L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 5.1902

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MISCELLANEA

SPIGOLATURE.

Il Tesoro della Regia Chiesa di San Nicola di
Bari nel secolo XIV. — La vetusta chiesa bizantino-
normanna di San Nicola in Bari, che racchiude le mi-
racolose ossa del santo Arcivescovo di Mira colà tra-
fugate nel secolo xi da alcuni naviganti baresi, fu lar-
gamente dotata e beneficata da re Carlo II d’Angiò.
Poiché questo principe, grato al Santo al cui patrocinio
riconobbe e lo scampo dalla morte, alla quale l’avea
condannato l'odio del popolo siciliano, e la liberazione
dalla sua prigionia, come fu coronato re, non dimen-
ticò di attestargli la propria riconoscenza.

Ed ottenuta dal pontefice Bonifacio Vili nel 1296
la giurisdizione dell’antico santuario di Bari, che era
sulla riva del mare Adriatico, saldo anello di quelle
relazioni spirituali fra l’Occidente e l’Oriente che il
fiorente commercio e le vicissitudini politiche man-
tennero a traverso i secoli materialmente vive, lo elevò
a regia cappella, destinandovi un numeroso clero, da
lui direttamente dipendente, affinchè in ogni tempo
non mancassero all’altare del santo suo benefattore il
culto più devoto e i divini uffizi.

Imitava in questa sua pia fondazione la devozione e
munificenza di re Luigi IX di Francia, suo avo, per la
Santa Cappella fatta costruire da quel santo re a Pa-
rigi nel 1248 per racchiudervi le reliquie a caro prezzo
comprate da Baldovino I, imperatore latino di Costan-
tinopoli : bottino del sacrilego saccheggio dato dai sol-
dati cristiani nella conquista di quella città.

Né il re angioino si contentò solo di esser prodigo
verso la chiesa di Bari di concessioni, di privilegi e
di esenzioni, che maggiormente l’arricchirono, ma la
volle ancora nobilitare di ricchi doni che attestassero
ad un tempo la sua viva fede e la sua munificenza
regale. È edito il documento 1 col quale il generoso
donatore accompagnò ed enumerò le ricche suppel-

1 Bartomm card. Domenico, Su l’antica basilica dì San Ni-

cola di Bari nelle Puglie, pag. 35.

lettili che volle destinate al culto del Santo di Bari ;
esso comprende gli arredi più preziosi ed i paramenti
sacri più sontuosi, quali nè più ricchi nè più splendidi
era possibile ideare ; ancora oggi la descrizione di
essi è argomento di sorpresa ed a un tempo di curio-
sità. Restano ancora di tanta munificente larghezza i
due candelabri,1 alti m. 0.58, col piede triangolare di
argento sostenuto da tre leoncelli : essi sono formati da
un tronco magro e slanciato composto da tre nodi e
da tre pezzi allungati di cristallo trasparente della più
pura acqua, i quali si avvicendano legati insieme da
un’asta metallica che li infila con anelli di filigrana
d’argento dorato, e sono terminati da un portacan-
dela che finisce a punta. A questo lavoro vaghissimo,
e per la delicatezza della filigrana e per la bellezza
e vivacità degli smalti dei vari medaglioni, contenenti
effigie di Santi e le armi della reale Casa d’Angiò, e per
la ricchezza delle diverse gemme — rubini, ametiste, ba-
iasele smeraldi — delle quali è adorno, è aggiunta nel do-
cumento la specialità della manifattura ad opus Venecia-
rum. La quale circostanza ben dimostra l’eccellenza alla
quale l’arte vetraria e quella della filigrana erano giunte
a Venezia ai principi del secolo xiv: e dello sviluppo
e della perfezione della prima dà maggiore contezza di
quella che si è creduto avere dal trattato di pace
concluso nel 1277 fra Baldovino IV principe di An-
tiochia ed il veneto Doge Contarmi.2 E stabilisce
l’origine antichissima di queste due industrie, vanto
della prisca arte italica, che ancora oggidì con i loro
prodotti mantengono in rinomanza la meravigliosa
città delle lagune.

L’esempio della munificenza e devozione del pio
figliuolo di re Carlo I d’Angiò trovò imitatori e se-
guaci fra i principi della sua reale famiglia e fra i re
suoi successori, i quali tutti fecero a gara nell’atte-

1 Inventario n. 106.

2 Gerspach, L'art de la verrerie, pag. 140.
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