L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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IL RITRATTO DI PACE GUARIENTI ATTRIBUITO A PAOLO VERONESE 197

Più la guardo, e più vi scorgo contrassegni d'una personalità nota: l'albero bruno,
le dita della mano destra aperte a forchetta, la carnagione calda e madida, tendente
al vermiglio con piccole chiazze giallognole, lo scorcio tondeggiante del piede, ricordano
momenti vari dell'arte di Gian Francesco Caroto, il quale poteva essere in vita — olimpico
vecchio settantaquattrenne — quando veniva datato il ritratto Guarienti: posto che il testa-

fig. 7 — Ritratto di Pace Guarienti attribuito a Paolo Cai rari.
Museo Civico di Verona

mento del 1555 non venisse redatto in extremis, come sappiamo bene che avvenne per il
fratello Giovanni, morto otto anni più tardi. E mi s'affaccia suggestivo alla mente ripasso
del Vasari, ove dice che quando Giovanni raccolse con i nipoti l'eredità del fratello defunto,
trovò fra le opere rimaste in bottega « un ritratto di un vecchio armato, benissimo fatto
e colorito, il quale fu la miglior cosa che mai fussc veduta di mano di Gian Francesco ».

Però, se a convalidare l'attribuzione si cercano punti di riferimento, poco o nulla soc-
corre. L'ultima opera datata di Gian Francesco, la S. Orsola del 1545, è condotta con spi-
rito manieristico, pur serbando maggior impasto veneto e senso aereo che a prima veduta
non sembri. V'è poi il S. Martino di S. Anastasia, che il Vasari giudicò opera decadente,
mentre è succosa e profonda come poche altrui di Gian Francesco, per l'intonazione delle

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