L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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CRITERI PAESISTICI DEL TINTORETTO

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audacia sicura ovunque, ma lo risolve con sintesi
assoluta dirci soltanto ai due lati della composi-
zione, dove il paesaggio prevale. Quivi, cessata
ogni vita cromatica, il Tintoretto esplica la sua
sapienza, il suo sogno, il suo spirito in effetti quasi
monocromi, dimostrando come si possan sostenere
paragoni schiaccianti per il colorismo, solo in
grazia della vittoria della luce sull'ombra. Se
qualche brivido cromatico v'è, chi lo sente? Il
colore qui non vale più di quel che varrebbe, per

torici estremamente drammatici). E come non
sentir l'infinito valore del paesaggio anche in tale
effetto di cristallizzamenio d'azione?

La tendenza a preoccuparsi della luce-ambiente,
più che d'ogni altro elemento, manifestata nel
paesaggio già nel 15.-4 5 e affermatasi sistematica-
mente qui nel '65, tende a divenir sempre più
esclusiva nei quadri della sala supcriore della
stessa Scuola, alla Crocifissione, come si sa, poste-
riori. Fu la necessità di dipinger per un luogo poco

Fig. 3 — Venezia, Scuola di S. Rocco - Tintoretto: La Crocefissione — (Fot. Anderson)

così dire, nel disegno per crocifissione della Cor-
sini, dove la forza energetica, insita nel tratto
stesso, è sufficiente a tutto. Specialmente nell'ala
sinistra sarebbe difficile dire se giunga a più alto
grado di trasformazione fantastica la figura umana
o il paesaggio, l'un e l'altro ridotti, come sono,
poco più che ad accenti di luce, balenanti nella
ombra: ma è evidente che, se l'accordo cosmico
fra i due elementi è perfetto, ciò è dovuto -alla
funzion stilistica della forza che li regola, la luce;
la quale è così trasformatrice, che sembra cristal-
lizzare ogni poter dinamico d'azione, anche negli
episodi più commossi, tanto direttamente la realtà
con cui fu sognata si diffonde sugli oggetti che av-
volge (si conferma, così, la possibilità artistica
dell'esigenza ruskiniana della stasi pur in temi pit-

illuniinato, che indusse l'artista a ricercar special-
mente effetti luministici a scapito d'ogni, altro
effetto, o fu l'azione alteratrice del tempo, che
intensificò le ombre, ritirando i colori, e diede illu-
sione d'un originario intenzionale predominio di
esse? L'una e l'altra cosa probabilmente avvenne;
ma è pur certo che nei dieci quadri parietali della
sala superiore, nati fra il '78 e l'84, nel periodo, cioè,
di quella feconda libertà creativa che parve nel Tin-
toretto licenza, ogn'interesse che non sia illumini-
stico è venuto meno, o si è subordinato a quello, con
una determinatezza d'intenzione, accentuata oggi
dall'aspetto « non finito » della pittura, su cui più
che tre secoli sono trascorsi. Ho specificato e qua-
dri parietali »: ciò, perchè nelle tre grandi compo-
sizioni del soffitto la maggior complessità dei temi,
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