L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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EVA TEA

Noi moderni siam giunti in ritardo alla bella
scuola del cromatismo. Un tessitore veneto del
'500 conosceva quello che invano avrebbe vo-
luto sapere, nel 1830, Delacroix. Nella bottega
d'Antonio rechamador. Paolo sentì forse ragio-
nare per la prima volta di rapporti astratti fra
i colori; imparò gli accoppiamenti che rendono
più luminose le tinte; e quale rottura delle trame
si colori meglio d'ombra.

Ne volete una prova?

Negli esperimenti dello Chevreul una seta il-
luminata dall'alto e veduta dal basso presenta
una zona brillante scolorata per luce riflessa
specularmente, sia la trama parallela o perpen-
dicolare ai raggi luminosi. Appunto in tale posi-
zione Paolo svolge le sue sete. Scorciate con
punto di vista basso, esse presentano quasi
sempre una fascia luminosa scolorata, mentre
le parti in ombra intensificano il tono; da cui
il ben noto cangiantismo.

Certo, queste cose si risapevano per empiria
e non mica per ricerca o formula astratta. Forse
dai più ingegnosi si saranno adottati spedienti
pratici, simili a quello de le figurine di cera, su
cui Tintoretto proiettava le sue luci oblique.
Il sorgere d'una letteratura sui colori, sebbene
ristretta entro l'erudizione filologica, dimostra
che le questioni cromatiche erano tema corrente.
L'Aretino osserva riflessi delle nuvole sul Canal
Grande. « T più vicini ardevano con le fiamme
del fuoco solare; ed i più lontani rosseggiavano
d'uno ardore di minio non così bene acceso» (con-
trasto di tono, nitidamente espresso). « Appariva
in certi lati un verde azzurro, ed in alcuni altri
un azzurro verde, veramente composto dalle
bizzarrie della natura, maestra dei maestri » (cro-
matisti, avrebbe potuto aggiungere un pedante).

Le primavere si succedevano sature di colore
nella quieta canonica di S. Paolo, dove l'anagrafe
del 1541 porta l'indicazione: Paulo depentor -
anni diece.

Ne aveva undici., ma forse dimostrava meno,
perchè era piccino. Il titolo di depentor lascia
sottintendere, non senza un sorriso, la parola
garzone

Forse Paolo stesso autorizzava il Borghini a
sostituire nel Riposo (1580) il nome di Caroto
— attribuitogli dal Vasari a maestro — con
quello di Antonio Baillo. Come s'è detto dianzi e
come riprovano i due ritratti di S. Maria in Or-
gano, il gusto senile dei fratelli Caroto, anzi che
formarli, adottò i modi dell'arte paolesca, già
dispiegata e potentissima nel 1555.

Del Giolfino il Caliari si ricorderà nella deco-
razione del soffitto di S. Sebastiano; Girolamo dai
Libri gli presta le luminosità argentate su viola;

Zelotti taluni spedienti formali; Domenico Brusa-
sorci l'apparato e i tipi. Tiziano, Moretto, Savoldo
capisce traverso Badile. Non esiste per lui para-
bola artistica; se mai, il criterio di qualità vor-
rebbe spostate verso la giovinezza le cose migliori.

« On peut dire que la peinture l'est allée cher-
cher jusque dans le berceau », scrive Félibien,
che ricopia, ma con cognizione di fatti, il Ri-
dolfi. Come Canova, Paolo ha fornito una serie di
capolavori giovanili, dipingendo poi per molti
anni in modo uniforme; ti che è più facile dire
quale egli è, che non come diviene: il suo divenire
è rapidissimo.

E nella stessa natura musicale del croma-
tismo di favorire la precocità. Esso è ciò che è;
una legge e un istinto, i quali si rivelano più
tosto in saltuari stati d'animo, che non per con-
quista graduata dello spirito, come il senso della
linea e del tono. Per i pittori moderni, che do-
vevano svestire le gramaglie di due secoli di
tinture, la riscoperta del colore puro non fu senza
molto travaglio; ma Paolo coglieva il frutto se-
minato, potato, coltivato da molte generazioni
di pittori; l'ardore del tempo giovanile non po-
teva che aggiungere splendidezza ad un'arte già
pronta.

II Veronese se l'appropria con il trionfo del
bimbo che ha scoperto nel solaio una gemma
lucente, e fugge, gridando la sua padronanza
agli adulti, da cui il tesoro si custodiva senza
conoscerlo. La sfortuna che l'accompagna in
patria riattesta questa sua turbolenta virtù au-
todidatta; a malincuore i vecchi maestri perdo-
nano l'involontaria irriverenza di chi si è for-
mato senza il loro aiuto.

* * *

k Quando il fuoco interiore balza dall'occhio
come il lampo ed i! fuoco esteriore entra e si
spegne nel liquido mezzo, e in questa mescolanza
si formano colori d'ogni specie, diamo a questa
sensazione il nome di splendore ».

Diresti che dall'occhio giovanile di Paolo uscisse
questo lume visuale, di cui parla Platone nel Timeo.

Nessuno, dopo gli antichi, s'accostò più di lui
ai principi e agli effetti del moderno divisionismo.
Spingendo ad oltranza i rapporti del Badile,
nell'accoppiamento dei rosa coi verdi, dei gialli
coi violacei, nel tocco piccino e fresco come la
brina, preannunzia la scienza dei complementari
e la dissociazione cromatica. La prima fra le sue
opere certamente documentate e datate, Ylnco-
ronazione della Vergine nella sagrestia di San Se-
bastiano a Venezia, raggiunge con il contrasto
dei rosa, dei turchini e dei gialli effetti veramente
luministici; però non proseguiti; perchè?
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