L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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LUIGI CELLUCCI

molti particolari di tipo bizantino, ne rivela al-
cuni occidentali: gli uni e gli altri appartengono
alla pittura cassinese rinnovata nella seconda metà
del secolo xi per opera dell'abate Desiderio la
quale seguitò a prosperare nei secoli successivi.

Abbondavano a Sessa le case benedettine. Da
una bolla del papa Onorio III del 1216, che con-
ferma i beni e privilegi concessi al monastero di
Montecassino,1 apprendiamo che questo posse-
deva in Sessa le chiese di San Benedetto, di San
Leo e di San Giovanni in Currienti (di cui le due
prime ancora esistono), naturalmente con case e
terre annesse. Un altro documento 2 ci attesta
che la chiesa di San Leo fu in seguito sottoposta
al monastero di Sant'Angelo in Formis. Sorgeva
anche in Sessa — e rimane tuttora — un mora-
stero di benedettine fondato nel 1200, secondo
afferma il Sacco, il quale desume la notizia « dalle
scritture di quello ».3 Infine, come ci informa il
Pratilli, anche sul Massico (a breve distanza dalla
chiesa fondata da Manfredi) vi fu un monastero
di cassinesi dedicato a Sant'Anna.* Da una di
queste case poterono dunque provenire i monaci
pittori che lavorarono nella chiesa di Santa Maria
della Piana, e che ci si rivelano forniti di quella
conoscenza del disegno che i maestri bizantini
avevano rinnovata a Montecassino due secoli in-
nanzi.

III.

Ed ora diremo di alcuni affreschi che si conser-
vano nella cappella di San Nicola in Galluccio,
additati testé dal valente studioso d'arte e di
storia avv. Pasquale Parente; 5 essi, per quanto
appartengano già al secolo xiv, hanno ancora in
gran parte lo stampo bizantino-cassinese.

Galluccio e Mignano erano castelli che domi-
navano il passaggio dalla valle del Garigliano alla
piana del Volturno, punto strategico importante
ed una delle principali porte d'ingresso del Mez-
zogiorno d'Italia. E la cappella suddetta è colle-
gata dalla tradizione locale ad un avvenimento
che fu decisivo per le sorti del Mezzogiorno, la
prigionia del papa Innocenzo II ed il conseguente
riconoscimento di Ruggiero il Normanno come
re di Sicilia (1139). Secondo la leggenda,6 in co-

1 In Bullarium Romanum, Torino, Franco e Dalmazzo,
1858; II, 104.

2 Archivio di Montecassino, Pergamene, caps. II, a. 4.

3 Sacco, op. cit., p. 65.

4 Pratilli, op. e 1. cit.

5 Avv. P. Parente, Edifici monumentali ed oggetti d'arte
a Galluccio e Mignano, Santa Maria C. V., Tipogr. Umili,
1919; pp. 24-27.

6 È narrata con molti particolari dal buon parroco di
Galluccio don Gaetano Teolis.

desto frangente il papa Innocenzo, fuggiasco, sa-
rebbe stato ricoverato nella chiesetta di San Ni-
cola presso il parroco di Galluccio, al quale poi,
di ritorno a Roma, avrebbe accordato dei privi-
legi: racconto che fa riscontro ad altro affine ri-
ferentesi ad un villaggio poco distante, Santa
Maria a Valogno.1 Il fatto storico, onde tali leg-
gende traggono origine, è precisamente il seguente.
Il papa Innocenzo II, già da lungo tempo avver-
sario di Ruggiero, saputo che costui, per la morte
del duca Rainolfo d'Alife, era rimasto senza com-
petitori, intraprese una spedizione contro di lui
e raggiunse San Germano, mentre le sue milizie

Fig. 3 — Galluccio, Cappella di San Nicola.

San Nicola protegge dei naviganti.

devastavano diversi paesi all'intorno. Il re gli
mandò legati per trattar di pace, e poco dopo
venne lui stesso in quei luoghi, fermandosi forse
a Mignano. Ma l'accordo non si potè raggiungere.
Allora il papa, essendosi Ruggiero allontanato per
sottomettere alcune terre, ordinò che fosse assa-
lito e devastato il castello di Galluccio. Ma gliene
incolse male. TI re, avvertito, ritornò all'improv-
viso; il duca suo figlio tese un agguato al ponte-
fice ed alle sue genti; queste furono disperse, ed
Innocenzo, fatto prigioniero, fu obbligato ad
investir Ruggiero del regno di Sicilia ed il figliuolo
del ducato di Puglia.2

1 Cfr. Mons. Diamare, Memorie della Chiesa di Sessa
Aurunca, Napoli, tipogr. Artigianelli, 1906-1907; II, 218.

2 II cronista che meglio racconta questi fatti è Falcone
Beneventano (Muratori, Rer. It. Script., Milano; V (1724),
p. 128), il quale va integrato con Giovanni da Ceccano,
Romualdo Salernitano e l'Anonimo Cassinese. Cfr. Di Meo,
Annali critico-diplomatici del Regno di Napoli, Napoli,
1804; X, 93.
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