Bullettino archeologico Napoletano — N.S.6.1857-1858

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BULLETTINO ARCHEOLOGICO XAPOLITA.W

NUOVA SERIE

N.o 137. (13. dell'anno VI.) Marzo 1858.

Nuove scoperte al teatro di Erode Attico in Atene. Lettera di S. E. il eh. cavaliere RaxgAbé all' Editore del
presente Ballettino.—Monete inedile o rare dell' Italia antica.

Nuove scoperte al teatro di Erode Attico in Alene. —
Lettera di S. E. il eh. cav. Rangabè all' Editore
del presente Bullellino.

Atene f (**' 4858.
a marzo

Quest'anno è stalo poco fertile inquanto a scoperte
di nuovi oggetti archeologici. Il signor Chrislopoulos,
ministro della Istruzione Pubblica, ha concentrata la
sua attenzione sopra un solo lavoro , che senza dub-
bio eccita il più vivo interesse fra tutti gli amici del-
l'antichità. È questo il compiuto scavamento del tea-
tro di Erode. Io avrei voluto attendere il termine delle
scavazioni, per farvene una relazione piena e sistema-
tica ; ma siccomei lavori possono ancora prolungarsi,
preferisco di comunicarvene i principali risultamenti
finora ottenuti, sulle rapide notizie, che ne ho prese,
riserbandomi di portar più tardi alla vostra cono-
scenza gli esatti studii degli architetti e le osservazioni
degli antiquaria

Diciotto secoli avevano sepolto sotto le loro ruine
il magnifico teatro, ch'Erode Attico aveva eretto a'tempi
di Nerva alla memoria della sua consorte Regilla.
Questo edilizio non ancora esisteva, allorché Pausauia
visitava l'Attica; perciò egli noi vide che più tardi, e lo
cita nel suo libro sull'Acaia. Questo autore, tanto so-
brio di elogii nelle sue descrizioni de' monumenti,
parla di questo come del più grande e bello Odeo
della Grecia (Paus. VII, 20). Alcuni anni fa, non se
ne vedeva altro che la parte superiore del muro della
retroscena, traforato d'aperture centinale, delle quali,
ìjyjyo ri.

a mio giudizio, alcune erano porte , altre servivano
da finestre. La Società Archeologica , che una volta
esisteva in Atene, vi fe' cominciare nel 1849 alcune
scavazioni, che scoprirono quel muro ad una maggiore
profondità, e misero a giorno le fondazioni delle fab-
briche, che formavano la parte occidentale del corpo
dell'edilizio. Io ne ho dato una breve notizia negli
annali dell'Istituto di Roma (voi. XXI, pag. 176 ,
e segg.). Oggidì è l'interno del recinto eh'è stato in
parte disgombro finora, e se n'è cavala una immensa
quantità di terra, di più di 15 metri di profondità,
per giungere sino al suolo dell' orchestra e sino a'
sedili della cavea.

11 maggior diametro di questo teatro è, secondo le
misure che ne ho prese, e che non vi do per mate-
maticamente esatte, di 218 piedi inglesi; il piccolo
diametro non ha più di 72', perchè i gradi della cavea
si distendono per 25' da ciascun lato sulla lunghezza
apparente della scena, determinando senza dubbio la
profondità de' parascenii , sino alla quale si avanzava
lo scenario o le decorazioni.

La cavea, che si appoggia sulle rocce dell'Acropoli,
era divisa in due gruppi di sedili, separali da un pia-
nerottolo. Quelli del gruppo superiore sono intera-
mente scomparsi. Non se ne scorge in alcuni siti che
la impronta sul suolo sul quale erano poggiati.
Nella divisione inferiore, i gradi in gran parte con-
servati sono assai deteriorati per effetto di qualche
grande incendio, che ne ha calcinalo il marmo. Essi
sono al numero di 18; la loro altezza è di l'iv, la
loro larghezza di 2'3W, di cui la parte posteriore, di
l'I", rientra alquanto , sino alla disianza di 2" dallo
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