L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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ETTORE SESTIERI

di partenza per questa maggiore e più sviluppata dopo, presso Solimene e la sua scuola. In basso, il

Immacolata di S. Lorenzo. Dopo aver dipinto quella paesaggio, dove un disco lunare illumina di luce

Concezione lasciandola sola a campeggiare nello grigia torri e cipressi, è una cosa nuovissima e che

spazio del quadro, l'idea di circondare d'angeli non torna nelle opere note di Cavallino,
questa di S. Lorenzo è probabile sia venuta ancora II cimento delle figure grandi — e questa di

dal quadro di Caracciolo alla Stella. Ci troviamo S. Lorenzo è maggiore del vero — è stato infine

ora per la -prima volta a considerare un'opera superato con successo. Perchè, se, ad essere esi-

grande di Cavallino e non sarà difficile vedere genti, la composizione è un poco faticosa, mac-

quanto si differenzi da quelle minori. Neanche in chinoso l'angelo in alto a sinistra, e qua c là af-

queste s'era manifestato il processo di raffina- frettata l'esecuzione, non bisogna dimenticare la

mento proprio delle opere più tarde, ma a S. Lo- Vergine postata saldamente, meno elegante, se

renzo i colori nulla hanno in verità, delle superfici volete, delle figure che siamo abituati a vedere in

Fic. i j — Massimo Stanzioni: Congedo di Tobiolo. Napoli, S. Martino,
(l'articolare nella Sala d'ingresso al Tesoro) (Fot. Alinari).

cangianti di stoffe rare che formano la caratte-
stica più comune del nostro pittore. T bianchi, e
appunto la nota centrale del quadro è il bianco
della veste di Maria, solo rialzato dal contorno
azzurro del manto, sono terrei, granulosi, simili a
quelli che spesso impasta lo Stanzioni. Linoglia,
altro suo seguace alla lontana, non avrebbe favo-
rato assai diversamente. Ciò che ci rivela il pittore
è il confronto con opere successive - poiché
questa apre una serie che dovette essere assai lunga
di Immacolate e- di Sante grandi e piccole — e
insieme la presenza, dei due angeli in alto con le tu-
niche azzurre che si dispongono a piegolinc sottili
e lavorate come noi conosciamo di già; mentre i
lunghi piegoni acuti e scavati della veste della Ver-
gine che guidano al sostegno di cherubi, fanno
pensare a quelle che saranno in uso, qualche tempo

Cavallino, ma appunto per questo vpiù solida e più
forte. Può darsi che Cavallino stésso rientrando
qualche anno dopo a S. Lorenzo per riveder la sua
opera non fosse oltremodo contento di questa Im-
macolata, così dissimile dalle siìkoitettés agili e
sottili da lui tanto amate. Ma noi, che in pittura,
non abbiamo predilezioni, non possiamo disprez-
zare questo pezzo di plastica ben costrutta. E
anche dal lato del colore, se non troviamo la so-
lita ricchezza cromatica, l'opera risulta assai bene
organizzata con le sue tonalità basse intorno alla
Vergine scultorea. Del resto, tra i quadri grandi di
Cavallino, questo della sacrestia di S. Lorenzo è
uno dei migliori, tanto più se teniamo conto che
quando il pittore volle abbandonare le figure
terzine per dipingerne di maggior mole riuscì
sempre, o quasi sempre, inferiore a sè stesso anche
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