L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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ETTORE SESTIERI

trarre ispirazioni momentanee, quanto quelli che
realmente costituirono per lui una trama durevole,
sulla quale doveva poi T3ernardo distendere i suoi
rasi lucenti e riunire in dolci scene famigliari le
aristocratiche figure dei suoi sogni di giovine po-
vero e aspirante al bello.

E i creatori della trama cavalliniana non sono
molti.

Stanzioni e Caravaggio, quest'ultimo sia diretta-
mente che attraverso le mediazioni di Battistello

fusione avverrebbe attribuendo a Cavallino la
ormai famosa Morte di S. Giuseppe del Museo di
Napoli, fn questo caso il ritrovare un nesso così
intimo con l'arte del Yaccaro farebbe pensare, di
necessità, a una dipendenza assai forte. Senonchè,
appunto per essere estremamente vaccariana, non
ho dubbio alcuno che la Morte di S. Giuseppe sia
stata dipinta proprio da Yaccaro e non da Caval-
lino. È questo uno degli ostacoli che bisogna senz'al-
tro rimuovere fin da principio, se vogliamo proce-

Fig. 1 — Artemisia Gentileschi: Salvazione di Mosè. Londra, collezione privata.

(Fot. Sansaini).

e Artemisia Gentileschi, ecco le componenti dalle
quali doveva nascere la resultante Cavallino.

Non è peraltro da escludere che egli abbia spesso
guardato anche a Yaccaro: quel tanto di classico,
ossia di accademico, ossia di bolognese, che a volte
troviamo in Bernardo, proviene da lui. Ma siamo
lungi dal poter affermare, e in questo conviene
dar ragione al De Dominici,1 che il Vaccaro sia
stato uno dei maestri del nostro pittore. La con-

1 II Dii Dominici (op. cit., tomo III, pag. 34), dice:
« Fece (Cavallino) varie istoriette, che vedute da Andrea
Vaccaro, amicissimo del Cavalier Massimo, gli piacquero
sommamente, e, con licenza dello Stanzioni, lo volle in Casa
per qualche tempo, ove gli fece copiare alcune favole in pic-
coile figure, ed alcune Sante Vergini, che poi mandò in Ispa-
gna; e quindi è nato l'abbaglio d'alcuni nostri Scrittóri, che
lo credono discepolo del Vaccaro ». :

dere più speditamente. Come pure m'è necessario,
prima d'inoltrarmi in queste mie ricerche, far su-
bito parola esplicita di Artemisia Gentileschi,
giacché, se qualche anno fa era lecito occuparsi di
Cavallino senza neppure ricordarsi di lei, ormai il
pensiero dell'influenza esercitata dalla pittrice
nell'ambiente artistico napoletano è divenuto
quasi incombente e non v'è scritto sul nostro
pittore dove non ricorra più volte il nome di Arte-
misia. Soltanto, siccome, in fondo, su Artemisia
non c/è nulla di nuovo da aggiungere, ma solo da
chiarire un po' le relazioni corse tra lei e i pittori
napoletani del suo tempo e sceverare gli attributi
che alcuni le hanno dato o hanno avuto paura
che le si dessero, la cosa migliore è che io faccia la
storia degli studi ultimi a cui la pittrice ha dato
luogo, e anche di quelli a cui non lo ha dato mentre
poteva.

Del igoi) è un opuscolo di Aldo De Kinaldis su
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