L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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DI ALCUNI AFFRESCHI PREGEVOLI

TRA IL SECOLO DECIMOSESTO ED IL DECIMOSETTIMO

S. Maria in Trastevere? Quando io la vedo ad occhi chiusi, polverosa come uno
scrigno antico, posata tra la nobile severità di un palazzo adamantino e la freschezza rugia-
dosa di una fontana al sole, non posso a meno di estrarne mentalmente, come gioielli
da un cofano, due cappellette rare e preziose. L'una così ricca di giuochi architettonici e
coloristici, in cui lo sfondo del cielo sereno è calcolato come in un disegno di Degas, l'effetto
della tela pura circondata da un qualche segno di spumino avvolgente; così divertevole
nelle sue volute feline che sono arabesco e colore, così interessante nella sua fisonomia
girevole che sa d'oriente gelato da una nordica nebbia ghiacciante. È la cappellina Avila,
innalzata, probabilmente, dal Gherardi: e qualche bimbo fantasioso vorrebbe eleggerla
— io credo —a propria dimora, sperando, durante qualche lucido crepuscolo, di veder pio-
vere dal suo aereo apoteotico coronamento, una minuscola inverosimile mongolfiera.

L'altra cappella... È di questa che io vorrei parlare e che rivedo con maggior gusto
e desiderio nella chiesa di S. Maria.

È un ambiente che ci si mostra, alla prima apparenza, pulitamente nudo : Due
riquadri pallidetti nell'affresco, si incastrano freddamente, a destra e a sinistra, nelle
pareti; e sono anche al primo sguardo simpatici e gradevoli. L'occhio scivola mollemente me-
ravigliato giù per gli ovattati bagliori serici che i grigi innumerevoli delle vesti trasudano
nella parete sinistra (fig. i); si tuffa con gioia saporosa tra le rosee luci spezzate che i car-
dinali di destra han lasciato fermare su gli spumeggianti rasi delle lor vesti fluenti (fig. 2).
Senonchè esso ascende e abbraccia d'un circolo rapido gli stagliati affreschi della volta (fig. 3).

Un'impressione confusa lo vince: quella di esser dinanzi a una cosa troppo preziosa
e tentante; ad un brano di magico boudoir che potrebbe anch'essere il coperchio di una
scatola rarissima, conservata attraverso i secoli e miracolosamente intatta.

Giacché due magiche qualità avvincono subito nella bellezza di questo soffitto: il
nuovo sapore acidulo di un colore deliziosamente mordente e lo scattante procedere
nell'innesto d'ogni pezzo architettonico. Par quasi, quando lo si osserva, guardando dal
basso all'alto, che il trapezio gentile e curvilineo della finestra, la smorzata concavità
degli angoli commentata e conclusa da due riquadri dentati e da un delizioso ovoide,
faccian coincidere e attacchino le loro grazie lineari per una gioiosa necessità di giuoco
fatato (fig. 4): tanto che nel silenzio sembra di udire risuonare all'orecchio il ticchettio
impercettibile di tanti dadetti di domino sovrapposti da una mano infantile per una di-
vertente costruzione in bianco e nero. Ora questa mirabile volta la cui perfetta eleganza
dà così facilmente lo spunto a tante simpatiche fantasie di colore e di forma, è assegnata
da tutte le guide antiche e moderne a Pasquale Cati da Jesi.

* * *

Non è molto adulato, il nostro povero marchigiano, dagli scrittori dell'arte che se
ne sono occupati.

Il Baglione, per primo, ne riassume brevemente la vita e le opere: non è davvero un
acuto critico il Baglione, e le sue espressioni non sono certo improntate mai ad una intel-

L'Arti. XXIII, 7.
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