L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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GIAN GIORGIO ZORZI

ce va mostrare agli amici anche negli ultimi anni
della sua vita,1 ora passate ad arricchire i musei di
Vienna, Berlino e Parigi; ma fino dal 1520, cioè
nel primo documento che parla di Valerio, egli
appare già intagliatore di cristalli e gemme. Si
può dire anzi che la vera fortuna dell'artista co-
minci da quest'anno.

Già altri avanzò l'ipotesi che l'umanista Gio-
vanni Lascaris, il quale dettò un celebrato epi-
gramma su una delle medaglie del Belli rappresen-
tante Virgilio, accompagnasse il nostro artista
prima a Firenze,2 e poi a Roma, dove sappiamo
che egli 'strinse amicizia con Michelangelo Buonar-
roti e Raffaello.3 E quasi a dare ragione a così
giudiziosa ipotesi alcune lettere di Domenico Buo-
ninsegni e di Valerio a Michelangelo ci fanno in-
fatti conoscere che fin dal 1520 il Buonarroti
aveva promesso al nostro artista un disegno rap-
presentante un sacrificio.4 Le lettere ci fanno com-
prendere che Valerio nei primi mesi del 1520 era
a Roma, ma sul finire dell'anno veniva « espedito
dal Papa con seicento ducati che restava avere ».3
Questo primo accenno a un pagamento fatto dal
Papa (allora Leone X)al Belli, si riferisce indubbia-
mente a lavori del Vicentino. Forse il Gualdo ci
chiarisce un po' questa circostanza quando dice

1 La circostanza su riferita e comprovata da un aned-
doto raccontato da Francesco De Hollanda nel suo lavo-
retto De la peinture ancienne, inserito nel volume Les Arts
en Portugal. Le res adressées à la Société artistique et scien-
tifique de Berlin et accompagnces de documenti, par le corate
A. Raczinski. Paris, Iules Renouard et C, libraires,
1846, pag. 44 e segg.

2 Magrini ab. Antonio, Discorso sopra cinquanta me-
daglie di Valerio Belli, Venezia, 1871, Stab. Tip. G. Anto-
nelli (Negli Atti del R. Is ilu 0 Veneto di scienze, lettere ed
arti, serie IH, voi. 16.

3 V. infatti non erano altro che pegno di grande ami-
cizia quel ritratto «in un tondo di bosso di giro di due
palmi » che Raffaello fece all'incisore dopo avergli fatto
da compare al battesimo di una figlia e altrettanto si può
dire di «un basso rilievo in marmo di Carrara, con l'effige
di Valerio Belli intagliatore di gioie eccellentissimo di quel
tempo... fino al petto... cosa stupenda » fatto dal Buonar-
roti: conservati fino al secolo xvm nel Museo Gualdo di
Vicenza (cfr. Giardino di Chà Gualdo, cit., alle voci « Raf-
faello e Michelangelo »).

4 Forse da quel cristallo fu ricavata la placchetta del
Museo Nazionale di Firenze (N. 197) o qualcuna di quelle
altre che si conservano al Museo di Berlino e a quello di
South Kensington a Londra.

5 Morsoi.in ab. Bernardo, Valerio Vicentino, nelle
Vie di Giorgio Vasari, documento 3", lettera del 28 di-
cembre 1520, scritta da Domenico Buoninsegni a Miche-
langelo.

che Valerio « risolutosi a partire dalla sua patria
se ne andò a Roma, et havendo portato seco
molte belle cose, con quelle s'aperse la via a
quanto bramava ».r 'I ra queste » molte belle cose »
dovevano essere quei vasi di cristallo « quali parte
donò a diversi principi e parte fur posti in Fio-
renza insieme con molti vasi che erano in casa
Medici, già del Lorenzo Magnifico vecchio e d'altri
di quella illustrissima casa » 2 parecchi dei quali
tiovansi ora agli Uffizi.3

* * *

La storia di Valerio Belli è legata sopratutto
a tre opere: la croce in cristallo della Biblioteca
Vaticana, il cofanetto del Gabinetto delle gemme
agli Uffizi, e la croce del Vitcoria and Albert
Museum (South Kensington, Londra).

La croce (fig. 2) fu fatta verso il 152^ e pagata
ducati millecentoundici ■» ma indubbiamente sono
della stessa epoca e furono pagati con essa, anche i
tre medaglioni di forma ellittica trasversa posti vi-
cino alla croce e sempre trasmigrati attraverso la
penisola insieme con questa.
• La croce non è di un sol pezzo; alcune laminette
di bronzo dorato mascherano le commettiture del
crocefisso centrale con le quattro braccia alle cui
estremità sono intagliati i michelangioleschi busti
dei quattro evangelisti. Anche la figura atletica
e muscolosa del Cristo appare indubbia deriva-
zione dal Buonarroti. Il nome dell'artista è scol-
pito su due linee ai piedi del crocefisso: valerius .
vin . f . Diversamente dalla croce, i medaglioni
sembrano ispirati alle opere di Raffaello (si os-

1 Giardino di Chà Gualdo, cit., alla voce «Valerio
Bellis ».

2 Cfr. Vasari, nella sua Vita di Valerio Vicentino.

3 Veramente il Vasari dice che questi vasi furono fatti
per Clemente VII e non per Leone X; ma è alquanto dif-
ficile che nessuno di quelli fosse fatto anche per Leone X.
Vedremo del resto come anche la croce e i candelabri che
il Vasari dice fatti per Paolo III fossero stati ordinati da
Clemente VII. Se no, non sapremmo per quali altri lavori
il Belli fosse pagato ccn una somma così rilevante come 600
ducati. Comunque si voglia accogliere la nostra ipotesi,
il fatto sta che nel 1532 con bolla in data 15 novembre il
Papa Clemente VII fece dono alla chiesa di S. Lorenzo di
Firenze di cinquanta vasi e cofanetti contenenti reliquie e
che il Muntz (L'oreficeria di Roma dm ante il Regno di Cle-
mente VII, in Archivio storico dell'arte, voi. I, pag. 14) at-
tribuisce al nostro artista. Il P. Richa (Notizie storiche delle
chiese fiorentine, voi. V, Firenze, 1757, P- 45-52) dà l'elenco
di questi cinquanta reliquari.

4 Vasari, Le opere, con nuove annotazioni e commenti
di Gaetano Milanesi, Firenze, G.C. Sansoni, 1880, voi. V,
p. 379, in nota.
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