L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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NOTIZIE SUL TINTORETTO

DELLA PARROCCHIALE D'ALZANO PRESSO BERGAMO

Fra le cose d'arte esposte a Bergamo la scorsa estate, cose della città e della pro-
vincia, ma provenienti allora da Roma, dove la precauzione pubblica, nella primavera
del '18, le aveva spedite,1 figurava la Madonna e S. Cristo/oro del Tintoretto, della par-
rocchiale di Alzano Maggiore.

Alla sua chiesa il quadro ormai è ritornato, accanto al più famoso Martirio dì San
Pietro del Lotto: e l'ombra, non solo fisica, riavvolge la tela, ch'ebbe singoiar sorte d'oblio
e di trascuranza in ogni tempo. Il Thode, l'Holborn, l'Hosmaston, studiosi del Robusti
amanti e recenti, l'hanno ignorata, se io ho letto bene: e tanto più il Berenson, general-
mente poco disposto all'arte di Iacopo. Nuove guide con pretese d'esattezza, quella del
Touring, per es., non la nominano.

Eppure l'opera è degna d'altro destino.

Si veda (fig i): in alto la Vergine in gloria, massa scura su fondo luminoso, che lo
svariare di putti appena segnati non interrompe: il viso, il singolare viso delle Madonne
di Iacopo, accennato solo di luce e d'ombra nelle linee brevi e sfuggenti, fa pensare a quello
dell'Assunta della Scuola di S. Rocco (fig. 2), con minor travaglio di luce e d'ombra, però,
perchè l'opera oggi ad Alzano è certo assai anteriore a quella di Venezia.

Sotto, oltre una zona chiara e profonda, che s'apre fra le figure dei due angeloni,
elementi compositivi di congiunzione, necessari fra l'alto il e basso della scena, la gran
mole del santo Cristoreggente, quasi tutta nell'ombra di sè stessa: nel santo è palese,
per parte dell'artista, l'intento di fonder forma colore e luce in una sintesi di eccezionale
forza, conseguita sì che la fatica dell'attuazione si celi sotto l'apparenza d'estrema fa-
cilità di mezzi esecutivi, ciò che può dirsi caratteristica di tutta la pittura tintorettesca,
caratteristica mal compresa già dal Vasari, anzi dall'Aretino, ai quali parve negligentia;
chiamavan essi, e i posteri dopo loro, negligenza, la più grandiosa spontaneità d'arte!

Alla robusta figura di Cristoforo (robusta, come nel Seicento si disse, giocando col
cognome di Iacopo), si oppone con bel contrasto la luminosa lievità del Bambino e la
trasparenza vitrea della palla del mondo, bolla di sapone, assorbente luce non iridata,
in primo piano, poi, due ritratti maschili, richiesti dal voler dei committenti e dalla moda
del secolo, ma pur piegati a ragion compositiva: essi infatti, congiunti con le figure degli
angeloni suddetti, divengon basi di due ideali colonne, che, sorreggendo il baldacchino
della Vergine, racchiudono, in luminosa campata, la massa complessivamente oscura
Cristoforo - Gesti bambino: e sullo sfondo un paese boscoso, nel quale la luce gioca con
effetto frequente nei paesaggi giovanili di Iacopo (si ricordi VAdamo ed Eva dell'Accademia
di Venezia). '

La tela (centinata, ni. 3,47 x 1,60), che ha smarrito l'originale colore, è tuttavia
ancor oggi tale che, senza potersi dire capolavoro del maestro, del maestro rivela le carat-
teristiche d'arte: specialmente le caratteristiche di quel periodo fra il 1560 e il '70, in cui

1 Gfr. il bel catalogo di L. Pelaudi. Mostra di pittura dei secoli XV-XVIII, Istituto italiano di Arti
Grafiche, Bergamo, 1920.

L'Arti. XXIII, 30
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