L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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GUIDO ZUCCHINI

quest'operazione, i muri crollarono e andarono in
mille pezzi a rischio di offendere gli operai. L'inu-
tile ammasso di mal connessi mattoni fu gettato via:
il Masini scrisse un rapporto ad Amico Ricci,
presidente dell'Accademia: questi ne mandò un
altro al cardinale legato che aveva avuto notizia
della rovina.1 E così finirono gli ultimi avanzi
delle creazioni del Cossa e di Ercole ferrarese!
Davvero non si può spiegare tale vergognosa di-
struzione, se non incolpando, assieme al Giordani,
i professori dell'Accademia di odio per le antiche
dipinture! 2

* * *

Le copie del Costa, in numero di tre, tra il
1830 e il 1840 furono vendute dai Tanari a un
certo Franchini; da questo passarono al pittore
Francesco Rosaspina (1766-1841), che le fece ri-
durre a più piccole dimensioni per opera del già
ricordato Magazzari e le vendette all'estero come
originali.3

Verso il 1880 però erano in Italia e furono espo-
ste in un salone del palazzo Davia Bargellini di
Bologna: * nello stesso anno, come mi comunica
Corrado Ricci, quella che riproduceva lo sveni-
mento della Madonna, che il Vasari diceva pieto-
sissimo, fu acquistato dal Richter, che più di tren-
tanni dopo la cedette al Berenson (fig. 1). L'il-
lustre critico nel 1915 con atto munifico la re-
galò alla città di Bologna, perchè fosse collocata
noli? sagrestia di San Pietro, come fu fatto.5

Delle altre due tele non ho alcuna notizia: di
una quarta che si trova ora al Louvre e che nel
1784 era conservata nell'arcivescovato di Bologna,
hanno già parlato il Venturi, il Gamba e il Fi-
lippini.6

1 Accad. B. Arti, 1846, Tit. VII, Rnb. 1.

2 E. Bottrigari, Cenni storici sopra le antiche e sulla
odierna cattedrale di Bologna, Modena, 1877, p. 45, n. 1.

3 Giordani, note cit.

4 Informazione cortese del M.se Sen. Giuseppe Tanari.

5 F. Mai.aguzzi Valeri, // quadro donato a Bologna, in
Resto del Carlino, 7 ottobre 1915. V. anche Bollettino d'arte:
Cronache dei restauri, 1915, p. 68. Tanto nella copia do-
nata dal Berenson quanto nella predella del Vaticano,
l'artista dipinse una donna accorrente, colle braccia aperte,
rolPospressione di sgomentata curiosità e di apprensione,
evidentemente ispirata da una delle Marie del mortorio di
Nicolò dall'Arca. La riproduzione della tela Berenson mi-
fu favorita gentilmente dal comm. Giovanni Poggi.

6 A. Venturi, St. dell'arte ital., voi. VII, parte II. Mi-

II Venturi per primo intuì clic la, tela doveva
rappresentare parte di un Transito della Vergine:
il Gamba riconobbe, e il Filippini confermò con
documento, che veramente essa ricordava parte
dell'affresco di Ercole e l'ascrisse allo stesso pen-
nello, che aveva dipinto la tela donata dal Be-
renson a Bologna. Per quanto si possa giudicare
dalla riproduzione (fig. 2) non sembra che il quadro
del Louvre possa attribuirsi allo stesso Costa,
che nella seconda metà del Cinquecento fece la
tela Berenson. Il carattere quasi cristallino delle
pieghe delle vesti, la finezza costruttiva delle
mani e dei volti, la delicatezza delle piccole fi-
gure negli scomparti architettonici, simili a quelle
della pala Portuense, il verismo dell'architettura
e specialmente il capitello composito ad abaco
fortemente incurvato, che si ritrova nella predella
del Vaticano, possono fare credere la tela del
Louvre più antica, più conforme all'originale,
mentre tutta la copia Berenson emana mille ca-
ratteri di cosa cinquecentesca tarda.

Se si ritrovassero le due copie perdute, delle
quali una rappresenta la baruffa dei soldati che
si giocano le vesti di Cristo, potremmo assieme
a quella donata dal Berenson e coll'aiuto dei di-
segni di Berlino ricostruire la tumultuosa scena
della Crocifissione. Nella predella di Dresda, Er-
cole aveva dipinto alcuni atti della Passione,
alternando figure di giudei, di ladroni, di soldati
invasi da una furia di movimento con meravi-
gliosi gruppi di donne commosse e di apostoli
dormienti: non altrimenti egli avrà chiuso il
dramma colla grande scena voluta dal GarganclJi.
L'elegante sfondo architettonico della tela del
Louvre e l'esistenza del Salvatore in gloria, ri-
cordato dal documento, suggeriscono che Ercole
per il suo Transito della Vergine abbia tratto l'ispi-
razione dal disegno che, secondo l'attribuzione
del Venturi, il Mantegna aveva dato per il mo-
saico della cappella de' Mascoli di Venezia.

Ma forse queste nostre immaginazioni non ad
altro valgono che a renderci più amara la perdita
di ciò che formò la meraviglia di Michelangelo.

Guido Zucchini.

lano 1913, pp. 190-92; C. Gamba, Ercole Ferrarese, in Ras-
segna d'arte, settembre 19x5, e F. Filippini, Ercole da
Ferrara ed Ercole da Bologna, in Bollettino d'arte, marzo-
aprile 1917. La tela fu acquistata dalla Direzione del Louvre
nel 187.3.
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