L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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JACOPO RIFANDA

NOTI ZI E

Chi fu ? Non un grand'uomo, ma uno stranamente
dimenticato, ch'ebbe ai tempi suoi fama moltis-
sima e non minore influenza; un artista in cui
senza saperlo quasi ogni studioso s'è incontrato;
uno dei tanti discepoli di Francesco Francia e
del Costa, come l'Aspertini, il Raimondi, il Rim-
patta, il Bagnacavallo, il Francucci (per dir dei
più noti) che amarono uscire dalla cerchia ristretta
della patria, sperando di rafforzarsi nel volo col
provare nuovi cieli. Soltanto, a differenza dei non
maggiori condiscepoli, mentre il loro nome restava
legato alle opere, il suo si andava prestamente
sciogliendo da questo nodo vitale, per rinchiudersi
nella polvere erudita di qualche libro, nelle tradizio-
nali citazioni, come un'ombra staccata dal corpo.

Vediamo, in qualche modo, di ridarglielo, rin-
tracciando il nesso fra le opere e le quasi obliate
notizie.

La più antica e onorifica menzione è del Vol-
terrano, ossia di Raffaele Matfei, nei Commentarli
Urbani: « Floret item mine Romae Iacobus Bono-
niensis, qui Traiani Cohimnae picturas omnes
ordine delineavit, magna omnium admiratione,
magnoque periculo circum machinis scandendo ».'
Ed è di parecchio anteriore al Vasari, scritta, in
Roma al principio del 1507, come si deduce da
chiare indicazioni. Poco dopo, più brevemente
ancora lo nomina G. Filoteo Achillini (un concit-
tadino quindi) nel V iridar io, opera scritta nel
1513, mettendolo accanto a due ignoti e ad Ercole
da Ferrara; « Giacobo, Claudio col Bettin qui
conio -— 11 doppio Hercule «.etc.2

Ma la prima vera luce sulla sua attività di pit-
tore ci viene da un altro manoscritto: da quello di
Giulio Mancini, dell'inizio del seicento, per tante
ragioni meritevole d'esser finalmente dato alle
stampe.3

' Raffaele Maffei (Volaterrano), Commentarti Urbani,
ed. 1530, Basilea; Anthrnpnlogia, lib. XXT, p. 24;.

2 G. FlLOTEO Achillini, Viridario. Ms. della Biblioteca
com. di Bologna (1513), a c. 188.

3 Giulio Mancini nacque in Siena nella seconda metà
del Cinquecento e studiò medicina a Padova sotto il ce-

Egli nella prima parte teorica del suo 'Trattato
non manca di rammentarcelo più volte e non col
solo nome generico di Jacopo Bolognese, ma anche
con quello di Ripanda, cognome che tutte le al-
tre fonti ripetono concordi.1 Accenna quivi al
ricordato vanto di aver ritratto la Colonna Traiana 2
e di sfuggita a certe pitture « per le Camere di
Campidoglio »i ' per farci quindi noto che l'arti-
sta bolognese fioriva fra il 1490 e il 1530.+ Xotizie
più ampie dovevano naturalmente trovar posto
nella seconda parte dell'opera manciniana, ove
si tracciano in breve le vite degli artisti.' Ivi,
dopo aver accennato che, non appena scoperte,
le grottesche della casa aurea furono copiate da
Jacopo, 6 studiosissimo dell'antichità, l'erudito se-
nese fa un più lungo discorso del Ripanda, che

lebre Mercuriale, di cui pubblicò le Lezioni per i tipi del
Giunta (1601), Fu quindi medico dell'Ospedale di S. Spi-
rito e poi d'Urbano Vili a Roma, che gli diede un cano-
nicato nella Basilica Vaticana. Giustamente Giov. Fabbri
(Annotazioni agli Animali del Messico di N. A. Aecco,
p. 599) lo dice: « liberalium plurium aliarum artium non
tara amator, quam exactissimus judex et aextimator ».
Vedi ancora: Giano N. Eritreo (Pinacot., II, n. 24);
Ugcrcieri (Pompe Sanisi, t. I, p. 537); MaNdosio (Iìc
Archialris Ponlificiis, p. 142); Gigli (Diario Sanese, 1732,
t. II, p. 243).

1 G. Mancini, Alcune considerai ioni appari clienti alla
Pittura. Ms. Biblioteca Pubblica di Siena, I.. IV, 11. Altre
copie di questa importantissima fonte esistono nella Bi-
blioteca Marciana e in quella del Vaticano.

2 Ivi, e 8. l.o ricorda, accanto al Dttrer, tra i disegna-
toli: « Jacomo Ripanda Bolognese nel retrar la Colonna
Traiana, espresse la quantità figurata, etc. ».

3 Ivi, c. 39 v. e 40 r.: «le Camere di Campidoglio di
Jacomo Ripamla da Bologna ».

* Ivi, c. 46 v. «Jacomo Ripanda Bolognese, 1490in 1530».

5 G. Mancini, Alcune considera/ioni intorno a quello
che hanno scritto alcuni Autori in materia della Pittura:
se abbino scritto bene o male, et appresso alcuni aggiungi-
menti d'alcune pilline e Pittori, che non hanno potuto os-
servare quello ch'haii scritto per 1 vanti. Ms, della Biblioteca
Pubblica di Siena, !.. V, 12, v nota 4.

6 Ivi, p. 24: «le quali (pitture della casa aurea) quando
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