L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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LA DISTRUZIONE DEGLI AFFRESCHI DELLA CAPPELLA GARGANELLI

(S. PIETRO DI BOLOGNA)

Oliando alla fine del secolo xvi fu cominciata
la trasformazione della cattedrale di Bologna e
il vecchio organismo romanico fu condannato
alla distruzione, un grande poema di pitture quat-
trocentesche e di buoni intagli marmorei non trovò
favore presso l'autorità suprema ecclesiastica,
presso i canonici, presso gli architetti e gli artisti.

E sì che la cappella voluta da Domenico Gar-
ganelli, di cui il marmo del Museo civico ci ricorda
le angolose fattezze e lo spirito militare, non era
ancora compiuta, che già i contemporanei loda-
vano le pitture di Francesco del Cossa. Angelo
Michele Salimbeni in una delle lettere che scri-
veva all'amico Aldrovandi (1478) lamentava la
morte dell'artista ferrarese e ricordava le venti
figure della volta dipinte con mastrevoli lontani
et scurci.1

Michelangelo disse che la cappella valeva mezza
Roma; il Vasari, nel descriverne minutamente le
pareti dipinte da Ercole da Ferrara, ebbe parole
di grande lode; il Lamo 2 giudicò l'opera molto
notabile; infine il visitatore apostolico Ascanio
Marchesini (1573) giudicò le pitture satis pulcrae.i

La cappella dei Garganelli era la seconda delle
quattro costruite verso la fine del secolo xiv nel
lato settentrionale della chiesa ed aveva circa
otto metri di lato. Forse la volta a otto spic-
chi, impostata su pianta quadrata, sostituì la
primitiva a crociera, quando il Cossa ebbe l'inca-
rico di eseguirne la decorazione e quando già gli
insegnamenti del Brunelleschi s'insinuavano tra
i vecchi modi di costruire e già le nuove idee
venute di Toscana fermentavano nella chiusa
fosca città.

Un cancello di ferro, appoggiato ad un ba-
samento marmoreo intagliate a fogliami dal Fri-
soni, dava ingresso alla cappella. Le pareti late-

1 L. Frati, Varietà storico-artistiche. Città di Castello,
1912, p. 107.

2 Lamo, Graticola di Bologna, 1844, p. 31.

3 Archivio arcivescovile di Bologna: Visita Marchesini,
I, c. 14, v.

rali erano ricoperte dagli affreschi di Ercole: a
destra la Crocifissione, a sinistra il Transito della
Madonna. Sotto le pitture correva una serie di
stalli: nella parete opposta all'ingresso si apri-
vano le vetrate, forse dipinte e un'antica immagine
dall'altare mandava bagliori d'oro.1 Sopra la
porta, che comui icava con una delle cappelle
laterali, era dipinta, forse ad occuparne la lu-
netta, una piccola Annunciazione. Nel pavimento
stava la bellissima pietra tombale, che rappre-
senta la salma di Domenico Garganelli, deposta
sulla grata di ferro, abbigliata come nei giorni
delle esequie, ir atto di riposo eterno.

I Garganelli però non dovevano avere grande
cura di questo loro monumento, giacche il Mar-
chesini notò che le pitture murali erano assai
logorate dall'umidità c ne consigliò il restauro,
non senza aggiungere eh?, con comodità di tempo,
sarebbe stato conveniente il rifarle del tutto.

Non so se il restauro venisse eseguito: il rinno-
vamento di tutta la cattedrale portò senz'altro
alla demolizione della cappella, che aveva ancora
il patronato dei Garganelli. Le carte relative a
tutti i lavori compiuti per il nuovo tempio con-
tengono numerose note e misurazioni di muri e
di tetti demoliti, accenni a fragmenti di marmare,
ai pezzi della porta dei leoni, a vecchi legni, ad
antichi ferramenti; vi si ricorda che Alessandro
Tanari, fabbricierc, pagò alla fabbrica nel ]6r6
venti lire per una statuetta di marmo senza capo
e senza piedi.2 Non una parola per gli affreschi
del Cossa e di Ercole.

Però vi fu chi volle ad ogni costo salvarne
una parte: il diligentissimo Malvasia per il primo
ricordò come alcuni di essi furono trasportati
assieme al muro, su cui erano dipinti, dal mar-
chese senatore Tanari vecchio nel palazzo di Via
(lalliera e posti nel quarto di sopra a mano mancai

1 Visita Marchesini, cit.

2 Archivio arcivescovile di Bologna: Mss. Breventani,
Cart. XI, fase. 4 e y.

3 Malvasia, he pitture di Bologna, 1686, p. 44.
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