L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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IL FRAMMENTO DEL CRISTO DI BERLINO E LA COPPA DI COSTANTINO 159

Le parole LUMEN CHRISTI vi sono dichiarate da una miniatura che rappresenta
il Salvatore nel Giudizio finale, in atto di mostrare le stimmate; egli è seduto, sebbene
non abbia sedile, perchè l'arcobaleno sta dietro il suo dorso; ai lati sono due cerchi, in
cui il miniaturista avrebbe dovuto dipingere il sole e la luna come simbolo del LUMEN;
ma invece rimasero vuoti. Il falsificatore prese la figura del Cristo dalla pubblicazione
del Guarinj, la prima che contenesse tale miniatura,1 e questa riprodusse nella coppa
con tutte le sue fantastiche particolarità, sopprimendo soltanto le stimmate; nei due
dischi laterali pose i medaglioni di Costantino il Grande e di Fausta; e per rabberciare
insieme quegli eterogenei elementi, compose un'iscrizione italiana — che da uno scola-
retto, valente quanto l'Eccellentissimo di Gioacchino Belli, fu tradotta in latino — e
la graffi nel bordo interno a dichiarazione della sua « opera rara ». Il seguito, incredibile
a dirsi, è noto al lettore, e noi ci vergognamo di ripeterlo. Non resta che mettere a ri-
scontro la miniatura e la falsificazione (fig. 1-2).

La data del frammento di Berlino non deve essere affatto modificata. Si potrebbe
scendere anche un poco più giù del v secolo, ma non oltre la metà del vi; perchè più
tardi non si sarebbe più potuto creare una simile opera d'arte.

Giuseppe Wilpert.

1 Atti dell' Accademia Pontaniava, Napoli. 1832, tav. II, VI, p. 75 e scg.-
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