L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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JACOPO RIPANDA

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indicazione del Mancini « le reliquie e i frammenti » delle guerre puniche» e l'altra dei «Fasti conso-

se non ci soccorressero le notizie del Malvasia e lari antichi ». Quelle cioè che, ad onta del cartel-

dell'Oretti, che ci fanno restringere le ricerche al lino ostentante il nome di Benedetto Ronfigli,

solo e palagio dei signori Conservatori ». Ma con lasciano più perplessi quanti vogliono farsi un

quale incertezza accennano ai soggetti di questi concetto della loro maniera. E il nome stesso di

dipinti e ricordano che in uno d'essi era rappre- Baldassare Peruzzi, il proteiforme maestro senese,

sentato II trionfo d'un Re di Persia, forse di Ciro, messo innanzi 'con molta maggiore ragionevolezza

e la Intrepidezza di Bruto in veder tagliar la testa da Gustavo Frizzoni, parrà più una scappatoia

a figliuoli, sole (pitture) restate in piedi di tante ingegnosa che una soluzione definitiva. Tanto più

che il Ripanda vi aveva fatte! ». quando si osservi che il Frizzoni nel proporla non

Fig. 3 — Roma - Palazzo dei Conservatori : Battaglia delle Egadi.

Imprecisione che sembrerà tuttavia paragona-
bile alla luce meridiana, se confrontata con quella
di un contemporaneo, di Jacopo Andrea Fulvio
Antiquario, che accennando nelle sue Antiquitates
Urbis del 1527 alla « stanza dei Fasti » nel palazzo
dei Conservatori ricorda, a guisa d'indovinello,
>> in parietibus recens pictura, ubi septem regimi
ro. triumphalia gesta, et triumphalium virorum
eminclitissimi triumphi ».1

Ad ogni modo una cosa resta accertata; che le pit-
ture di Jacopo Bolognese dovevano riguardare
fatti di storia antica e specialmente scene di trionfi.
E questo ci è di grandissimo aiuto, quando, la-
sciati da parte i freschi del cav. d'Arpino, quelli
del Laurati, e i fregi attribuiti ai Carracci e a
Daniele da Volterra, ci riduciamo alle due stanze
che ancora conservano sotto alle barbare e radi-
cali ridipinture, l'impronta più remota; la « Stanza

1 Antiquitates Urbis per Andream Fulvicm Antiqua-
Rium, 1527, Roma, f. XXI.

si era preoccupato di quanto siamo venuti ricor-
dando intorno a Jacopo Ripanda, nè dell'impronta
bolognese dei dipinti, unica chiara fra la promi-
scuità delle influenze che vi si notano, nè di tutti i
guai che questi poveri freschi avevano sofferto.

A chi ha ben considerate le pitture della stanza
ottava (fig. 1), oltre ad alcuni recenti restauri
del Venturini nel fresco di sinistra, la cui parte
estrema fu portata sopra tela, per salvarla dai rodi-
menti dell'umidità, non può essere sfuggito che, delle
quattro grandi scene adornanti le pareti non una
si è salvata dalle ripassature; le quali non rispar-
miarono nemmeno fregi, grottesche e cornici. Non
solo si curò di tutto ripulire e aggiustare, ma si
aggiunse di sana pianta, ove non si poterono ri-
durre a nuovo i busti dei duci romani che stanno
entro nicchie, nello zoccolo corrente attorno alla
camera. Con che ignoranza e con che metodi ra-
dicali si sia fatto tutto questo, in tempi in cui i
restauratori non avevano freno dalla pubblica
opinione è detto in una lapide, posta accanto
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