L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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LA "LEDA,, DI LEONARDO DA VINCI

IN UNA IGNOTA REDAZIONE FIAMMINGA

Se gli studiosi d'arte continuano con appassionate ricerche a investigare questa
perduta opera leonardiana non è soltanto per desiderio di aggiungere un numero alla
breve serie delle pitture del maestro, nè per semplice brama di chiarire le vicende di un
capolavoro che la sorte circonfuse di una aureola misteriosa.1 Chiunque abbia appena
penetrata l'arte di Leonardo sente che nella composizione della Leda questi deve aver
mirato a realizzare tutto se stesso, e che nessun' altra opera più della Leda potrebbe
testimoniare della squisita e sempre nuova sensibilità dell'artista, che con occhio sereno
seppe abbracciare « la bellezza di tutto il mondo » pur proclamando la fantasia umana su-
peratrice del vero e di natura divina. Il soggetto mitologico è un pretesto scolastico: il
problema postosi da Leonardo è quello di rappresentare un nudo di donna che si erge
nel pieno sviluppo delle sue forme, come uno stelo di giglio fiorito, in mezzo a l'aria e alla
luce di un paesaggio ubertoso, quasi a simboleggiare l'intimo connubio fra l'essere umano
e la natura, l'amore e la fecondità nelle cose create. Questo motivo che Leonardo concepì
con ampiezza geniale non fu compreso nella sua profondità dagli infiniti che guardarono
a lui, a cominciar dai maggiori; ma v'è tuttavia interesse, nonostante le deviazioni dovute
ad una imitazione puramente formale, a seguirne la fortuna attraverso il tempo e le scuole
diverse sino all'età nostra.

È noto che vi fu in addietro chi ebbe ragione di dubitare che Leonardo avesse pro-
prio dipinto un quadro della Leda, ma ogni dubbio venne poi dissipato dalla fortunata
scoperta fatta dal Dr. Miiller-Waldo di un minuscolo bozzettino della figura in un foglio
del Codice Atlantico.2 Edanzi gli studi leonardiani portarono a stabilire che Leonardo, oltre
ad una Leda stante, attese alla figurazione di una Leda inginocchiata,3 di cui non è possi-
bile stabilire con precisione la data, ma che certo deve essere po steriore di alcuni anni
alla prima.4

1 Sulla composizione della Leda stante, vedi
gli studi seguenti: E, Muntz. The Leda of Leonardo
da Vinci, in The Athenaeum, 1898. p. 393; \Y.
Roberts, The Leda of Leonardo da Vinci, in The
Athenaeum, 1898, p. 425; P. Mììller-Walde,
E ine skizze Leonardo's zur stehenden l.eda, in
Ialirbuch d. kòn. Preuss. Kunsteammhmeen, 1897,
p. 136; M. Reymond, La I^eda de Léonard de Vinci,
in La Revue de l'Art ancien et moderne, 1912, p. 321.
Pelle monografie speciali su Leonardo, vedi spe-
cialmente: E. Muntz, Léonard de Vinci, Paris, 1899,
p. 428; W. von Seidlitz, Leonardo da Vinci,
Berlin, 1909, voi. II, p. 128; O. Sirèn, Leonardo
da Vinci, New Havcn, 1916, p. 184; e il recente
volume di G. Poggi. Leonardo da Vinci, Firenze,

1919, p. xxxvi, nel quale si riassume la questione
della Leda leonardiana.

2 Se ne vegga la riproduzione a pag. 137 dello
studio cit. del Mììller-Wai.dk. Si noti che i!
von Seidlitz (op. cit.. voi. 11, p. 129) pone l'ese-
cuzione del disegno a. circa il 1509.

3 Sulla composizione della. Leda inginocchiata
oltre al von Seidlitz (op. cit., voi. Il, p. 130),
cfr. l'opera cit. del Sirèn, p. 192.

« TI von Seidlitz e il Poggi (opp. citt.) sup-
pongono che Leonardo lavorasse alla Leda stante,
non soltanto negli ultimi tempi del suo secondo
soggiorno fiorentino, ma specialmente a Milano,
dal r^o8 al 1513. Certo, se è di Raffaello, come
crediamo, il noto disegno ispirato alla Leda, esso
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