L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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IL PASSAGGIO DI MATTIA PRETI A NAPOLI

in

cative per spiegarsi le mirabili storie di S. Caterina e di S. Celestino dopo la visione, ad
esempio, dei due S. Sebastiano poc'anzi accennati.

Nel 5. Sebastiano (fig. io) della chiesa de' Sette Dolori, la figura si dispone obliquamente
alla tela — come poi altre successive — e par quasi allungarsi nel rilasciamento del-
l'agonia, sul masso che le fa da sgabello, mentre essa piomba giù dai polsi fissi al tronco
da due corde i cui nodi cadono nello spazio con movimento di bilancia. Una gamba
puntella stancamente il piede dalle dita raggiate, indietro sul masso, come in un ultimo

Fig. li — Mattia Preti: // Precursore. Napoli, Museo Nazionale.

sforzo di trazione; la destra mano attraversata da una freccia si torce e schiude — col
gesto già caro ad Antonello — le dita alla luce che le sfiora col motivo d'illuminazione
amato da Caracciolo.

Non una convulsa nota seicentesca in questo bel nudo caldo di sangue come un Ti-
ziano, meno il volto di un pallore d'avorio: il grande pathos del secolo vive solo nella
intensa tristezza di quello sguardo semivelato ma turbante come quello che raggia dal
marmo la S. Teresa del Bernini. E non il solito vivo contrasto d'ombra e luce, ma una
discreta chiarità diffusa che avvivando qua e là i nodi delle corde, il giuoco delle frecce,
le vesti sparse, avvolge il martire emergente dalla notte del fondo con pochi e così squi-
siti trapassi che par quasi incredibile pensando alla pennellata densa d'impasto che usava
il Preti.
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