L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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UN CODICE DELL'A CEREA DI CECCO D'ASCOLI

ILLUSTRATO DA UN IGNOTO LOMBARDO DEL SEC. XV

Il codicètto dell'Acerba di cui ci occupiamo, conservato oggi nel fondo Hamilton
del Gabinetto delle Stampe di Berlino,1 sembra esser rimasto sconosciuto a molti di
quelli stessi che di proposito si occuparono di questo indigesto poema, ove in lingua
aspra e con metro faticoso e monotono si tratta una materia che dovrebbe essere di
scienza fisica e naturale, ma è invece attinta a piene mani ai trattati medievali e ai det-
tami della tradizione.2 E la ragione di questa dimenticanza non si comprende perchè
tanto il von Seidlitz quanto il Biadene già da tempo sul codicètto berlinese avevano
richiamato, sia pur brevemente, l'attenzione degli studiosi nei loro rispettivi cataloghi
degli HamiltonianL '

Come in altri codici dello stesso poema, ad esempio il Laurenziano, Plut. XL, n. 52,
anche in questo berlinese è data larga parte alla illustrazione. Si tratta però, come
ben nota il Biadene, piuttosto di vignette leggermente acquarellate che di vere e proprie
miniature, le più delle quali rappresentano figure geometriche, oggetti astrologici, alberi ed
immagini delle Virtù, segni simbolici, animali leggendari, come la Fenice e il Basilisco, ecc.,
a seconda della materia di cui si discorre nei diversi capitoli. Mentre la maggior parte
di queste illustrazioni ispirate alle conoscenze teologico-scientifiche del tempo sono ver-
gate alla brava, maggior cura si riscontra in quelle che raffigurano un fatto o, in una scena
ispirata al vero, adombrano un qualche vizio o una qualche virtù. Alcune di queste com-
posizioni, trattate a guisa di scene di genere, sono piene di humour, di piacevole natura-
lezza e rivelano un senso di squisita eleganza in chi le ha concepite e condotte: gu-
stosissima, ad esempio, è la scena che adombra l'Invidia (fig. 5)/ ove veggonsi due
gentildonne a passeggio, sprezzanti ed ilari nel volto, in atto di pavoneggiarsi nei loro
sontuosi abbigliamenti, mentre un'altra donna, più dimessa nel vestire, guarda da lungi
e manifesta chiaramente col gesto e nell'espressione il cruccio che invade l'animo suo
dinanzi a tanta diversità di fortuna.

Della storia esterna del codice nulla sappiamo. L'explicit finale ci informa però della
data in cui venne terminato di scrivere: « Explicit liber iste in M° CCCC° LXXV0 die
veneris vigesimo octavo mensis aprilis », mentre lo stemma vergato nel basso della carta

1 Membr., sac. xv, cm. 2,5,8X16,5, ce. 76,
leg. in assi covertate di pelle turchina; reca la
segnatura' Hamilton n. 138.

2 F. Bariola, Cecco d'Ascoli e l'Acerba, nella
Riv. Europea, voi. XV-XVI, 1879; G. Castelli,
La vita e le opere di Cecco d'Ascoli, Bologna, 1892;
A. Beccaria, / biografi di Cecco d'Ascoli e le fonti
per la sua storia e la sua leggenda, nelle Memorie
dell' Accad. di Torino, s. II. voi. LVIII, 1908;
L'Acerba di Cecco à"Ascoli per cura di P. Rosario,
Lanciano, 1916, negli Scrittori nostri.

3 YV. von Seidlitz, Die illustr. Handschr. der
Hamilton Sammlung zu Berlin, nel Reperì, f. Kun-
slwissenschaft, VII-Vili, 1884-85; L. Biadene,
/ manoscritti ital. della Collezione Hamilton nel
R. Museo e nella R. Biblioteca di Berlino, nel
Giornale stor. della letteratura ital., voi. X, 1887,
pag. 3L3-

4 Le fotografie che pubblichiamo ci furono cor-
tesemente favorite nel 1913 dal dott. Weigelt,
del Gabinetto delle Stampe di Berlino, cui rinno-
viamo qui i nostri ringraziamenti.
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