L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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LUIGI CELLUCCI

la vita.1 Il suo volto, che dovrebbe essere « ad-
modum terribilis », è stato ridipinto nel Sette-
cento. Intatta è invece la figura di sant'Antonio,
il quale regge con la destra una campana e con
la sinistra un cappello. La sua barba si restringe
e poi si divide in due punte, forma non infre-
quente nella pittura e nella miniatura bcnedcttiiui.
Egli ha la tunica verde senza ornamenti (non si
tratta qui d'un dignitario) e il manto color mat-
tone scuro, che cade alla maniera bizantina. I
colori del vestiario sono dunque gli stessi che in
san Nicola. L'aureola, in tutt'e tre le figure, è
gialla. Uguale è anche il fondo, di tre colori, se-
condo l'uso più frequente della scuola benedettina:
giallo, verde e, non turchino come di solito, ma
paonazzo. Simile è parimente in questi santi la
espressione, che potrebbe dirsi sorniona, del viso.
Tutto ciò ci persuade che le tre figure sono della
stessa mano.

Siamo in territorio posto al confine dell'antico
Stato di Montccassino, e in prossimità dei mona-
steri benedettini di Teano; ci spieghiamo quindi
facilmente come vi sia stata introdotta l'arte bi-
zantino-cassinese, alla quale appartengono, per
il poco che se ne vede, i dipinti dell'oratorio infe-
riore. Le pitture più antiche della cappella supe-
riore hanno anch'esse in complesso i caratteri
dell'arte benedettina (aureole gialle, atteggiamenti
ed abito vescovile di san Nicola, modo di cadere
del manto di sant'Antonio, barba del medesimo),
ma, come abbiamo accennato, rivelano nei volti
qualcosa che s'allontana dal tipo bizantineggiantc.
Che esse siano già del Trecento è dimostrato da, un
particolare del vestiario: la mitra di san Nicola
non è quella triangolare del secolo xm, ma è la
mitra alta, ad ogiva, concessa ai vescovi soltanto
nel secolo xiv. Di tal forma era stata sino allora
la tiara papale. Chi voglia conoscere il tipo di
mitra attribuito ai vescovi nel secolo xiii, può
osservarlo in una figura della cripta di Santa
Maria delle Fratte in Ausonia, od anche nell'ul-
tima scena del rotulo àe\\'Fxultrl di Salerno,2
dove si vede chiaramente come la mitra triango-
lare del vescovo differisca dalla tiara del papa,
alla quale ultima, come dicevamo, somigliò in se-
guito la mitra vescovile. Nei visi delle figure de-
scritte c'è, come abbiamo accennato, qualcosa di
diverso dal tipo bizantino-cassinese: occhi man-
dorlati, un'espressione che vorrebbe essere au-
stera; caratteri che ci ricordano alcune facce della
pittura fiorentina e senese del Trecento. Possiamo

1 Ivi, p. 703.

2 Venturi, III, fig. 684 cit. (p. 751).

citare, ad esempio, la faccia del confessore 1 negli
affreschi dei sette sacramenti dell'Incoronata di
Napoli, affreschi che vanno forse attribuiti alla
scuola senese. Bisogna dunque ritenere che il
pittore che lavorò nella cappella di San Nicola di
Galluccio, educato alla trauizione bizantino-cas-
sinese, abbia veduto alcunché della nuova art-

Fig. 5 — Maranola, Chiesa di Sant'Antonio
(già dell'Annunziata).
Santa Caterina a"Alessandria.

introdotta da Giotto, da Simone Martini e dai
loro discepoli nella capitale del Regno, e ne abbia
tratta qualche norma ne! disegnare i volti delle
sue figure.

Anche in altre chiese della regione vi sono pit-
ture trecentesche che conservano in gran parte il
tipo bizantineggiante dell'arte cassinese, con qual-
che cosa di più moderno nell'espressione del volto,
Ne conosciamo alcune nelle due chiese dell'Annun-
ziata di Minturno e di Maranola: di quest'ultima
pubblichiamo, per saggio, l'immagine di santa
Caterina d'Alessandria (fig. 5). Quasi sempre a tali
figure ne sono sovrapposte altre del Quattrocento,
nelle quali si manifestano con pienezza i caratteri
della pittura toscana, fluente ormai dalla capitale
nelle provincie.

Luigi Cellucci.

1 Venturi, V, fig. 524 (p. 643).
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