L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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CENNI SULLO SVOLGIMENTO DELL'ARTE DI BERNARDO CAVALLINO 209

questi si è parato a festa per riceverla. E fino
a questo punto, noi possiamo apprezzare le ri-
cerche di Cavallino sì da porre il quadro degli
Uffizi tra i suoi migliori prodotti. Ma, non v'è dub-
bio, continuando nella via di raffinatezze e di ele-
ganze estreme, più in là non si poteva andare;
inevitabilmente c'era l'accademia.

Ed è per questo che io assegno a un periodo suc-
cessivo il S. Pietro e il centurione Cornelio della
Corsini di Roma, dove accanto a personaggi dalle
vesti un poco trasandate, quasi volutamente
sciatte — è l'eleganza ricercata in senso inverso a
quella dell'Ester — S. Pietro mette in vista i pie-
dini accuratamente calzati, raccoglie con gesto
prezioso le pieghe del manto e benedice il centu-
rione. La luce si dispone a placche, e lascia vagare
nel fondo come vista attraverso un velo d'acqua,
una moltitudine di personaggi. La seta, il velluto
ed altre stoffe costose sono usate nei colori soliti
di Cavallino senza parsimonia, perfino nella giubba
e nei pantaloni alquanto debraillés dei due mo-
nelli che si rincorrono, a sinistra, intorno ad una
colonna.

A questo tempo ci riporta anche una serie di
tre quadretti che si trovano nella collezione Fa-
rina di Londra (fig. 19, 20, 21). La vicinanza del
quadro Corsini ci è segnalata dalle figure che af-
fiorano dal fondo, con certi tipi dalla labbra grosse,
dall'uso della luce sfioccata sulle vesti e sui volti.
Non v'è la finezza del S. Pietro col centurione,
l'esecuzione è di pratica; ma se per ogni artista
esiste una linea certa di svolgimento, non è detto
che egli non debba mai allontanarsene.

Cavallino serico, morbidissimo, ritorna in una
Immacolata che ho saputo esistere, anni or sono,
in una raccolta di Palermo, e di cui m'è stato pos-
sibile avere una fotografia, ma non conoscere il
luogo dove adesso si trova (fig. 22). Le vesti
dalle pieghe ampie, gonfie di vento, sono spal-
mate di colore lucente come nel quadro della Cor-
sini. I panni sono venati, hanno delle fratture

sottili e profonde in una maniera che è caratte-
ristica di quest'ultimo tempo. La ritroviamo iden-
tica nella mezza figura di Giovine donna del Musco
di Napoli testé da Roberto Longhi restituita a
Cavallino, oltre che nel S. Pietro col centurione.
L'opera, come ho detto, non m'è nota che attra-
verso la fotografia, e penso che dovrebbe essere
una vera delizia poter posare gli occhi su questa
Immacolata vestita dei colori propri di Cavallino
in quest'epoca: forse di gialli carichi che rendono le
stoffe spesse c senza peso, di azzurri violenti, di
verdi luminosi. Per quanto, anche sulla riprodu-
zione possiamo a sufficienza ammirare questa leg-
gerissima figura che si eleva ondeggiando con le
nubi del fondo, Un'occhiata alla massiccia Im-
macolata di S. Lorenzo ci dirà senz'altro quale
cammino abbia compiuto Cavallino sulla via del-
l'arte.

* * *

All'ultimo novennio, 1645-5.). della vita di
Cavallino, abbiamo assegnato i quadri da ultimo
esaminati, senza tentare una ulteriore, più precisa
classificazione. Se questa era possibile nel periodo
primo quando la data, probabile dell'inizio pit-
torico di Cavallino (1638-40) e quella della Santa
Cecilia (i6-|5) permettevano più facilmente di fis-
sare nel tempo l'esecuzione delle sue opere, nel
periodo finale dobbiamo per adesso rinunciarvi.
È certo, per altro, che l'intensificarsi degli studi
intorno al pittore napoletano allargherà di mólto,
e in breve, le conoscenze sulla sua produzione.
Mèsse abbondante possono fornirci le chiese della
sua città e le gallerie straniere. Non è difficile che
opere sue si celino qui sotto altri nomi, e, se qual-
cuna avrà con sè una data, o se sarà possibile ri-
cavarla da quelle ancora in situ nelle chiese di
Napoli, allora ci sarà dato di seguire, da vicino e
con sicurezza maggiore, tutto lo svolgersi dell'arte
di Bernardo Cavallino.

Luglio 1920.

Ettore Sestieri.
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