L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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GIAN GIORGIO ZORZI

di porre due copie dello stesso soggetto, poiché
tanto nelle incisioni del D'Agincourt, quanto
nella cassettina sono rappresentati l'Entrata di
Cristo in Gerusalemme, il bacio di Giuda, Cristo
dinanzi a Pilato, La Flagellazione, Cristo che porta
la Croce e la Deposizione nel Sepolcro, nè si può
spiegare come gli impronti riprodotti dal D'Agin-
court siano trattati in maniera affatto diversa dai
cristalli della cassettina; così che se le afferma-
zioni del D'Agincourt, del suo traduttore e del
Cicognara corrispondessero a verità si verrebbe
ad ammettere l'assurdo che con un solo stampo
possano ricavarsi copie diverse.

* * *

Insieme con queste opere fatte pel Papa Far-
nese dobbiamo ricordare di questa epoca altri
lavori che al tempo del Vasari erano « appresso il
Cardinal Farnese » in Parma. Non ci è dato di
poter comprendere dalle parole dal Vasari in che
cosa questi consistessero; 1 crediamo però di non
essere lontani dal vero avanzando l'ipotesi che i
due cristalli donati da Maria Luigia Duchessa di
Parma a un Sanvitali e dal maggiore Antonio
Mongiardini venduti nel giugno 1882 per L. 6500,
previo giudizio del marchese Nicolò Antinori di
Firenze e del senatore Giovanni Morelli di Ber-
gamo, al Civico Museo di Vicenza 2 appartenessero
a quella collezione. Ciò in parte viene confermato
dall'esame stesso dei cristalli i quali rappresentano
Cristo che lava i piedi agli apostoli, (fìg. 7) e il Portar
della Croce (fìg. 8) che sono somigliantissimi nella
forma e nell'insieme della composizione alle due
incisioni d'uguale soggetto pubblicate dal D'Agin-
court.

* * *

Intorno alle opere fin qui descritte Valerio im-
piegò la maggior parte della sua vita, ma esse
non furono le sole. I documenti ci parlano ancora
come di opere sue di una agata orientale rappre-
sentante Faustina Augusta,3 di un cristallo rap-
presentante un Sacrificio fatto su disegno di Mi-

1 Solo a un'opera accenna il Vasari come fatta pel Far-
nese là dove, parlando di Giovanni Bernardi da Castel Bo-
lognese, esce a dire « Ritrasse Giovanni Madama Marghe-
rita d'Austria, figliola di Carlo V imperatore, stata moglie
del Duca Alessandro de' Medici, e allora donna del Duca
Ottavio Farnese e questo fece a concorrenza di Valerio Vi-
centino (Vasari, Opere con annotazioni di G. Milanesi.
Firenze, C. Sansoni, 1880, voi. V, p. 374).

2 V. Atti dell'Accademia Olimpica di Vicenza. Nuova
serie, voi. II (Annate 1909-010). Vicenza, Arti Grafiche
Vicentine, 1911, p. 119.

3 Zanetti Anton Maria, Le gemme antiche. Venezia,
Albrizzi, 1750, p. 45.

chelangelo1 di un pugnale fatto per il duca di
Mantova,2 de! rovescio della medaglia di Pietro
Bembo sbarbato,3 del ritratto della poetessa Ca-
terina Piovene,-* di « una medaglia non troppo
grande in campo bianco con un ornamento smal-
tato in bianco » per Giulio Boiardo,5 di un sigillo
« quasi simile » a quello di Baccio Martelli Vescovo
di Fiesole per Giangiorgio Trissino6 e di alcuni altri
sigilli fatti nel 1539, in occasione della sua ultima
permanenza a Roma > chiamatovi da Paolo III
con ufficio di coniatore della zecca ponteficia.8

1 Morsolin ab. Bkrnardo, Valerio Vicentino nelle
« Vite » di Giorgio Vasari, cit., documenti.

2 Bottari k Ticozzi, Lettere pittoriche, Roma, 1756,
voi. V, p. 217.

3 Pietro Bembo, Opere-Le tere. Venezia, 1729. Fr.
Hertzhauser, tomo III. Lettere ultimo febbraio 1532 e 12
marzo 1532. Vedere inoltre Monumenti veneziani di varia
letteratura per la prima volta pubblicati nell'ingresso di S.E.
Messer Alvise Pisani cavaliere alla dignità di procuratore di
S. Marco. Venezia, Carlo Palese, 1796, p. 41-42 (riprodotto
da Iacopo Morelli, nelle sue Operette, voi. Ili, p. 311).

* Fulvio Pellegrino Morato, Componimenti latini e
volgari, Venetiis per Ioan. Ant. de Nicolinis de Sabio,
1534, mense novembre «De Divae Catharinae Pluenae
imagine et Valerio Bello Vicentino ». Sono parecchi distici
riprodotti dal Morsolin, nel suo Discorso del 1887 intitolato
'( Valerio Vicentino », 1887, appendice.

5 Bottari e Ticozzi, Lettere pittoriche, cit., voi. V, p. 319.

6 Morsolin ab. Bernardo, Un gentiluomo letterato:
Giangiorgio Trissino, appendice doc. 66.

7 Di questo ultimo viaggio del Belli nessuno finora aveva
parlato. Eppure Francesco de Hollanda testimonia chia-
ramente. Nell'episodio da lui raccontato (V. Raczinski,
op. cit.) egli non cita l'anno in cui esso avvenne. Ma d'altro
canto sappiamo che egli fu a Roma solo due anni ed egli
ascrive a suo sommo onore l'aver ricevuto dalle stesse mani
di Papa Paolo III la SS. Comunione nel giorno di Pasqua
del 1539. Il viaggio del Belli a Roma nel 1539 ci è poi con-
fermato anche da un documento dell'Archivio Notarile di
Vicenza in data 3 novembre 1539 (Not. Gio. Biagio Mal-
clavelli) in cui l'artista faceva suoi procuratori Giuseppe
Dal Pozzo e il nipote Ventura figlio di Francesco Belli
suo fratello «quia E. V. Valerius q. Antonii De Bellis est
accessurus Romani ».

8 È lo stesso Francesco De Hollanda che lo asserisce
quando dice che i sigilli « De Valere de Vicence, graveur
de medailles d'or » erano più belli di quelli del Caradosso,
del Moderno, e dello stesso Benvenuto Cellini (V. Raczinski,
op. cit.). L'asserzione dell'Hollanda fu rilevata dal Ma-
grini {Sopra 50 medaglie ecc.). Ma ancora più valida è
la testimonianza dello stesso Vasari nella edizione del 1550.
«Et pure a Papa Paulo III diede paci bellissime et una
croce divina, et similmente coni d'acciaio da improntar me-
daglie, con le impronte delle teste et de rovesci antichi ».
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