L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

il K. non falla mai neli'attribuirgli e nel ritoglierli questo .1
quel dipinto; non piccolo merito.

Non sarà infine colpa sua s'egli non conosce tutti gli
Zurbaran riapparsi negli ultimi anni, e particolarmente in
Italia. Delle quali opere abbiamo intenzione di occuparci
noi di proposito, fra poco.

41. Kutschera-Woborsky (Oswald von). Ein
Skizzenbuch des Andrea Brustolati in Museo Civico
zìi Belluno. (Kunst u. Ksthandwerk, 1919, 3-4-5).

Pubblica molti disegni dell'interessantissimo volumetto
che esiste dal '900 nel Museo civico eli Belluno, ponendoli
spesso in relazione con le opere esistenti di questo fanatico
operatore del barocco più che fiammeggiante.

Notiamo ad es., il disegno per i! Reliquiario nel Museo
di Amburgo, quello per la statua d'Angelo portalampada
della Ch. di S. Stefano a Belluno, ecc.

42. MuSoz (A.), La formazione artistica del Bor-
romini. (Rass. d'Arte, maggio-giugno 1919).

Il primo di una serie di studi sul Borromini. Qui si tratta
degli inizi della sua carriera artistica, a Roma, {love giunse
verso il 1615, allogandosi con l'intagliatore Garuo ed aiutan-
dolo nei lavori di scultura decorativa per la fabbrica sani-
pietrina, sebbene nulla fra i lavori del Garuo si possa esat-
tamente sceverare come partecipazione personale del Bor-
romini. Nel 1624 lo vediamo lavorare da solo sempre in
lavori di poco rilievo qua e là in S. Pietro. Nel 1628 egli
appare per la prima volta in contatto col Bernini; dovendo
allora eseguire su disegno, appunto del Bernini, l'incrosta-
zione delle nicchie dell'abside.

Nel 1628 gli troviamo anche affidata l'inferriata della
eappella del coro, e probabilmente sua —- come vuole il
BaldinuCci — è anche quella della cappella elei Sacramento,
al pari dell'altra per l'altare di S. Andrea. È possibile che
egli abbia avuto parte anche nei cancelli del portico e in
quelli delle cappelle sotterranee verso le Grotte.

Fino al '30 lo troviamo attivo in altri lavori per la basi-
lica; dal '31 'è in più stretto contatto col Bernini per il la-
voro del baldacchino; nel 1633 è citato per l'ultima volta
in S. Pietro, e causa dell'abbandono sono i noti dissensi col
Bernini.

Ecco il Borromini offrirsi ai Piceni come architetto gra-
tuito della chiesa da costruirsi in Roma per quella nazione;
dovè trattarsi tuttavia di opera poco importante ed ora
non più esistente.

11 M. raccoglie le fila di questa sua prima ricerca confron-
tando Bernini e Borromini; questi di fronte all'altro sa-
rebbe un greco elegante, raffinato, sensitivo. Dubitiamo
che con tali concetti lo studio possa avere buon fine.

43. Pacchioni (G.), La cupola di S. Andrea in
Mantova e le pitture di Giorgio Anselmi. {Boll.
d'Arte, maggio-agosto 1919).

li una relazione dei restauri compiuti nella Basilica negli
.inni 1913-1917. Se ne prende occasione per rifare — sulla
scorta di documenti che in appendice si pubblicano ■— la
storia delle trasformazioni e delle aggiunte che la Basilica
albertiana ebbe a subire nel '700.

Costruzione delta cupola, decorata dai mediocri affreschi
dell' Anselmi, veronese, allievo del Balestra, e affine ai tardi
bolognesi.

44. Petraccone (Enzo), Luca Giordano. Opera
postuma a cura di B. Croce. Napoli, Ricciardi,
1919.

l.a guerra ci ha tolto il Petraccone, ed anche noi lo pian-
giamo, poiché, indipendentemente dal giudizio che si voglia
recare sul presente volume, egli attrae lo spirito e la simpatia
del lettore di gusto e d'intelletto per una preoccupazione prin-
cipale d'impostazione teoretica e per l'entusiasmo che per-
vade tutto l'argomento, qualità così disformi dall'apatia che
regna indisturbata nel novantasette per cento degli scritti
d'arte italiana, ove non si respira di solito che sentore di con-
corsi all'orizzonte, o insanabile superficialità di abiti mentali

La preoccupazione teoretica — giova ricordare al propo-
sito che il Petraccone frequentò la conversazione del Croce —
è quella che ha indotto l'autore a premettere alla trattazione
speciale un esordio generico relativo al metodo della critica
d'arte, cosi come gli pareva dovesse più rettamente intendersi.

Non ci pare, a dir vero, che in essa il P. abbia raggiunto
quel grado necessario e sufficente di chiarità concettuale che
occorre agli avversari per intavolare una discussione; eppure
sarebbe stato opportuno poterlo fare da che pare il P. si
volga — se pure con certo alone di rimpianto — contro la
«critica figurativa pura» dei meriti o dei difetti della quale
siamo in Italia i soli intimamente responsabili.

Le accuse precipue ch'egli sembra rivolgere a quella cri-
tica sono ch'essa voglia, a torto, rinnegare la storia e il metodo
storico; ch'essa cada, per tanto, nel difetto della critica pseudo
estetica, sostituendo cioè all'opera d'arte figurativa una rap-
presentazione estetica il cui valore va giudicato coi criteri
che si applicano all'arte letteraria.

Ma, a parte il fatto che Siam partiti proprio dalla necessità
teoretica di escludere dalla critica d'arte figurativa i metodi
della critica letteraria, noi ci sentiamo anche in pratica im-
muni da quel peccatacelo; e se talora l'abbiamo potuto com-
mettere, ciò dovrà semmai imputarsi non già al principio
della critica figurativa pura, ma ai mancamenti ancora ine-
renti al suo perfettibile — per quanto è nella natura della mente
umana — funzionamento.

Nel far critica figurativa abbiamo sempre inteso di fare
storia, ed abbiamo anzi fin dagli inizi de! nostro lavoro esplici-
tamente dichiarato di esserci accorti che «la critica coinci-
deva con la storia». Tale dichiarazione abbiamo creduto di
comprovare con studi storici singoli, condotti sempre con
quel «puro» metodo figurativo, sempre cioè per via di un ri-
lievo esatto di tutti gli elementi formali che, esaminati ccn
acutezza nei rapporti tra opera e opera, si dispongono inevi-
tabilmente in serie di sviluppo storico, cui tuttavia il rapporto
con una qualsiasi serie cronografica è inessenziale.

Quanto all'altro rimprovero che il P. pare rivolgere partico-
larmente a me, di sostituire spesso all'opera d'arte figurativa
un'opera d'arte letteraria, la cui relazione con l'oggetto che
la determina è spesso accidentale, è discorso assai più scabre so
ed immodesto.
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