L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 5.1902

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Fig. i — Correggio: Frammento del fregio di casa Strozzi Fontanelli. Reggio Emilia, Museo Civico

STUDI! SUL CORREGGIO

N questi ultimi anni c’ è stato un nuovo fervore di
studi, per conoscere sempre più intimamente l’opera
del grande maestro, che coronò le idealità artistiche
della regione emiliana. La critica s’è rivolta alla ricerca
dei disegni del Correggio, per meglio comprendere
la genesi delle opere divine ; e, anche di recente,
S. Arthur Strong, ha contribuito alle indagini, iniziate
da molti e per vie diverse, con la bella pubblicazione
dei disegni di antichi maestri nella collezione del conte
di Pembroke e Montgomery a Wilson House. Già Gu-
stavo Frizzoni ha dato conto di alcuni di quei disegni
(V. L'Arte, fase. I-II, 1902, pag. 27), riprodotti ne’fasci-
coli precedenti a quelli venuti ora in luce, e ve ne
ha aggiunto altri, che si trovano in diverse raccolte,
tra i quali uno appartenente a Giovanni Piancastelli, direttore della Galleria Borghese, e
cioè un foglio segnato a matita rossa, dove sono figurati due putti volti di schiena. Secondo
il Frizzoni, bene si addicono al Correggio « le teste tondeggianti di quei putti, i capelli a linee
fortemente ondulate quasi a guisa di fiamma, lo sguardo biricchino, gli atteggiamenti sempre
assai mossi, le muscolature rese con grande morbidezza. Tratti veramente specifici dell’autore
sarebbero, inoltre, le fronti spaziose e illuminate, lo stinco della gamba profilato in linea
curva notevolmente convessa, il piede col calcagno accentuato, le mani con le dita affu-
solate ». Eppure i due putti non sono del Correggio, e tutte quelle particolarità appartengono
anche ad un maestro che seppe imitarlo abilmente, intendo Bernardino de’ Gatti, detto il
Sojaro; e di questo imitatore è pure, con tutta probabilità, il trofeo pubblicato dallo Strong
(parte V, n. 47). Associamo qui i due fogli, perchè essi dovettero far parte d’un quaderno di
studii di Bernardino de’ Gatti per la Madonna di Campagna a Piacenza. Colà, lungo i pilastri,
sugli archi reggenti la cupola, rappresentò trofei, facendo enormi cataste di corazze, di scudi,

L’Arte. V, 44.
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