L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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L'ANCONA DI TUILI

All'autore stesso del quadro sardo della galleria di Birmingham e del quadro che
sorge sull'altare maggiore della cattedrale di Castelsardo1 spetta indubbiamente l'an-
cona della parrocchiale di Tuili.2 La parte centrale di quest'ancona magnifica non è che
un'altra edizione dei quadri di Birmingham e di Castelsardo. Corrispondono esatta-
mente i tipi e si ritrovano in tutte tre le edizioni caratteristiche comuni: la zona ovale
di chiarezza, per cui i menti acquistano particolare risalto, il filo di luce che segna i
contorni delle guance, la scanalatura sottilissima con cui è indicata la fossetta interce-
dente fra il naso e la bocca. Ma in ciascuna delle edizioni si manifesta diversamente
l'associazione di elementi catalano-fiamminghi con elementi derivati dalla rinascenza
italiana. A questa il pittore è vicino, nella Madonna di Tuili, più di quel che non sia
nella Madonna di Birmingham, non tanto quanto nella Madonna di Castelsardo. E
mentre dimostra, rispetto alla Madonna di Birmingham, maggiore sensibilità prospettica
e plastica, la Madonna di Tuili appare, in confronto della Madonna di Castelsardo,
opera più schietta e più forte.3 È la migliore pertanto delle tre edizioni ed è insieme il
capolavoro della pittura sarda del quattrocento.4

Le altre parti dell'ancona di Tuili, se appartengono evidentemente alla stessa
mano o per lo meno alla stessa bottega, hanno pregio e interesse minore. Sovra il gruppo

1 Dei quadri di Birmingham e di Castelsardo,
ed anche, più brevemente, dell'ancona di Tuili,
ho già detto ne L'Arte, a. XXII, pag. 232 242. A
tornare sull'argomento, illustrando più partico-
larmente l'ancona di Tuili, mi ha indotto il dottor
Carlo Aru, inviandomi con squisita cortesia una
fotografia della parte principale dell'ancona stessa.
All'egregio studioso i maggiori misi ringraziamenti.

2 I e ancone della parrocchiale di Tuili vera-
mente sono due, entrambe attribuite a Pietro
Cavaro dallo Spano (Storia dei pittori sardi,
Cagliari, 1870, pag. 15). Ma una sola delle ancone,
quella della prima cappella a destra — oggi prov-
visoriamente nella Pinacoteca di Cagliari —, è
degna di considerazione; l'altra, nella prima cap-
pella a sinistra, è tra I2 cose più rozze che riman-
gono della pittura sarda del principio del secolo xvi.
Per essa, che è datata 153 [, può ritenersi am-
missibile l'attribuzione dello Spano.

3 Una stessa donna è riprodotta nelle tra edi-
zioni. Nel quadro di Birmingham appare, più
che negli altri, aggraziata, ma d'una grazia al-
quanto di maniera; a Castelsardo è moni men-
tale, ma fredda, jeratica. A Tuili, con un rea-
lismo, che non è senza riscontro nella pittura

sarda contemporanea, è resa la giovinezza pre-
cocemente sfiorita, caratteristica nelle donne delle
terre sarde infestate dalla malaria; ma nel volto
malinconico e sparuto il pittore ha saputo infon-
dere (e qui il riscontro non è più possibile) nobiltà
e delicatezza. Anche il Bambino, a Tuili, è d'una
verità sorprendente; anche in esso lo sviluppo
troppo notevole delle guance non sembra indizio
di fiorente salute.

La riproduzione di tipi di donne e di bambini
malarici si manifesta anche nella grande ancona
di Ardara (1515); ed è credibile che l'autore di
questa, Giovanni Muru, abbia osservato qualche
opera del nostro pittore.

4 Al quadro di Tuili dovrebbe logicamente
essere attribuita una data intermedia fra quelle
dei quadri di Birmingham e di Castelsardo. I tre
quadri sembrano effettivamente attestare tre
diversi momenti di un'evoluzione sempre più
profonda dal goticismo catalano-fiammingo verso
la rinascenza italiana. Ma io esito ancora innanzi
a un'affermazione categorica, date le oscillazioni
singolari, e i ritorni all'antico dei quali offre esempio
la storia pittorica sarda.
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