L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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BOLLETTNO BIBLIOGRAFICO

questo o quell'argomento; p. es., attribuendo a Pietro Lo-
renzetti un affresco — che sarebbe del primissimo tempo
del maestro — a Casole, nella Collegiata; avanzando la
ipotesi che il berensoniano Ugolino I.orenzetti non sia altri
che un Biagio di Siena che aveva un polittico a S. Agostino
in S. Gimignano, la cui predella potrebbe essere quella
Crocefissionc del Louvre clic il Berenson attribuisce ad Ugo-
lino; aggiungendo all'elenco di Lippo Vanni un bel fram-
mento con la leggenda di S. Nicola, entrato recentemente
al Louvre, una Madonna nel Museo di Pisa (Sala V, n. i),
e la Madonna del Palazzo comunale di San Gimignano,
e unendovi la cronologia più probabile dell'attività del pit-
tore, più un catalogo aggiornato delle sue opere; ricordando
infine che la tavola eo\V Assunzione di Maria nel Duomo
di Bettona, che il Berenson attribuisce al piccolo Cola Pe-
truccioli da Orvieto, è invece di un altro maestro, specie
di aiteremo del Fei, di cui egli si propone ricostruire presto
l'attività. È invece di Cola un piccolo trittico nella raccolta
del sig. Angeli a Firenze e un altro nella Chiesa dell'Istrice
a Siena. Conclude pubblicando un Guidoccio inedito a
S. Bartolomeo di Rapolano, una delle buone cose del-
l'artista.

11. Piccirilli (Pietro). Monumenti abruzzesi: II
palazzo della SS. Annunziata in Sulmona. (Rass.
d'Arte, luglio-agosto 1919).

Questo meraviglioso palazzo sulmonese ebbe tre fasi
di costruzione, la prima intorno al 1415, la seconda intorno
al 1483, la terza dal 1519 al 1522, e dimostra con quanta
genialità si sapessero accostare con abili oscillazioni fasi
diverse di stile; sugli architetti della parte più antica del
palazzo nulla si sa di preciso; alcune sculture accennano a
marmorari napoletani tardi seguaci di Tino di Camaino,
altrove si scorgono influenze fiorentine e più precisamente
ghibertiane; il Bcrtaux poi vedeva nel portale maggiore
una influenza d'arte spagnola.

12. Siren (Osvald). A great contemporary of
Giotto. (Buri. Mag., dicembre 1914).

Tratta dal Maestro detto della S. Cecilia dall'ancona
degli Uffizi, e conosciuto anche per le due tavole con le
Storie di S. Margherita a Montici, presso Firenze, per il
S. Pietro in S. Simone, e per il S. Miniato nella chiesa
omonima.

Il Siren tende ad attribuire allo stesso Maestro il grande
San Paolo che era nella prima Collezione di Palazzo Da-
vanzati ed ora in quella di S. Bourgeois; quest'opera segne-
rebbe anzi il culmine, come qualità, di questo importante
artista della cerchia di Giotto giovine.

Com'è noto, il Siren attribuisce da tempo allo stesso
Maestro anche alcuni degli affreschi superiori ad Assisi.

La differenza essenziale fra lo stile di Giotto e del Maestro
di S. Cecilia si è che Giotto si riprende alla tradizione ro-
mana, mentre invece il maestro della S. Cecilia è influito
dai Senesi e si riattacca per tanto ai principi bizantini.

Le relazioni di questo Maestro coi Senesi sono dimo-
strate dall'apparenza duccesca della Madonna della Col-
lezione Kann, che il Siren vuole ascrivergli.

13. Van Marle (Raimond), II maestro di San
Francesco. (Rass. d'Arte, gennaio-febbraio 1919).

Il Thode per primo «inventò » questo maestro dalla tem-
pera col ritratto del Santo a S. Maria degli Angeli in Assisi.

Ora il Van Marle cerca di ricostruire rigorosamente la
personalità del fantasma, attribuendogli oltre quella tem-
pera, il grande crocefisso sagomato datato 1272 nella pina-
coteca di Perugia (n. 6), il polittico della stessa pinacoteca
con scene del Cristo (n. 2), il S. Antonio (ibidem, n. 1), il
S. Francesco e il S. Giovanni (ibidem n. 3 e 4), il Profeta
Isaja nel tesoro di Assisi, gli affreschi con la Leggenda di
5. Francesco e la Passione di Cristo, nella nave inferiore
di Assisi.

Il maestro in questione sarebbe probabilmente pisano
per una certa derivazione giuntesca e sarebbe notevole per
la sua tendenza ad affrancarsi — prima di Cimabue — dalla
tradizione bizantina.

Avrebbe perfino avuto dei seguaci che il V. Marle rin-
traccia in un frammento di trittico della pinacoteca di Pe-
rugia (n. 29-30), in due Crocefissi (n. 32 e n. 25) della stessa
quadreria, e nella pala d'altare in S. Chiara in Assisi, da-
tata nel 1283.

V. - Arte settentrionale del '400.

14. Brière (Gaston), Un nouveau primitif
francais au M. du Louvre. (Gaz. des B.-A., luglio-
settembre 1919).

Il piccolo tondo con la Pietà, lionato da M. Fenaille al
Louvre, è un rarissimo esemplare francese, da riunirsi alla
Sepoltura anche al Louvre (n. 997); al tondo della Corona-
zione della Vergine a Berlino, prima attribuito a Michelino
da Besozzo e sopratutto alle miniature di Jacquemart de
Hesdin, al momento cioè del più mirabile flore del gotico
internazionale, quando tutta l'Europa era senese.

VI. - Rinascimento italiano.

a) Quattrocento.

15. Bacci (P.), Opere sconosciute di A. Guardi a
Piombino sotto la signoria di Jacopo III d'Ap-
piano. (Rass. d'Arte, gennaio-febbraio 1919).

Ad Andrea di Francesco Guardi donatellesco, memore
di motivi gotici, la cui operosità a Pisa fu ricostruita ini-
zialmente dallo Schubring, il Bacci attribuisce altre opere
in Pisa e un gruppo di opere condotte a Piombino, sotto la
signoria di Giacomo III d'Appiano-Aragona. E precisa-
mente: la Cappella di Cittadella (facciata, plutei, bassori-
lievo del portale, ecc.) la cisterna di Cittadella, coi ritratti
dei signori de) luogo, un bassorilievo di Madonna e il fonte
battesimale nella chiesa dei SS. Antimo e Lorenzo.

Sul finire, il B. accenna alla necessità di rintracciare il
resto dell'attività del maestro in confronto con la Madonna
del Perdono del Duomo senese, con alcune sculture attri-
buite a Urbano da Cortona e a Isaia da Pisa e con alcuni
putti e alcuni fregi dell'arco di Alfonso d'Aragona a Napoli
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