere, eccita; più che parlare, canta.

Un pittore tonale può far pensare a Shakespeare
lirico, con le sue parole pregne di poesia. La festa,
cromatica è come la gioia degli uccelli che si lan-

ciano a volo nella tersa primavera di Lucrezio:
« aèriae primum volucres te, diva, tuumque/significant
ìnitnm percitlsae corda tua vi ». L'opposizione sin-
tattica delle ultime parole consonanti non richiama
forse la forza attrattiva e ripulsiva dei colori a
contrasto? Il tono — e dunque tutto l'intimo
senso della pittura veneziana — è romantico; la
cromia — e dunque la pittura romana e la fran-
cese contemporanea — sono classiche, nel senso
proprio e storico della parola.

* * *

Pochi anni prima che Giorgionc divulgasse a
Venezia la civiltà del tono, il cromatismo moderno
s'iniziava a Verona in una piccola cerchia di pit-
tori, mediante il tocco libero, a colori puri.

Kra la generazione seguente al Pisariello, educa-
tasi fra la pala mantegnesca di S. Zeno e quella
di S. Maria in Organo.

Si potrebbe pensare, e non sarebbe errato, che
i suoi colori giustaposti derivassero dal ritoccare
cromaticamente le tempere che il Mantegna sten-
deva sempre più scolorate e luminose. Le pennel-
late superficiali brillano, divise dalla velatura-
fondo, compcnctratasi con la tela sì da mostrarne
la spica, come nel fresco i ritocchi rimangono di-
stinti dal colore primitivo, che ha fatto ormai
presa sul letto di calce.

Ma la ragione tecnica si fonda sopra un'altra più
intima.

Per tradizione e per gusto etnico, i veronesi ten-
dono alle armonie fredde.

Il calore (questa misteriosa trasposizione di va-
lori termici in ottici) esiste solo dove c'è tono. La
gamma chiaroscurale bianco-nero si riscalda al-
l'occhio, dandogli l'illusione del colore, ma il cer-
chio cromatico senza sfumature di Chevreul è este-
ticamente freddo, mancando d'ogni intonazione
riposta.

Il senso armonico dei veronesi era servito meglio
dai colori schietti, che non dalle velature tonali
dei veneziani o plastico-luminose del Mantegna
tardo. Sull'esempio di questo maestro, trasformante
in brina e cipria la diffusa luce picrfranccscana
(il trapasso è visibile nella cappella degli Olive-
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