L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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IL CROMATISMO DI PAOLO VERONESE

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cettualc volge verso V intelligibile, questo pensiero
artistico si porta con tutto l'ardore verso il desi-
derabile; 'oosxtìv xaì voTiTÌv ; attributi di una sola
verità superna (touhov tà 7ry.«t<x -ì. aùtà).

La critica moderna tende a identificare il pen-
siero artistico con La ;j.i[ìeoi; aristotelica, riprodu-
zione reale e diretta di uno stato d'animo o lirismo
in confronto dei ar.fisìa, ò segni convenzionali,
che servono ad esprimerlo. Noi preferiamo insi-
stere con il Combarieu sulla sua. natura intel-
lettuale. Certo, il valore primordiale dei rap-
porti cromatici poggia sopra uno stato d'animo
caratterizzato da nettezza e serenità; ma poi si
svolge secondo una propria logica, in cui hanno
gran parte la dirittura dei sensi e la forza del-
l'intelletto. Processo più razionale che lirico, se
bene si svolga con tale rapidità da sembrare
istinto, è l'aspetto più gioioso dell'armonia fra il
reale e le forme della mente.

I leit-motif che Paolo introduce nel suo colore,
attribuendo a determinate forme iconografiche
convenienti accordi, ne sono la miglior prova. La
loro ragione è fondata così saldamente, per un
verso nella tecnica, per l'altro nella natura del-
l'oggetto, che si comprende come solo vi potesse
giungere un pensiero cromatico. Cinta e vestita
di tutte le gradazioni dei bianchi, la Fede che
leva il calice scintillante verso il cielo tempe-
stoso, pare un'offerta del vibratile colore all'idea.
Imagine appena concreta, lumen de lumine, il
Padre trasvola nell'etere opalescente; un anello
color bronzo disotterrato circonda l'Ostia, vivido
giallo fulcro.

Al Maser è il massimo grido di Paolo.

In seguito potrà mostrarsi più delicato, più
dotto, più amabile, più fastoso, più libero ael

disegno; non più grande nella commozione. Qui
egli possiede il dono rarissimo dell'arte figura-
tiva: l'unità. Non c'è sdoppiamento o dualismo
fra l'uomo che pensa e l'artista che colora: il pen-
siero è colore.

Identico con se stesso, è libero; dunque lieto.
Non più ripiegamenti o sentimentalità estranee sfo-
gate nell'arte; ma energia, dramma, passione epica .

La ragione oraziana non ha ancora quietato i!
cuore dell'artista, pago di somigliare ai poeti c ai
semplici di spirito.

Un impeto di cui nemmeno lui si rende conto,
accumulato nella tensione pischica di cogliere
tutte le energie virtuali del colore, strappa ac-
centi eroici alla sua anima; perchè ogni lotta
combattuta sinceramente contro se stessi o il
mondo o La materia dell'arte rinnova in senso
eroico lo spirito umano. Si potrebbero apporre
ai pannelli del Masèr le diciture semplicemente
energetiche dei vecchi maestri di musica: appas-
sionato, andante, allegro, presto.

Paolo è giunto al grado di verità in cui per
bagliore improvviso tutte le cose appaiono ob-
bedienti a una legge unica e semplice. Allora
l'anima non sa più percepire la sofferenza, divisa
Ira la numerata armonia delle cose visibili e
l'ineffabile armonia delle invisibili.

Lirismo è termine troppo delicato ed esclusivo
per indicare l'espressione di questa letizia integra,
che trascorre dai sensi alle più riposte pieghe
dello spirito e ai sensi ritorna. Se una voce so-
nava nel suo cuore, non poteva essere un'elegia,
ma un comando: artista, sii uomo.

Questo il sacramento d'allegrezza ricevuto al
Masèr da Paolo Caliari, detto il Veronese.

Eva Tea.

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dell'Accademia di Venezia.
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