L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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CATALOGO DEI DISEGNI DEL PI SANE LEO

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che si chiude nella feroce stretta delle due rastrel-
liere di denti, rabbiosamente contorte, inchiavate
da spasimo. Il segno diventa quasi feroce nel-
l'esprimere le contrazioni dell'agonia, lo stiramento
della pelle nel cavallo ferito al ventre, la terribile
tensione del collo nell'altro. Non è pisanelliana la
furia travolgente tutto questo disegno, non sono
di maniera pisanelliana i tratti paralleli ed uguali,
senza alcuno svolazzo, senza il solito segno a vir-
gola. È una mano ignota, pur essendo sempre la
mano di un raro artista e non di un copiatore.

Due studi sui fogli 167, 171 possono essere rian-
nodati per il soggetto a questa serie, sebbene an-
teriori ai già citati, più grevi e grossolani.

Altri fogli (40, 41, 43, 54, 79, 120, 122, 123,
124, 126, 131, 132, 147, 155, 168, 172, 176, 190,
208) contengono studi per intiero o in dettaglio
di cavalli e di altri animali, ora eseguiti con grande
cura, ora abbozzati appena, sempre privi della
vita e della spontaneità proprie alle opere auten-
tiche del Pisanello. Molti di essi sono lavori di
scuola, alcuni appartengono a tutt'altra epoca o
corrente artistica. Il foglio 79 ha riscontri col di-
segno di un veltro per l'affresco di S. Anastasia,
ma l'esecuzione è più grossolana, più materiale
di quella del disegno originale. I tratti non sono
paralleli; s'intrecciano formando una rete opaca.
I piedi ci sorprendono per una certa legnosità del-
l'esecuzione, l'occhio guarda stanco e velato, gli
orecchi ricadono flosci, la coda è arricciata di
maniera.

Molti fra i disegni che ancora ci rimangono da
esaminare sono così vari di carattere e deboli da
renderci impossibile ogni determinazione di stile
e d'epoca. Tali sono i fogli n. 47, 83, 188, di ca-
prioli in corsa, di volpe, ed altri, non ancora nu-
merati, di gazzelle, di lepre fuggente, ecc. Fa ec-
cezione nella povera serie il n. 148, che sorprende
per la finezza dell'esecuzione accurata. 11 disegno
è tracciato a punta d'argento, e poi sfumato me-
diante lavature ad acquarello. Pochi tratti di punta
d'argento rendono la superficie liscia della pelle
del cervo, l'elegante sveltezza dei piedi finissimi,
lo slancio delle corna affilate. La linea ondulata
del collo e della schiena armonizza con la mossa
graziosa del cervo. Nel basso, molti studi di cani
uniscono la medesima finezza di esecuzione alla
mancanza di spontaneità, all'aspetto legnoso.

Lontani dalle forme pisanelliane sono i n. 134,
184, 211, studi di daino, di capretto, di cani che
inseguono lepri, in evidente parantela coi disegni
dei bestiari nella collezione del barone Rotchild a
Parigi. Anche la forma schematica del paesaggio
a rocce intagliate duramente e l'atteggiamento
convenzionale dei cani incalzanti il lepre ricordano
le stampate tradizionali forme dei bestiari.

Nella raccolta Vallardi si può distinguere un
piccolo gruppo di copie dal Pisanello. A questo
gruppo appartiene un profilo (n. 9) di Alfonso
d'Aragona. Il segno duro e monotono interpreta
penosamente la forma; all'occhio vien meno la
vita che si sprigionava dagli occhi tondi e schiz-
zanti dei ritratti di Antonio Pisano. È una larva
di disegno pisanelliano eseguita da qualche copia-
tore o imitatore del grande Veronese.

Un disegno non numerato, studio per la meda-
glia di Niccolò Piccinino, ha tutti i caratteri della
ristampa, sebbene a prima vista sembri avere le
rare qualità degli studi pisanelliani. Il profilo
fine e leggiero si delinca sul fondo giallognolo.
Lo sfumato trasparente accentua l'occhio schiz-
zante con cigli tesi come frecce; l'orecchio ha
squadratura medaglistica; i capelli, tagliati a spaz-
zola, si distaccano nettamente dalla nuca. Ma la
servilità nel riprodurre i particolari mette in guar-
dia: è una finezza pericolosa che minaccia di far
passare il disegno nelle categorie della ristampa.

I fogli 2, 82, 87, 103, 183, 206 contengono studi
dai disegni e dalle medaglie pisanelliane; tutti
fanno impressione di copie per la semplicità, la
povertà del segno. Merita di essere notato in
particolare il foglio 18 con studi vari: un cammello,
un'aquila, con zampe poggiate sopra un libro,
l'Annunciata col libro spiegato sulle ginocchia, il
pellicano che offre il proprio petto ai piccoli, due
diavoletti. Questi disegni hanno affinità cogli
studi 1, 15 del codice .Vallardi. Le due amman-
tate figure della Vergine ricordano, negli esili
contorni falcati, la scuola di Stefano da Zevio.
Si tratta forse di un lavoro giovanile del Pisanello,
quando egli era vincolato alle forme dell'arte
veronese.

La collezione Vallardi contiene anche disegni
che non hanno avuto mai niente in comune con
Pisanello, o con la sua scuola.

Studio a penna di tre cavalli e di palafreniero
(C. V., 100). Le tre teste nervose sono eseguite a
contorni festonati. Il disegno ha i caratteri di Ja-
copo Bellini.

Un foglio non numerato rappresenta due com-
battenti armati di grandi spadoni. Anche qui la
rotondità della forma fa pensare a Jacopo Bellini.

Studio di centauro (C. V., 216) a penna su carta
rossa, sempre affine ai disegni di Jacopo Bellini.

Centauro che rapisce una donna (C. V., 114), a
lapis, su carta rossa. Il disegnatore cura gli svo-
lazzi delle fiammeggianti criniere e la precisione
dei dettagli anatomici: tutti caratteri che ricon-
ducono nuovamente a Jacopo Bellini, nome sug-
gerito anche dai disegni 178, 187, 197, 212. Il nu-
mero 197 contiene lo studio di tre leoni in varie
pose. Uno, appena visibile, ha l'enorme testa
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