L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

sofo il calamaio e la penna con che egli stese le proprie teorie;
sebbene quegli oggetti sogliano finire nei musei di provincia.

La critica bio-cronologica è dunque un sussidio quasi fisico,
e mai intellettuale, a quella critica figurativa che potrebbe
benissimo essere concepita -— come del resto l'ha recentemente
preconizzata il Wolfflin — tri forma di Kunstgeschichte orme
Namen, di una storia dell'artesenzanomi; ed io aggiungo senza
date.

Una storia dell'arte senza nomi e senza date, ecco un com-
pito che avrebbe fatto sorridere scetticamente il simpatico
monografo di Luca Giordano, che dopo tanto schermire, ci
finiva tuttavia fra le braccia, amicamente.

Che in sostanza non ci pare che il P. fosse avverso ai nostri
metodi di critica per quello ch'essi hanno di più singolare, e
cioè come valutazione di valori puramente formali e come
narrazione storica di tali valori; avversione che è invece mani-
festa nelle obbiezioni che solitamente ci vengon mosse dal
Croce, e alle quali ci prepariamo a rispondere conveniente-
mente.

La trattazione particolare che il P. dedica a Luca Giordano
ci pare rispecchi le stesse incertezze metodiche della introdu-
zione.

I capitoli sono tre; I. Della Vita e dei tempi di Luca Gior-
dano; IL L'Opera di Luca Giordano; III. Valore dell'arte del
Giordano; e in tutti i tre c'è un po' di biografia, un po' di
critica, un po' di erudizione, un po' di tutto. Perchè, ve-
dete, quando si vogliono «fondere» i metodi di studio più
disparati è come quando gli artisti vogliono combinare eclet-
ticamente le varie formalità; si arriva al carraccismo critico;
i compiti s'intersecano, si accavallano, degenerando in conili
sione e non lasciando che dei lembi di buono.

Sarà ostinazione, saranno preferenze personali o sarà visione
più scarna della realtà storica, certo si è che noi non com-
prenderemo mai che giovamento possano arrecare alla com-
prensione dell'arte di Luca Giordano le novelle della sua vita
mortale, accolte nel primo capitolo.

Anche ci sorprende la scissione in quei due capitoli: L'opera
di Luca Giordano e Valore dell'arte di Luca Giordano. Ma è
veramente possibile dividere una cosa dall'altra? Si può vera-
mente narrare dell'opera di Luca Giordano senza pronunciare
su di essa in ogni istante un giudizio di valore? Si può par-
lare soltanto del valore di un artista senza riferimento allo
svolgersi ininterrotto della sua attività?

È forse che siamo incontentabili e ci vogliamo pericolosa-
mente cibare di assoluto. Ma sempre più sentiamo che se la
storia dell'arte non è che narrazione di valori, valori for-
mali ben s'intende, e questi tutti legati saldamente, sotto
pena di non esser più valori, essa storia potrà avere ben pochi
capitoli.

Forse, una volta superato l'astratto e borioso concetto di
personalità artistica che ha condotto a ritenere la monografia
una forma spirituale perfetta, non si scriveranno più mono-
grafie, oppure, chissà, ogni trattazione di singolo artista potrà
cominciare e finire con degli «...omissis...» che starebbero
a significare tutto il resto della storia di quella modalità este-
tica.

«... Omissis...» Luca Giordano «...omissis». SI, nel caso
particolare di Luca Giordano noi non crediamo, per esempio,
che parlare a lungo della scuola napoletana del mezzo secolo
che lo precede, possa significare molto per la comprensione
dell'arte sua; il P. è stato ancora qui dominato dalla solita
illusione di chi volendo creare il quadro d'ambiente al proprio
protetto, ne cerca gli ingredienti in famiglia, nel natio loco,
a preferenza che altrove.

Ma, vedete, proprio Luca Giordano è quegli che spezza
la deliziosa traiettoria — parabola non lo diciamo apposta
-— che da Caracciolo a Cavallino può far credere al-
l'Ente autonomo della pittura napoletana; proprio lui ve-
leggia il suo cuore napoletano via nel mare del più generico
e decorativo barocco romano e italiano; sicché, se Solimena
e De Mura riescono ancora a riallacciare qualche filo della
tradizione locale della prima metà del Seicento, ciò devono
alla nuova ventata caravaggesca che, passati i tremori della
peste, giunge a Napoli con Mattia Preti.

Pertanto l'unico ambiente che si dovesse ricreare accura-
tamente intorno alla culla d'oro e di opale di Luca Giordano
era quello eli Roma neo-veneziana del 1630, e cortonesca poco
di poi. In quanto Luca Giordano come pittore, e non come
uomo di Napoli, sboccia su questi storici terreni. A Napoli
seminai — salva la parentesi iniziale riberiana — ci si do-
veva occupare dei precedenti decorativi nei cicli di Lan-
franco; poiché è veramente strano che non si sia ancor detto
che la parete dei Gerolomini è nipote di quella dei SS. Apostoli.

Non dubitiamo dunque che una visione più matura avrebbe
Condotto il P. a convincersi che Luca Giordano è sì Luca Gior-
dano, ma è anche un brano della storia del colore, agitatosi,
dopo la bonaccia dei veneziani, nel ferace tumulto clamoroso
del barocco; e che pertanto sarebbe stato storicamente più
esatto parlar prima di Tiziano o di Veronese che di Caravaggio
e di Caracciolo.

Non vorremmo però che da questo lungo esame il lettore
venisse disamorato a leggere e ad ammirare quanto nel libro
del Petraccone (che sa Dio se non vorremmo ancor vivo ed
operoso accanto a noi e a quegli altri poveretti che si strug-
gono per l'arte italiana) c'è di vivo, di brillante, di buono.

V'è osservazioni tanto belle sui disegni! v'è scorci e sa-
poriti tentativi di quelle « trascritture verbali » (come quella
sugli affreschi di S. Martino) che il P. credeva di non amare.

Si avverte subito insomma il fare di abbozzo, improntato
con fuoco, con interessamento, e che con un poco di calma
e di studio sarebbe stato messo così bene al punto.

45. Raimondi (G.), Michelangelo Merigi da Ca-
ravaggio. (La Ronda, ottobre 1919).

La leggerezza con cui sono composte queste sette pagi-
nette sul Caravaggio (sette, là, come a dire, poche, ma buone)
è talmente spassosa! Lo stile ne è bellori ano, come di moda.

46. Sapori (F.), Pittori del Settecento: Due quadri
di M. Benefial. (Rass. d'Arte, marzo-aprile 1919).

I due quadri esistenti a Roma in S. Maria d'Aracoeli,
e rappresentanti due storie romanticissime di S. Marghe-
rita da Cortona, meritavano singolarmente il prezzo di una
illustrazione, Ma il Sapori l'ha condotta con un fare cosi
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