L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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GIANGIORGIO ZORZI

lo scrigno, ci accorgiamo che la descrizione di
questa mirabile opera d'arte non è ancora finita.
Infatti sul fondo dell'interno v'è ancora un cri-
stallo ottagono rappresentante la Deposizione nel
Sepolcro con la scritta valerius . debellis . VI-
centinus . ff.cit . completato ai lati dalle quattro
teste degli evangelisti.

Pure dai cristalli di questo cofanetto furono
tratte delle placchette di bronzo parecchie delle
quali si conservano al Museo Imperiale di Berlino,
al Victoria and Albert di Kensington (Londra)
al Museo Civico Correr e al Museo Archeologico
del Palazzo Ducale di Venezia, a! Museo Nazionale
del Bargello a Firenze, in varie Collezioni private,
del barone Cosson a Firenze, Ureyfus, Leroux,
Vasset, Spitzer di Parigi, e al Museo artistico
Municipale del Castello Sforzesco di Milano.1

* * *

Anche la Croce del South Kensington Museum
(fig. 6) originariamente doveva essere fatta, con due
candelabri, di cui uno è ora proprietà del Barone
Leopoldo di Rothschild, per il Papa Clemente VII.
Questa circostanza ci è rivelata da una lettera dal
Belli scritta al Duca di Mantova verso la fine del
T533. in pui l'artista si scusava di non poter la-
vorare per quel signore appunto perchè attendeva
a « uno fornimento di altare, cioè una croce et doi
candelieri et una pace tuti de cristallo » per le
quali opere il Papa continuava, a mezzo del car-
dinale Ridolfi, a sollecitarlo.2 Questa lettera im-
portantissima, finora affatto sconosciuta a coloro
che si occuparono dell'artista Vicentino, serve a
correggere un errore antico ed uno moderno.
L'antico del Vasari, il quale dice che « una croce
e dua candellieri pur di cristallo intagliatovi dentro
storie della Passione di Gesù Cristo in vari sparti-

egli (Valerio) vorrebbe scolpire il volto di Vostra Santità
naturale e proprio quanto egli far sapesse ini ha pregato
che io la supplichi ad esser contenta di farsi ritrarre da
alcun pittore in carta, e in minor spazio che si possa, e
darlo a Messer Vettor Soranzo, cameriere Suo che nel
mandi. Ella si degni compiacernelo ». Come si vede dalle
fotografie della cassetta la prima intenzione dell'artista non
fu favorita nò attuata.

1 Anche questa cassetta ebbe a fare i suoi viaggi sto-
rici. Donata dal Papa Clemente VII al re Francesco a Mar-
siglia e non a Nizza come vuole il Vasari (V. Muratori,
Annali 1500-1601 del Varchi) essa fu riportata a Firenze
dalla Granduchessa Cristina di Lorena, moglie del Gran-
duca Ferdinando I, forse donatale da Caterina de' Medici
Regina di Francia sua parente (Reumont).

2 La lettera è trascritta in Archivio Storico Lombardo,
anno XV, p. 10T4.

menti di quell'epoca » furono fatti dall'artista
per Paolo III.

L'errore può essere stato originato da questo.
La croce e i candelabri nonché una pace in cri-
stallo (forse quella da cui fu tratta la pace in
bronzo dello stesso South Kensington Museum,
segnata in catalogo con i numeri 1205-1854) fu-
rono cominciate « za molti mesi » prima del di-
cembre 1533 per Papa Clemente.1 Ad onta però
che l'artista rifiutasse onorevoli proposte di altre
opere pel Duca di Mantova per attendere con
maggior lena a questo lavoro dobbiamo credere
che egli non potesse finirlo prima della morte di
quel papa, avvenuta nel 1534; ed è molto proba-
bile che il successore Paolo III Farnese facesse
finire l'opera per suo conto. Il fatto sta che proprio
Paolo III pagò scudi 1155 a Elio Belli, già orfano
del padre, il ->q luglio 1546 « prò cruce et cande-
labris cristali sculptis per prefatun Valerinm pre-
libato S.mo Domino Nostro Papae >..2

L'errore moderno fu originato da una fantastica
storiella inventata da un antiquario per vendere
a più caro ptezzo la sua merce. Certo Giuseppe Pa-
nigalli nascosto sotto lo pseudonimo di G. LS.
F.gnazio, passato alla storia come un « indefesso
scrutinatore de' più minuti attieniceli apparte-
nenti all'illustrazione delle opere preziose de' più
celebri autori » (in lingua povera antiquario) un
giorno ebbe a comprare dai Conti Grimani di Ve-
nezia questa croce e i due candelabri, e non sapendo
come realizzare un vistoso guadagno inventò una
frottola in cui entravano Francesco Primo e !e sue
ristrettezze finanziarie dopo !a battaglia di Pavia,
Venezia e la guerra di Cipro, appunto per con-
ferire alle opere da lui possedute un valore per
così dire storico-romantic.o-sentimentale.3 F. scris-
se che tanto la croce quanto i candelabri erano
stati « ordinati a Valerio da Francesco T Re di
Francia per accompagnamento della cassetta di
cristallo di monte dallo stesso monarca acquistata *
La perduta battaglia di Pavia, la prigionia de!
Re in Spagna, il dissesto dei suoi affari in Francia,

1 Vedi lettera suddetta.

2 Archivio Notarile di Vicenza. Notaio Bortolo Piacen-
tini, Atto 20 luglio 1546.

3 Descrizione della crocce candelabri di cristallo di monte
di rocca, vecchia opera di Valerio Belli detto il Vicentino
del sec. XV tratta dalla Cronaca,, di Gio Batta Egnazio,
Venezia 1820, tip. Casali Edit.

4 Da questo si vede quanto il suddetto Egnazio cono-
scesse la storia! La cassetta non fu acquistata da Francesco 1
ma gli fu donala (V. Vasari). Per altre trottole imbastite
dal Panigalli sulla storia di questa croce si vegga E. Ci-
cogna, Delle iscrizioni veneziane, voi. IV, 212, Venezia 1834,
Giuseppe Picotti, editore.

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