L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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NUOVI AVANZI DI PITTURE ROMANICHE

IN TERRA DI -LAVORO

r.

Alla serie già nota di pitture romaniche della
Terra di Lavoro, appartenenti alla scuola di Mon-
tecassino o in relazione con essa,1 bisogna aggiun-
gere delle reliquie rimaste finora sconosciute o
quasi agli studiosi d'arte medievale.

Ci riferiamo primieramente ad alcuni avanzi
d'affreschi che si conservano in una grotta, dietro
l'abside della chiesa di San Michele in Arpino: 2
un piccolo oratorio rettangolare con volta arcuata
scavato nella roccia, rivestito d'intonaco e già
tutto dipinto. Come può desumersi dal secentista
Clavelli, storico locale, esso rimaneva in fondo
ad « un'alta e larga volta incavata in vivo sasso
in forma di tempio », insieme con la quale costi-
tuiva il coro della chiesa; 3 questo più ampio vano
anteriore è da credere che sia stato distrutto quando
l'abside ricevè la sistemazione che tuttora con-
serva, cioè nella ricostruzione della chiesa fatta,
in seguito a terremoti, sul principio del secolo xvm.
Nel vano più piccolo rimasto, vi sono nove nic-
chiette — cinque nella parete posteriore e du.e per
parte nelle laterali —, dalle quali è derivata la
tradizione, accolta dal Clavelli, che l'oratorio
fosse nell'antichità un tempio dedicato alle nove
muse.

I.e nicchiette racchiudono immagini a mezzo
busto di cui rimangono chiaramente visibili le due
estreme. Nella prima nicchia a sinistra di chi
entra apparisce una figura maschile con barba a
punta, capelli e barba oscuri, volto color mattone

1 Bkrtaux, V art dans VItalie Meridionale, Parigi, Fon-
temoing, 1904; pp. 241-308. Cfr. anche il cenno in propo-
sito contenuto nel mio studio su Le pitture benedettine di
Santa Maria delle Grotte, a pp. 36-38 dell'a. XVI (1913)
di questa stessa rivista.

2 Una brevissima notizia di essi è in Arpinum, due fa-
scicoli editi in Arpino da G. Pierleoni (Tipogr. Fraioli);
a. I (1912), Q, 1, pp. 39-40.

3 ÒCA VELLI, 'L'antica Arpino, Napoli, Vitale, 1626,
pp. 13-14-

ombreggiato di verde. Nella nicchia estrema a
destra è una figura femminile (fig. 1) su fondo
turchino. Così la testa come il vestiario son dise-
gnati assai correttamente con contorni fini. I ca-
pelli sono rossi con tratti oscuri, il volto è ombreg-
giato di verde, il vestiario ornato con fasce a
tratti rossi ed oscuri che s'immaginano coperte di
gemme: i loro* bizantini attribuiti dalla pittura
cassinese agl'illustri personaggi. Le due figure
non hanno nimbi, non rappresentano quindi santi;
sono quasi di certo le immagini dei donatori delle
pitture, persone cospicue (poniamo il signore del
luogo e la sua consorte). Nella parete posteriore,
al di sopra delle nicchiette, erano ritratti quattro
angeli ad ali incrociate, due da un lato e due dal-
l'altro d'una figura centrale interamente scom-
parsa. Di tali angeli se ne vede chiaramente uno,
il secondo da sinistra. È « pennuto di sei ali <\ due
incrociantisi in alto attorno all'aureola, e quattro
piegate in giù, due delle quali parimente s'incro-
ciano. Correttamente disegnato, vi prevale il
color rosso mattone, più chiaro 0 più oscuro. Ha
il nimbo metà rosso e metà turchino, rossi i ca-
pelli, rosse le pupille degli occhi, rosse le ali, il
viso color mattone chiaro, il mento largo secondo
l'uso della scuola benedettina, ed all'attaccatura
del collo quel segno oscuro che è anch'esso carat-
teristico delle figure di questa scuola. Nel cielo
della grotta è ancora visibile una testa eoa aureola
rossa, il cui volto — a differenza delle figure ora
descritte — è disegnato assai rozzamente. Si
vede che accanto a maestri esperti del disegno
ha lavorato qualche pittore grossolano: cosa fre-
quente in avanzi consimili e già da noi rilevata
altrove.1

Codeste pitture appartengono certamente alla
scuola bizantineggiante di Montecassino. Il ve-
stiario della figura femminile ricorre molto di
frequente nella pittura e miniatura della detta
scuola, come apparisce dai numerosi esempi da

1 Nel citato articoli) Le pitture benedettine, ecc. (VArte,
XVI, 45)-
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